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I CARROZZONI DELLA NOSTALGIA

Circo Equestre Sgueglia di Raffaele Viviani con la regia di Alfredo Arias

Servizio di Antonio Tedesco

 

 

 

Napoli - Più che rappresentare Viviani, Alfredo Arias lo riadatta al suo immaginario. Attraverso la struttura drammaturgia, in realtà abbastanza "aperta" di Circo Equestre Sgueglia, (andato in scena al San Ferdinando nell´ambito del Napoli Teatro Festival il 21, 22, 23 giugno) il regista argentino ripercorre la sua memoria, la sua infanzia, i suoi "circhi". Lo dice con chiarezza nelle note di regia. Considerando le tante affinità tra la sua esperienza di ragazzino cresciuto nelle periferie di Buenos Aires e il mondo descritto da Viviani. Un mondo di ultimi e di disperati. Di gente costretta ad ingaggiare quotidianamente un corpo a corpo con la vita. Così racchiude la coralità, aperta a continui flussi ed interscambi verso il "sociale" di Viviani, in una dimensione più circoscritta e intimista.

Si concentra sul dramma umano dei singoli personaggi e, attraverso il ruolo "circense" che ognuno di essi rappresenta, cerca di dare loro un funzione da archetipo enfatizzandone la figura e i caratteri. Una dimensione individuale alimentata, come detto, dai suoi ricordi, anche suggestivi, di infanzia. Per il nostro Don Raffaele gli "umiliati e offesi" di questo carrozzone di nomadi e girovaghi non possono che essere, ovviamente, saltimbanchi, acrobati, cavallerizzi, clown. Ma che, a dispetto delle categorie, romantiche e avventurose, cui appartengono, risultano privi di glamour, un po´ strapazzati, uomini e donne che tentano di far meglio che possono il loro lavoro ogni giorno. Quel tanto per riuscire a sbarcare il lunario e assicurarsi un piatto caldo ogni sera. E in questo senso si facevano simboli, non di un immaginario individuale, ma dell´intera umanità. Lavorando su questo testo Arias, come è legittimo per un regista fare, ci mette di suo una visione più sudamericana che partenopea. Si produce in una messa in scena un po´ barocca, satura di forme e colori (nella bella scena di Sergio Tramontano racchiusa, appunto, tra due carrozzoni che ospitano le case viaggianti dei circensi) aggiungendo un tocco di enfasi in più e togliendo un po´ di umana e sofferta consapevolezza rispetto al testo originario. Così, la storia di Zenobia e Samuele e dei rispettivi e infedeli consorti, Roberto e Giannina, con il piccolo mondo del circo che intorno a loro si muove, si nutre soprattutto di una certa vivacità scenica, fatta di colore, di canto di musica (suonata dal vivo da un gruppo di bravi musicisti) e assume, a tratti, quasi i toni di una favola, con un narratore-cantante "fuori scena" che commenta e raccorda gli eventi.

Uno spettacolo che trova anche buoni momenti di coralità, sicuramente piacevole e coinvolgente per il pubblico, con musiche e canti attinti anche ad altri testi di Viviani, a dimostrazione, ancora una volta, che Arias ne ha riplasmato su di sé, sulla propria cultura e il proprio immaginario, l´opera. Molto buone le prove degli attori, con un efficace Massimiliano Gallo nei panni di Samuele, e una accorata Monica Nappo in quelli di Zenobia. Ma bravi anche Giovanna Giuliani, Tonino Taiuti. Gennaro Di Biase (che a proposito di enfasi e sottolineature interpreta un ruolo femminile) insieme a tutti gli altri, compresi i già citati musicisti che accompagnano costantemente con i loro strumenti tutto lo svolgersi dello spettacolo.

 

28 giugno 2013

 

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