Martedì, 22 Settembre 2020  
                                                   

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Il Teatro oltre la scena

Il Progetto Arrevuoto di Braucci chiude il Napoli Teatro Festival Italia

Servizio di Maddalena Porcelli

 

Napoli, San Giovanni a Teduccio - Si è concluso il 23 giugno, nell´arena del Museo di Pietrarsa,  il Napoli Teatro Festival Italia, con la rappresentazione dello  spettacolo "Zingari", una riscrittura del testo di Raffaele Viviani curata da Maurizio Braucci e Roberta Carlotto e messa in scena dal Progetto Arrevuoto, un laboratorio di teatro pedagogico attivo sul territorio da circa otto anni. Quest´anno esso si è avvalso di una regia collettiva, nella quale figurano Nicola Laietta,  Cristina Giroso e Tonino Stornaiuolo, mentre la direzione artistica è affidata a Maurizio Braucci.

Quaranta persone, per lo più giovani, ma anche adulti e bambini, rom e napoletani, provenienti da differenti quartieri, da Scampia al Vomero, sono entrati in scena supportati  dal gruppo musicale del Sulukule Children Art Atelier, un laboratorio artistico sorto a Istanbul sulle macerie del quartiere rom che ne ospitava la comunità da svariati secoli e che oggi, in quanto spazio creativo, esiste grazie al lavoro di giovani artisti impegnati. L´analogia con Scampia, anch´essa devastata dalla speculazione edilizia e abbandonata dalle istituzioni e dalle sue politiche di esclusione,  connota lo spirito di questo gruppo che si è unito in nome del Boyun Egme/Non sottometterti,  ponendosi dunque come movimento di resistenza al potere sordo che agisce in nome di una politica finanziaria, tutta protesa all´esclusione dei deboli e al perseguimento del profitto di pochi privilegiati. Il lavoro laboratoriale che è alla base dello spettacolo prodotto è di per sé un atto politico rivoluzionario, per le implicazioni e gli effetti positivi che determina sulla vita e l´esistenza di tanti giovani ai quali si tenta di derubare il futuro ed è un esempio di quanto una politica sociale fornita dal basso possa ricondurre al riconoscimento di diritti altrimenti negati e alla partecipazione attiva e diretta di coloro che sono relegati ai margini. Scampia resiste attraverso le tantissime associazioni che in quel territorio esistono e che lottano per il superamento di quei pregiudizi e luoghi comuni che definiscono il quartiere sempre e solo sulla base di un immaginario degradato che  impedisce il riconoscimento di tanti che onestamente lavorano. Il teatro di Viviani, basato sulla realistica rappresentazione della miseria, che pose al centro della sua ispirazione Napoli come problema sociale, ben si presta al racconto dei ragazzi non solo napoletani ma agli oppressi di tutto il mondo, confinati in quella zona grigia d´inesistenza sociale e deprivati dello status di cittadinanza. Così la storia di Gennarino, ammalato d´ingiustizia, diventa esemplare del disagio di un´ intera generazione, stanca di essere sottomessa a logiche estranee alla propria realtà e che acquista, anche grazie al coro che la sostiene, forza e tensione espressiva. Nel trambusto di voci, canti e visioni traspare la forza di una comunità  che non si arrende, che si organizza per rivendicare i propri diritti, che si unisce solidale per affermare un senso di giustizia altrimenti negato. Arrevuoto è questo: creatività che conduce  alla scoperta di sé e quindi a una consapevolezza del proprio potenziale. In teatro s´impara a relazionarsi, a scoprire se stessi, ma anche a costruire uno spazio di rapporti significativi, tesi a rinforzare l´identità del gruppo, a stimolare la condivisione e la cooperazione. Anche la parola diventa espressiva e potente perché consapevole. Dunque un´arte agita. Nell´intreccio espressivo dei corpi, delle voci, dei gesti, si diventa responsabili di sé e degli altri e si promuovono dinamiche di profonda socializzazione. Inoltre nella rappresentazione di sistemi di vita e valori di culture diverse si realizzano scambi interculturali che si oppongono ai codici di razzismo imperanti nelle nostre società. Il teatro, per dirla con il grande maestro Grotowski, diventa "veicolo" di un processo di liberazione del singolo che partendo dal sé investe il sociale,  nel decostruire  inventa alternative. Il popolo, oggetto della poesia di Viviani, diventa soggetto che si rivela a se stesso nel momento in cui grida le proprie ragioni. L´espediente delle tecniche del Varietà, dalle quali Viviani era capace di estrarre la sua complessa drammaturgia, nell´intreccio con la cultura rom, con le  formule magiche, i girovaghi circensi, gli artisti di strada, i saltimbanchi, descrive una ricchezza culturale ben rappresentata: canto, musica ,recitazione, mimica, tutto contribuisce a produrre uno straordinario mosaico di creatività funzionale da un punto di vista politico e sociale e  restituisce al pubblico un´esperienza davvero affascinante. Viviamo un´epoca che nega diritti inviolabili: casa, lavoro, salute, istruzione. L´umanità, scaraventata in un calderone ribollente, vive una condizione di deprivazione e di oppressione,  uno stato di assenza nel quale vengono meno i motivi di solidarietà e per il quale decade il senso della società stessa, ossia quel patto di mutuo soccorso tra membri di una comunità che si riconosce nel fare comune. Ecco perché questo tipo di collaborazione ha un senso rivoluzionario, perché sfugge al controllo che ci vuole disgregati  e fornisce il movente all´azione collettiva. La magia di questo spettacolo  trae linfa dalle storie che racconta, arrevota la scena, non solo teatrale. Questo è un teatro politico. Non a caso, l´Auditorium di Scampia, con la sua lunga e travagliata storia, è sito in viale della Resistenza.

 

26 giugno 2013

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