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IL "PULP" A TEATRO

Polvere ritorneremo di Claudio Buono e la regia di Roberto Nicorelli

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa – 19, 20 giugno 2013

Servizio di Antonio Tedesco

 

 

Napoli - Il giovane drammaturgo napoletano Claudio Buono si era già messo in evidenza come autore di un breve testo presentato all´ultima edizione de "La corte della formica", festival di "Corti teatrali", che si tiene a Napoli già da otto anni. Il lavoro si intitolava La terza Maria ed è risultato finalista come miglior testo nonché vincitore del Premio Giuria Popolare. Ma Buono, non ancora trentenne, conta al suo attivo anche altri copioni alcuni dei quali andati recentemente in scena. Con Polvere ritorneremo si cimenta in un´opera dal respiro più ampio, ma che per molti versi attinge alle stesse atmosfere e alle stesse ambientazioni alle quali si ispirava la breve pièce vista al festival dei "corti teatrali" dello scorso novembre.

Anche qui l´autore si concentra, infatti, sul mondo dello spettacolo e della comunicazione, ma per esplorarne soprattutto i retroterra e i bassifondi, avendo ben intuito che, oggi più che mai, nella società globale (o "società-spettacolo") questi particolari ambiti dell´espressione umana rappresentano lo specchio più fedele e impietoso della realtà in cui viviamo. Uno specchio che non solo riflette, ma evidenzia, enfatizza, in un certo senso esalta, mostrando tutte le storture e tutte le contraddizioni del nostro vivere sociale contemporaneo. A stento celate da una sottile e superficiale patina scintillante. Ciò che mette in gioco in questo nuovo lavoro è l´idea di successo e di ricchezza, contrapposte ad una forma di spiritualismo dozzinale, che si trasforma quasi in uno strumento di manieristica compensazione dell´avidità insaziabile e del benessere vissuto come stato di tronfia assuefazione. La trama, pur se ben congegnata, è giusto un pretesto per mettere in scena e riflettere, con lieve e giocosa ironia, su questi importanti (seppur non originalissimi) temi. Nello svolgimento drammaturgico, ben assecondato dalla regia di Roberto Nicorelli, convergono gli elementi di tutta una cultura variegata e multiforme, che si esprimono attraverso allusioni, riferimenti, citazioni. Dispiegando tutto l´armamentario dell´immaginario contemporaneo che si nutre di rotocalchi rosa, telenovelle, cinema popolare, fumetti, amalgamando e conformando il tutto secondo specifiche funzioni espressive. Due donne, figlia e sorella di una cantante scomparsa, con la quale formavano un gruppo musicale di grande successo, sono costrette, secondo una clausola testamentaria, a comporre un brano musicale capace di scalare le vette della classifica di vendite, per poter accedere all´eredità. Chiedono aiuto ad un guru-santone che le trascinerà in un vortice surreale di riti ed evocazioni pseudo magiche e pseudo sensoriali, ma senza riuscire, con questo, a smorzare l´acerrima rivalità che contrappone zia e nipote, che non si risparmiano colpi bassi e nefandezze di ogni sorta. L´autore sembra divertirsi a mescolare generi e riferimenti, dai plateali colpi di scena in puro stile telenovella sudamericana, ai richiami a L´esorcista e al classico di Joseph L. Mankiewicz Eva contro Eva. Fino ad una folgorante citazione da Kill Bill di Quentin Tarantino, dove Antonella Morea (la zia), novella Uma Thurman, viene intrappolata dalla perfida nipote (Viviana Cangiano)  nella tomba che ospitava la madre morta, rimanendo, con un bel gioco di scene  e di luci, visibile al pubblico mentre si dibatte nel tentativo di liberarsi e di uscire. Ma l´allestimento di questo spettacolo è qualcosa di più di un semplice divertissement. Può richiamare, al contrario, un´idea diversa di teatro che sappia unire la capacità di intrattenere e di divertire con quella di proporre idee non banali, attingendo, e restituendo al teatro stesso, anche elementi dall´infinito serbatoio dell´immaginario contemporaneo che davvero, sulle nostre scene trova poco spazio. E ancora, anche per gli attori e registi si presenta come opportunità per misurarsi con modalità diverse, e meno rigidamente inquadrate, del fare teatro. Così, oltre alle attrici già citate, che sembrano molto divertirsi a restituire le molteplici sfumature caratteriali dei loro perfidi personaggi, bene in parte e con la giusta misura, non sempre facile da tenere in questi contesti, erano anche Massimo Andrei, nel ruolo del guru-santone, e Raffaele Imparato in quello del suo assistente.  Accogliere questi testi e questi allestimenti potrebbe essere un´idea per movimentare un po´ i nostri cartelloni teatrali, che risultano spesso statici e ripetitivi. E ben ha fatto il Napoli Teatro Festival a inserire nel programma, fra tanti grandi nomi, questo spettacolo, forse non perfetto, ma che sicuramente può annoverarsi come un esperimento (anche di programmazione) molto interessante.

 

26 giugno 2013

 

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