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Un viaggio dove tutto diventa possibile e nulla è prevedibile SUEŇO # 4 di Sara Sole Notarbartolo

Al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Servizio di Maddalena Porcelli
 

Napoli. Una scenografia fortemente suggestiva quella ideata dalla drammaturga Sara Sole Notarbartolo, che ha portato in scena per il Napoli Teatro Festival, il 12 e il 13 giugno, "Sueňo#4", ispirato al testo seicentesco "La vida es sueňo" di  Pedro Calderon de la Barca. Rappresentato al Museo Nazionale di Pietrarsa, in quelle che furono le antiche officine borboniche per la produzione delle locomotive a vapore e nelle quali fu realizzata la prima linea ferroviaria italiana (la seconda in Europa), anello di congiunzione tra Napoli e Portici. L´idea di utilizzare come elemento scenico una reale locomotiva, per di più distante dallo spazio-tempo contingenti, risulta geniale per rappresentare la metafora del sogno come viaggio interiore, votato  all´esplorazione dell´invisibile sensibile, di quella sfera esistenziale eternamente manipolata dalla selettiva razionalità. 

All´arrivo in stazione, in quello stato di attesa e di smarrimento tra la veglia e il sonno, avrà vita il sogno di Ninetta, un´eccellente Valentina Curatoli, con il suo bagaglio di rimozioni in una mano e  una gabbia nell´altra, al cui interno langue prigioniero un uccello (il suo nome, non a caso, è Sigismondo), simbolo dell´eterna prigionia. Ad accompagnarla, sua madre Morgana, una straordinaria Cristina Donadio, al massimo della sua maturità espressiva, capace d´imporsi sulla scena con naturalezza e duttilità. L´atmosfera è onirica, dai contorni fumosi, confusi, irriconoscibili come nel sogno, nello spazio-tempo sospeso dove l´anima, libera di evadere dalle costrizioni dell´io vigile, può spaziare senza freni alla ricerca di significati altrimenti incomprensibili. Le due donne riscoprono un sé rintanato nelle pieghe più intime e apparentemente meno significative dell´anima, attraverso il loro incontro e successivamente attraverso il contatto con Pepe, il figlio/fratello, un ottimo Raffaele Balzano, dotato di grande abilità espressiva.

E´ il sognare di Ninetta a fornirci elementi di comprensione ulteriore: accanto allo smarrimento, ella troverà la forza di comunicare a Morgana la rabbia per averle negato la verità sul padre. Il sogno di Ninetta è indissolubilmente intrecciato a quello di sua madre, l´uno vive nell´altro; si accompagneranno nel viaggio d´indefinita memoria, entrambe vagheranno alla ricerca di segni riconoscibili.

Come rintocchi di campane, risuonano alcune date: 1918,1944,1839, pronunciate da Ninetta nel disordine delle trame di cui è intessuta, che la ricondurranno al dolore per la guerra, per la morte del fratello, per l´amore perduto di Paquito, mentre nell´assurdità del sogno, quel 1839  segna  l´anno in cui fu inaugurata la prima linea del treno Napoli-Portici.

L´esperienza onirica desta sentimenti talvolta inquietanti: sconcerto, paura, smarrimento, curiosità.

La realtà che la protagonista esplora nel suo sogno deve essere al contempo allontanata  e interrogata: a ogni incedere corrisponde un recedere, a ogni impulso di audacia un ripiegamento affannoso, che descrive lo stato di sorveglianza che la coscienza impone alla sua anima. La madre sostiene, sprona la figlia a continuare a cercare, a ricordare, a ricostruire la verità che il dolore le ha negato e di cui è in parte responsabile.

Tuttavia,  nel magma del sogno, la realtà non ha un percorso logico né vi si definisce un approdo. Il tempo si dilata, si restringe, avanza e torna indietro con ritmo incostante, a significare quanto esso possa trattenersi al di fuori di qualsiasi logica spaziotemporale: il sogno è lo spazio di cedimento dei mezzi razionali di fronte alle oscure presenze reali, quello spazio in cui siamo liberi, dove irrompe la forza della fantasia e possiamo abbandonarci nell´abbraccio del mondo. Così il teatro, nell´energia passionale che la regista vi immette, diventa sogno esso stesso: La vida es sueňo. Il teatro è sogno, in quanto spazio di libertà dove tutto diventa possibile e nulla è prevedibile.

17 giugno 2013

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