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Officina Teatro di San Leucio

TITUS ispirato al Titus Andronicus di W. Shakespeare

Servizio di Antonio Tedesco

Caserta (San Leucio) - Titus – Studio sulle radici, l´allestimento presentato dalla Piccola Compagnia della Magnolia all´Officina Teatro di San Leucio, è la terza tappa di una ricerca intorno al teatro di Shakespeare, o meglio, intorno ad alcuni suoi snodi drammaturgici chiave. Che si materializzano essenzialmente nei personaggi di Amleto (HAMM-LET – Studio sulla Voracità, il primo) e di Otello (OTELLO – Studio sulla Corruzione dell´Angelo, il secondo). La scelta di chiudere la Trilogia con il protagonista di una tragedia così controversa come il Tito Andronico è, ovviamente, tutt´altro che casuale. Si tratta, infatti, di uno Studio sulle Radici. E le radici del teatro shakespeariano sono tutte lì. In quella sua opera giovanile eccessiva e truculenta. In quella vera e propria ecatombe teatrale costellata di violenze e crudeltà indicibili. Un trionfo delle passioni individuali alimentate dai più bassi istinti primari. La vendetta, su tutti. Ma anche, seppur in forme meno elaborate e raffinate di come saranno trattate in seguito nella drammaturgia shakespeariana, la Voracità e la Corruzione di un Innocente (che qui, tra mutilazioni e cannibalismo, assumono toni addirittura parossistici). Non a caso proprio i temi dei due Studi precedenti della Trilogia dell´Individuo, come la Piccola Compagnia della Magnolia ha intitolato questo ciclo. Tito Andronico è una sorta di palestra drammaturgica in cui Shakespeare mette a punto i temi che svilupperà, poi, in maniera più compiuta, nelle opere della maturità. Argomenti che vengono qui trattati (è proprio il caso di dire) con l´accetta, affidandosi alla pura e incalzante sequenza dei fatti, senza indulgere in approfondimenti psicologici, né, tanto meno, in tuffi vorticosi nella coscienza dei protagonisti. E forse proprio per questo (per questa immediatezza così violenta e brutale), dotati di un fascino e di una purezza primordiali, dove la vendetta si trasforma in una sorta di vento feroce che soffia e tutto distrugge. Quindi, in una messa in scena così dichiaratamente teatrale (e teatralizzata), come quella allestita da questa giovane e agguerrita Compagnia torinese, le radici che si identificano con i legami di sangue, sono quelle di tutta la drammaturgia shakespeariana, che in questo testo palpita e soffre in maniera quasi astratta, assoluta, tracciando le fondamenta di un percorso che avrà, poi, esiti altissimi. Ma parlare del Teatro di Shakespeare è parlare del mondo. Shakespeare come paradigma, quindi. Come punto di partenza. Come catalizzatore. Coscienza universale delle umane fragilità. Tanto più evidenti, queste ultime, quando si esprimono sotto forma di avidità, di violenza, di esercizio indiscriminato (e vorace, appunto) del potere. Si capisce, quindi, quanta materia venga condensata intorno a questo personaggio nello Studio in questione. Personaggio elevato a simbolo e affidato alla grande sensibilità e intensità attoriale di Davide Giglio, da solo in scena a portare il peso, diremmo, non solo di Tito Andronico, ma dell´intero corpus di opere shakespeariane.   Non a caso, la battuta ripetuta più volte (e posta, in un certo senso, come epigrafe alla messa in scena) è "Il mio corpo è una mappa di dolore". Daniele Giglio sostiene brillantemente questo confronto "all´ultimo sangue" utilizzando in scena raffinatissime strategie recitative, messe a punto con la scrupolosa e precisa regia di Giorgia Cerruti. In cui ogni fremito, ogni minimo gesto, scaturisce da un lungo e complesso lavoro di elaborazione attoriale. L´idea è quella di un teatro che non si nasconde dietro una improbabile patina di naturalismo, ma che, al contrario, dichiara sé stesso a gran voce. Che estende le corde del tragico fino ai limiti estremi del tollerabile, per commutarle, poi, con naturale disinvoltura, in tonalità marcate di grottesco, dove la tragedia si trasforma nel suo contrario, i giochi sono fatti e il protagonista, con un mirabile coup de théâtre, non può far altro che chiamare al telefono il suo autore per chiedere istruzioni. La regia di Giorgia Cerruti, come detto, lavora su un "corpo scenico" che si concretizza in quello dell´attore essenzialmente, ma anche nei pochi elementi che compongono una scenografia scarna ed evocativa. Per andare alle "Radici" (dell´opera di Shakespeare, del Teatro, del Mondo) questo allestimento della Piccola Compagnia della Magnolia si affida alla felice intuizione della compressione e dell´essenzialità. Come se quelle radici fossero in una scintilla (che può assumere parimente tonalità tragiche o grottesche, appunto) che scorre, in molti sensi, nel sangue. Quel sangue che pulsa nel corpo dell´intera umanità e che, come una fonte inquietante e vitale al tempo stesso, è all´origine di ogni cosa.  Elaborazione e regia di Giorgia Cerruti. Officina Teatro di San Leucio, Caserta 6 e 7 aprile

 

9 aprile 2013


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