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AL TRIANON CONCERTO-EVENTO
EDOARDO BENNATO RIPERCORRE LA SUA CARRIERA ARTISTICA IN UNA COMMISTIONE TRA ROCK, BLUES E MUSICA CLASSICA
Servizio di Guerino Caccavale

Napoli. Esattamente quarant´anni dopo la pubblicazione del primo disco (Non farti cadere le braccia è uscito nel marzo del 1973) Edoardo Bennato ripercorre la sua carriera musicale in due concerti al Trianon di Napoli che si sono tenuti il 30 e 31 marzo. Lo fa con l´energia di sempre condita da poche riflessioni che accompagnano le sue canzoni: a parlare sono solo testi e musiche. E così deve essere. Il primo dei due concerti, oltre alla sua band, vede la partecipazione del Quartetto Flegreo, ovvero Simona Sorrentino e Fabiana Sirigu al violino, Marco Pescosolido al violoncello e Gigi Tufano alla viola.  Il concerto fondamentalmente si divide in 4 parti. Nella prima Bennato è accompagnato dal solo Quartetto Flegreo e dopo un intro d´archi fa il suo ingresso sul palco: Dotti, medici e sapienti apre il sipario ad un concerto di oltre due ore in cui il rocker napoletano non si risparmia un attimo. Questo brano, come la maggior parte della sua produzione, sembra scritto ieri e non a caso dà il la ad uno spettacolo che abbraccia il suo repertorio dal 1973 sino ai giorni nostri: esso tratta di un malato molto grave (i giovani degli anni settanta ma anche quelli di oggi) per la cui guarigione si spendono mille parole e chiunque, l´esperto oppure l´opinionista di turno, partecipa al dibattito dicendo la sua. Si continua con Detto tra noi, brano dal testo universale e senza tempo tratto dal primo disco, per poi continuare ancora con tre storie tratte dall´album I buoni e i cattivi del 1974: In fila per tre, Bravi ragazzi e Arrivano i buoni, quest´ultima dedicata all´amico Enzo Jannacci (appena scomparso) che Bennato ricorda in un aneddoto molto divertente ai tempi dei primi incontri a Milano con il medico-artista. Bennato, alla voce, chitarra, tamburello, armonica e kazoo, è ora solo sul palco e canta Sono solo canzonette e Il gatto e la volpe assieme al pubblico napoletano che conosce a memoria le sue canzoni. Nella terza parte fa il suo ingresso la band di Bennato: Gennaro Porcelli alle chitarre, Raffaele Lopez alle tastiere, Roberto Perrone alla batteria, il cubano Lorenzo Duenas Perez al basso e Giuseppe Scarpato alle chitarre. Con questi elementi, di formazione rock & blues, il concerto continua con un pezzo nuovo: Al diavolo il grillo parlante il cui testo riprende in un certo senso Tu grillo parlante del 1977, solo che ora il grillo del titolo non è casualmente definito. Si giunge così alla struggente ballad E´ lei passando per Mangiafuoco e Vendo Bagnoli, fino al momento in cui tutti i musicisti sono assieme sullo stesso palco: la band e il Quartetto Flegreo fondono così rock´n´, blues, musica classica e improvvisazione nella parte più coinvolgente del concerto (L´isola che non c´è, Capitan Uncino). L´esibizione musicale si conclude con il blues di L´acqua è poca dei Blue Stuff, canzone del ´94 che tiene ancora viva l´ottima parentesi Bennato/Joe Sarnataro, e l´attualissima (è del 1977!) In prigione, in prigione (“Tu vuoi fare il santone, anche tu in prigione, anche tu in prigione! No lasciatemi! C´è un errore, io sono il giudice, io sono il giudice, lasciatemi, c´è un errore no, no, c´è un errore!”). Edoardo Bennato anche stavolta dà tutto quello che ha e la scaletta da lui proposta di certo non è frutto del caso ma è un percorso cronologico preciso che potrebbe raccontare bene quella che è ora la situazione italiana e quella di Napoli: la differenza è che l´artista napoletano, tranne poche eccezioni della sua lunga carriera decisamente più commerciali, con l´avanzare del tempo è ancora più libero di dire ciò che ha sempre detto senza fili. La sua esibizione termina così tra gli applausi del pubblico che lo rivorrebbe sul palco ma, da buon Paganini, il rocker partenopeo non concede (mai) il bis perché tutto quello che ha da dire lo ha già detto.


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