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LA FINESTRA SUL CORTILE di Claudio Di Palma

Al Teatro Nuovo di Napoli fino al 17 marzo

Servizio di Antonio Tedesco


Napoli - Le vite degli altri. Spiate, osservate, studiate. Come fossero riflessi della propria esistenza. O, forse, desideri. Di vite nuove, diverse. Quando la propria, di vita, non sembra essere più sufficiente. E allora ad essa si sostituisce l´ossessione dello sguardo. La necessità, quasi morbosa, di "penetrare", attraverso quello stesso sguardo, in altri mondi vicini e lontani, ad un tempo, dal proprio. Su questo affascinante presupposto, molto esplorato dal cinema e dalla letteratura, si sviluppa, La finestra sul cortile, lo spettacolo scritto e diretto da Claudio Di Palma, in scena questa settimana al Teatro Nuovo. La messa in scena si ispira al famoso film di Alfred Hitchcock e al racconto di Cornell Woolrich, dal quale anche il film è tratto. L´allestimento teatrale presenta, però, alcune sue specifiche e originali particolarità. Innanzitutto la "finestra" del titolo diventa virtuale. E´ quella, infatti, del proprio computer che consente al protagonista della piéce di autorecludersi in casa propria e di avere, allo stesso tempo, questo osservatorio privilegiato sul mondo intorno a lui attraverso un sofisticato sistema di webcam puntato sulle finestre dei suoi vicini. Un meccanismo narrativo già ben collaudato e di cui il film di Hitchcock è una delle espressioni più compiute. Ma che nel testo di Di Palma si trasforma presto in uno spunto per una accurata riflessione teorica.  Ciò che viene messo in discussione sono le modalità del reale. Il livello di affidabilità della percezione contenuto nell´atto del "guardare". E poi la natura di questo impulso, che definire genericamente voyeuristico potrebbe essere, di per sé, fuorviante. "Proiettare la propria immaginazione nelle vite degli altri" è, invece, la definizione che, il protagonista senza nome dello spettacolo, dà di questa sua ossessiva mania al poliziotto che viene in casa sua per delle indagini. C´è stato un delitto in un´abitazione di fronte. Una di quelle tenute sotto controllo dalle webcam dell´uomo. Una giovane donna è stata uccisa. L´uomo potrebbe essere in possesso di filmati importanti per la soluzione del delitto. Ma il confronto con il poliziotto, che avviene in un clima pieno di sospetti reciproci, si trasforma presto in una sorta di dialogo filosofico che coinvolge il senso stesso dell´esistenza e gli infiniti riflessi che questa può assumere a secondo della prospettiva dalla quale la si osserva. Principio di cui le innumerevoli videocamere che l´uomo ha puntato sul mondo diventano una metafora evidente. Come forse si intuisce da questi pochi accenni si tratta di una materia complessa e poco agevole da trattare in teatro. Claudio Di Palma ci riesce utilizzando una forma ibrida che fa interagire l´azione scenica con la proiezione di video. I video sono, ovviamente, l´occhio delle webcam che guardano fuori. Che registrano eventi normali, azioni quotidiane, momenti di intimità, ma che colgono anche un delitto. Un delitto che forse non è nemmeno reale ma che esiste ( come l´articolato e minuzioso linguaggio utilizzato dal protagonista lascia trapelare) solo nell´occhio di chi guarda. Il delitto, in definitiva, sembra vivere in quello stesso sguardo che vìola "le vite degli altri", nel tentativo di dare un senso alla propria. La vera vittima risulta essere quella realtà che ognuno rende troppo soggettiva, addomesticata alle proprie esigenze, fino ad annullarne la vera natura, semmai ne possiede una. Un tema complesso su cui anche il cinema si è molto interrogato, travestendo spesso da horror queste sue riflessioni, basti citare due titoli classici come L´occhio che uccide di Michael Powell (1960) e Lo sguardo che uccide di Terence Fisher (1964). Un confronto coraggioso quello di Di Palma che si assume il non facile compito di armonizzare spunti pirandelliani e frammenti di videoclip. Questi ultimi, in particolare, risultano molto efficaci (la bella fotografia è di Davide Scognamiglio) ottenendo, per contro, l´effetto (voluto?) di rendere più claustrofobica e, per certi versi, anche più opaca, l´azione scenica. La quale è tutta affidata al serrato dialogo tra i due personaggi, "l´uomo che guarda", interpretato dallo stesso Claudio Di Palma e il suo antagonista, il poliziotto, che è Andrea De Goyzueta.

 

16 marzo 2013

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