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"La nostra unica fede" con la regia di Simone Petrella

Al Piccolo Bellini fino al 17 marzo
Servizio di Mario Migliaccio

Napoli - "Vince chi sfida ogni condizione meteorologica", questo il messaggio che l´opera vuole trasmetterci. Un messaggio attuale rivolto non solo ai giovani, ma a tutti coloro che credono in qualcosa e inseguono i propri sogni. "La nostra unica fede" è uno spettacolo tratto dall´opera "Abide with me" di Barrie Keeffe. Il titolo della commedia rappresenta proprio uno dei cori più conosciuti e intonati da una vasta schiera di tifosi. Più che tifosi però, i tre protagonisti (Aldo, Sasà e Tonino) possono essere definiti "seguaci" del tifo. I colori della squadra, l´atmosfera che gira attorno a quegli undici leoni in campo, sono per loro elementi essenziali che alimentano la fede calcistica; lo stadio invece, non è altro che un luogo sacro, un tempio moderno, dove poter venerare i loro idoli. Il tifo, a sua volta, può diventare una droga, spingendo l´uomo a commettere qualsiasi atto, anche illecito (come nel finale in cui Aldo minaccia Sasà e Tonino con un coltello) pur di poter accedere in quel tempio. E´ il caso dei nostri protagonisti che si trovano all´esterno dello stadio ma purtroppo non sono in possesso dei biglietti per poter entrare. Hanno dinanzi a loro un muro che sembra invalicabile eppure si trovano vicini al sogno di una vita, per una vittoria che può durare anche anni e che può non arrivare mai. Cercano così di trovare qualsiasi stratagemma per poter vedere la partita delle partite, quella che forse non vedranno mai più nella loro esistenza, "la finale". Tutti e tre sono in attesa e mentre ascoltano i cori provenienti dall´interno dello stadio, aspettano l´arrivo dello zio di Sasà visto come il salvatore, colui che riuscirà a farli entrare finalmente allo stadio. Egli però delude le aspettative poiché non darà loro i biglietti tanto desiderati. Aldo così, in preda alla disperazione, corre a cercare qualche bagarino da cui acquistare i biglietti, mentre Sasà e Tonino rubano una radio per almeno ascoltare la partita. Lo stesso Tonino è il personaggio più emblematico dei tre, perché si fa trasportare dagli altri, ma in realtà il suo "tifo" è per le forze dell´ordine, per l´esercito che più volte cita, rievocando i suoi ricordi giovanili. Elemento essenziale di questa tragicommedia è "il muro", una specie di telo che separa il pubblico dagli attori. Quel muro non è solo la recinzione dello stadio, ma è metafora di quell´ostacolo imprevisto che salta fuori proprio nel momento in cui sembra fatta, nel momento in cui si è così vicini al proprio obiettivo.

In "la nostra unica fede" il tifo è visto non solo come religione ma anche come droga, come quella dipendenza dalla quale è difficile uscire. Rispetto all´opera di Keeffe, Simone Petrella ridisegna i personaggi in chiave napoletana, pur rimanendo fedele ai modelli originali. Cambiano gli interpreti, cambia la lingua, ma la musica resta sempre la stessa.

 

"La nostra unica fede"  con la regia di Simone Petrella

Con Marco Mario de Notaris, Giampiero Schiano, Tonino Taiuti

Al Piccolo Bellini dal 12 al 17 marzo

 

 

14 marzo 2013

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