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Il Sole di Notte di Ramona Tripodi, liberamente ispirato a La fine del Titanic di H.M.Enzensberger

Al teatro Elicantropo fino al 17 marzo

Servizio di Maddalena Porcelli

Napoli - Doppia settimana di programmazione, da giovedì 7 marzo, fino a domenica 17, al teatro Elicantropo, per lo spettacolo Il Sole di Notte di Ramona Tripodi, liberamente ispirato a La fine del Titanic di H.M.Enzensberger, con Raffaele Ausiello, Giulio Barbato, Rosalba Di Girolamo, Ramona Tripodi. Presentato da Inbilicoteatro, in co-produzione con Il Pozzo e il Pendolo, l’allestimento si avvale del disegno luci a cura di Cesare Accetta, il disegno audio-video di Andrea Canova, per la regia di Ramona Tripodi. Lo spettacolo, purtroppo, non raggiunge alcun esito, sia da un punto di vista emotivo che mentale. Pur riconoscendo agli attori tutti lo straordinario impegno e l’alta professionalità, si avverte una carenza e una  fragilità registica che appiattisce la comunicazione  annullando i contenuti del testo che sono molteplici e di grande spessore. Risulta stancante la visione dei quattro personaggi che si muovono sulla scena con modi scontati e che non raccontano nulla che ci sospinga alla riflessione. Dopo un’ora e un quarto lo spettacolo finisce ed è una liberazione e non perché ci abbia scosso nel profondo, ma perché ci è scivolato addosso senza lasciar traccia. Eppure il testo originario è talmente pregno di contenuti da prestarsi a infinite risoluzioni drammaturgiche, qui del tutto assenti. Scritto tra il 1969 e il 1977, sotto forma di poema in trentatré canti, esso costituisce  una riflessione profonda sulle tensioni e i conflitti socio-politici che esplodevano in quegli anni, con la sua analisi critica del progresso che descrive il mondo che si disgrega sotto l’urto violento della tracotanza dell’uomo e della sua follia, della sua smania di prevaricazione sui deboli, non solo, ma sulla stessa natura. Il Titanic salpa nel 1912: per Enzensberger diventa metafora di un Occidente ammalato che va incontro al suo disfacimento. Simbolo dell’idea di perfezione, esso diviene presagio inquietante  di una società spaccata al suo interno, che di lì a poco sarebbe stata travolta dalla guerra. 2013: esso è  ancora metafora della condizione esistenziale dell’umanità odierna. Nel mondo attuale globalizzato, più che mai permangono le disuguaglianze tra i popoli e all’interno delle singole società. I centri di potere risiedono nei Paesi più ricchi, le grandi multinazionali, le banche e le istituzioni internazionali, con il consenso di stati potenti si arricchiscono sempre più a discapito dei più deboli ma soprattutto cancellano per la maggior parte degli individui diritti inalienabili, trasferendo il potere dai cittadini a enti privati. Oggi assistiamo a una crescente opposizione dell’opinione pubblica nei confronti di quest’ordine socio-economico pirata che comporta conseguenze nefaste per il futuro dei diritti umani, per la democrazia e per l’ambiente. Su questi punti sarebbe necessaria la concentrazione di tutte le forze di opposizione, comprese quelle artistico-culturali che pure pagano lo scotto di questa negativa ideologia.  Qualcosa non ha funzionato in questo spettacolo, qualcosa che ci ha impedito di sentire e di pensare, di scandagliare la coscienza e i suoi sentimenti. Non si è, in una parola,  realizzata quella sintesi drammaturgica che dà il senso del teatro stesso.



10 - 3 - 2013


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