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Applausi per Luca Zingaretti e Massimo de Francovich

Ben accolta La Torre d´Avorio al teatro Diana

Servizio di Maurizio Vitiello

Napoli - Nascosta sul lato sinistro del teatro Diana, godeva degli applausi sentiti del pubblico la compagna di Luca Zingaretti, splendida donna napoletana, l’attrice Luisa Ranieri, in una tirata mise in cui spiccava, per contrasto, una piccola borsa bianca. Il pubblico ha sostenuto l‘applauso, perché ha apprezzato il testo e l’interpretazione di tutti, ma, soprattutto, dei due protagonisti. Attori, eccellenti attori; finalmente testo e interpretazione soddisfano. Sino a domenica 24 febbraio, Luca Zingaretti e Massimo de Francovich saranno al Teatro Diana in azione per La Torre d’Avorio, di Ronald Harwood, traduzione di Masolino d’Amico.

Fine della seconda guerra mondiale: è il momento di regolare i conti e va avanti la denazificazione.

Si va alla caccia di sostenitori del precipitato regime nazionalsocialista.

Per la presunta collaborazione con la dittatura, viene individuato il più illustre esponente dell’alta cultura tedesca, il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, che non era stato nazista e non aveva preso la tessera del partito. A differenza di altri intellettuali allontanatisi, era rimasto in patria convinto che ciò non avesse colorazione politica.

Sfruttò il suo prestigio per aiutare persone perseguitate e/o emarginate.

Quasi divinità super partes.

Alla fine della guerra i vincitori vogliono far crollare questo superstite mito della superiorità germanica.

Affidano l’indagine a un maggiore dell’esercito, un perfetto plebeo antidolcezze borghesi, un indignato per le ingiustizie e per le atrocità viste.

La commedia debuttò a Londra nel 1995 per la regia di Harold Pinter; fu ripresa a New York e altre città, col titolo Taking sides, che significa “Schierarsi”.

Si ricorda il film di Istvan Szabò del 2001 con Harvey Keitel e Stellan Skarsgård, A torto o a ragione.

Con “La torre d’avorio” si allude alla condizione di libero isolamento che l’artista crede di potersi permettere.

Splendido il finale in cui i vincitori pensano di poter manipolare la stampa e la pilotano e altro ancora per portare avanti l’idea democratica di stravincere il nemico azzerato.

L’arte sfugge alla politica per un semplice motivo, deve saper essere interpretata.

I regimi hanno sempre assoldato, ma non riescono a comprare l’anima dell’arte e a vincere e a piegare il codice linguistico con il seme della verità.

Dulcis in fundo: “L´arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità” (Theodor W. Adorno) oppure “El arte es una mentira que nos acerca a la verdad” (L´arte è una bugia che ci fa avvicinare alla verità”) (Pablo Picasso).




14 febbraio 2013







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