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CUPIDO SCHERZA E SPAZZA E DON RAFFAELE ´O TROMBONE

Due atti unici di Peppino De Filippo per la regia di Franco Pinelli

al Teatro Scarpetta di Casoria fino al 3 febbraio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli, Casoria - Continua al Teatro Scarpetta il lavoro di recupero e valorizzazione del prezioso patrimonio culturale legato ad un caposaldo della tradizione teatrale napoletana, quello della farsa. Che, come si sa, al di là dell´apparente leggerezza e, spesso, pretestuosità dei suoi intrecci, ha bisogno, per essere efficace, di seguire regole molto precise. Vero e proprio meccanismo ad orologeria, la farsa necessita di tempi rigorosi e di ritmi sostenuti che ne fanno un genere tutt´altro che facile, che affonda le sue radici nella gloriosa tradizione della Commedia dell´Arte. Una forma di teatro, quindi, che punta molto sulle capacità espressive del singolo attore, ma che richiede, al contempo un meccanismo perfettamente oleato nel quale tali capacità vanno ad inserirsi. I due atti unici di Peppino De Filippo, rappresentati dalla Compagnia Res Novae Teatro, al Teatro Scarpetta di Casoria, per la regia di Franco Pinelli, ne sono un esempio lampante. Cupido scherza e spazza e Don Raffaele ´o trombone, risalgono entrambi ai primi anni trenta, epoca in cui i tre fratelli De Filippo (Peppino, Eduardo e Titina) si unirono nella Compagnia del Teatro Umoristico che grande successo riscosse in tutta Italia per oltre un decennio. Due storie semplici basate sull´equivoco e il malinteso, ma nelle quali ciò che conta veramente è il contesto e la costruzione del carattere dei personaggi. Tema dominante la miseria e la precarietà della vita quotidiana. Argomenti tragici che la tradizione teatrale napoletana esorcizza, appunto, attraverso la farsa. In Cupido, "l´eroico" spazzino Vincenzo Esposito (ha restituito alla Direzione Generale della Nettezza Urbana una busta con diecimila lire ritrovata nella spazzatura, evento per il quale riceve congratulazioni e festeggiamenti non proprio sinceri) scopre che la moglie intrattiene una tresca "plutonica" con il "caporale" addetto alla sorveglianza degli spazzini nella sua zona. Costretto suo malgrado a difendere il proprio onore viene aiutato da una circostanza fortuita, l´irruzione di un creditore, con il quale il "caporale" ha contratto da tempo un debito non ripagato, il quale fa valere le sue ragioni malmenando il "caporale" stesso, azione di cui Vincenzo Esposito riesce ad attribuirsi il merito, salvando così la faccia con parenti e vicinato. Don Raffaele ´o trombone, invece, racconta di un musicista squattrinato, che vive in miseria con moglie e figlia ma che, credendosi un grande artista incompreso, rifiuta ogni possibile altra attività lavorativa. Ma la visita inaspettata di un bizzarro personaggio gli farà credere, per un momento, di aver risolto tutti i suoi problemi dando corpo, più che alle sue speranze, alle sue patetiche illusioni. Piccole "tragedie minimali" girate in farsa, quindi, dove le componenti caratteriali dei personaggi si esasperano nel grottesco, e il linguaggio viene forzato fino ai limiti nel collaudatissimo meccanismo delle storpiature e degli equivoci, delle assonanze e dei malintesi, degli stravolgimenti e delle allusioni. Tutto questo trova ottimo riscontro nella godibile messa in scena che la regia di Franco Pinelli rende veloce ed essenziale  (arricchendo anche il testo di Peppino con invenzioni originali), adeguatamente coadiuvata da un gruppo di attori affiatati ed efficaci. Tra questi, oltre allo stesso Franco Pinelli, nel ruolo di protagonista dei due testi, citiamo almeno Carlo Maratea, Luigi Montella e Gabriella Volpe per le gustose caratterizzazioni dei personaggi cui danno vita in entrambi gli atti unici.

 

28 gennaio 2013

 

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