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"NOI, LE RAGAZZE DEGLI ANNI ´60": LA GARBATA VIS COMICA DI GRAZIA SCUCCIMARRA NEL CONFRONTO FRA DUE EPOCHE
Servizio di Guerino Caccavale

Napoli - Rappresentato per la prima volta trent´anni fa, lo spettacolo "Noi, le ragazze degli anni ´60" è anche l´occasione per Grazia Scuccimarra di ricalcare la scena teatrale napoletana dopo, guarda caso, ben 30 anni di assenza. Lo ha fatto, nel weekend appena trascorso, sul palco del Teatro Orazio, un nuovo luogo di incontri musicali, teatrali e culturali che a breve festeggerà il suo primo anno di vita e la cui recente nascita rappresenta una confortante notizia nel panorama culturale, economicamente abbastanza critico: un plauso a chi ha voluto e permesso ciò. Autrice e interprete della maggior parte dei suoi spettacoli come anche di questo, Grazia Scuccimarra riprende "Noi, le ragazze degli anni ´60" sia per la costante attualità del testo, sia per celebrarne il trentennale. Teramana di nascita ma romana d´adozione, in questo monologo Grazia Scuccimarra ci racconta le ragazze degli anni ´60, di quello che hanno sopportato e subito per far sì che le ragazze di oggi fossero libere e non trattate con superficialità. Tanti sono i confronti tra gli anni ´60 e il nostro tempo: i programmi scolastici, la musica, la moda, la politica, la coscienza civile, l´amore, i valori morali. Si parte dagli assorbenti: vere e prorie lenzuola fortificate divenute, oggi, microparticelle di stoffa e materiale sintetico che danno anche fastidio; il taglio di capelli, allora rigorosamente a carciofo per (de)merito della lacca; i trucchi talmente grossolani che trasformavano il viso in una maschera dell´orrore; la depilazione, così perfetta che alla fine produceva l´effetto scarnificazione. Vissute tra l´incubo del Leopardi e quello di Peppino di Capri, che rispettivamente attraverso la poesia e la canzone non concedevano mai più di un incontro di sguardi con il ragazzo di turno, per non parlare dei baci mai dati ma sempre sognati, le ragazze degli anni ´60 sono cresciute tra ingenuità, arrossamenti, proibizioni, sensi di colpa e hanno perso tante occasioni ma alla fine hanno vinto la loro battaglia. E così oggi si riascolta la musica di quell´epoca (forse non lo si è smesso mai di fare...), la moda si rifà a quel decennio, in politica si vuole rifare un grande centro, le mutande come allora non si possono vedere...guai a chi le indossa! Il monologo dell´interprete teramana è un confronto nemmeno troppo velato tra due decenni separati da mezzo secolo: quante cose sono cambiate ma quante altre oggi, ritornando dal passato, si ripropongono con vesti diverse. Il merito di quegli anni è di aver dato vita a consapevolezze più forti nella donna e di averla affrancata da orrendi luoghi comuni. E´ per questo che, rivisti sotto la lente d´ingrandimento della Scuccimarra, gli anni ´60 non si rivelano essere solo un´ epoca di ragazze sciocchine, di pensieri mai rivelati e di goffaggini comportamentali, ma anche una fucina di sentimenti, di valori, di sogni che nel nuovo millennio spesso trovano la porta chiusa: lo spettatore potrebbe pensare che ad essere ridicolizzati siano proprio gli anni ´60 e chi li ha vissuti ma la realtà è ben altra. Graffiante e raffinata allo stesso tempo, la Scuccimarra con questo spettacolo esprime tutta la sua garbata vis comica in modo leggero e gradevole, dipingendo un quadro di abitudini, comportamenti, manie delle ragazze di quegli anni e dando sfogo all´immaginazione di chi, come me, non ha vissuto quegli anni ma li ha sempre percepiti, nelle parole di chi li ha attraversati, come un fantastico periodo che non tornerà mai più.

22 gennaio 2013


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