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FURIOSO ORLANDO CON STEFANO ACCORSI

AL TEATRO NUOVO FINO AL 23 DICEMBRE

Servizio di Maddalena Porcelli

Napoli - E´ in programmazione al Nuovo Teatro Nuovo, dal 18 al 23 dicembre lo spettacolo che vede protagonista Stefano Accorsi, il FURIOSO ORLANDO, liberamente tratto da l´Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, con la presenza in scena di Nina Savary, l´adattamento teatrale e la regia di Marco Baliani, regista da sempre impegnato in un teatro che si suole definire narrativo. Di lui si ricorda il bellissimo Kohlhaas del 1989, fondato sulla ricerca delle tecniche di affabulazione, che ha forgiato un´identità di attore narrante decisamente innovativa. E chi, più di ogni altro, nel panorama teatrale italiano contemporaneo, avrebbe potuto cimentarsi con un poema-racconto, com´è l´Orlando Furioso, concepito nel 1500 per essere recitato o meglio narrato? Ricordiamo un´altra messinscena del Furioso, che ebbe nel 1969 grandissima risonanza, scritto a due mani da Luca Ronconi e Edoardo Sanguineti e che cambiò il modo di fare teatro, moltiplicando e dislocando gli spazi scenici. Viene naturale l´equazione secondo la quale Marco Baliani ha rappresentato per Stefano Accorsi ciò che Sanguineti rappresentò per Luca Ronconi, ossia la capacità di una scrittura teatrale capace di far rivivere il poema ariostesco e riattualizzarlo. L´Orlando Furioso è il poema del racconto, senza inizio e senza fine, che ben si presta alla rivisitazione in chiave contemporanea. Già l´Ariosto, pur trattando una materia ormai non più al passo con i tempi, riplasmava quella materia, le gesta dei cavalieri cristiani che lottano contro i musulmani al fianco del loro re Carlo Magno, per parlare dei suoi tempi ,con uno sguardo attento e critico nei confronti della realtà. Lo spettacolo rappresentato al Nuovo rispetta profondamente l´impianto strutturale del poema originario, pur avvalendosi dell´utilizzo di nuove tecniche di linguaggio, oltre che di oggetti scenici che prevedono lo sconfinamento e la contaminazione di altri testi. Del resto anche nell´Ariosto troviamo continuamente tracce del poema dantesco, di Petrarca e di tanta poesia cortese, rivisitate in chiave spesso ironica. Stefano Accorsi, diretto da Marco Baliani, si rivela un ottimo artista narrante, capace di sostenere il ritmo del racconto utilizzando a pieno la musicalità del linguaggio e dell´ottava .Ben congegnate la mimica,  la gestualità, l´espressività del corpo, tali da  catturare l´attenzione del pubblico fino alla fine, ponendo domande, riflessioni talvolta anche amare, in primis la condanna dell´intolleranza religiosa, dell´arroganza narcisistica di ogni singola fede nel ritenersi unica depositaria di verità assoluta e per la quale si scatenano guerre nelle quali sono sempre i giovani innocenti le vittime sacrificali. Questo fu il tempo delle Crociate ma anche e sprattutto il tempo vissuto dall´Ariosto e questo è, sotto forme diverse, anche il nostro tempo. Il racconto fluisce, con movimento infinito, come infinito è il movimento delle vicende umane e di tutto ciò che la fantasia può immaginare. Di qui l´esigenza di moltiplicare le storie, di non creare gerarchie tra di esse, ma intrecciarle con estremo equilibrio, anche attraverso lo strumento della disgressione, tanto cara all´Ariosto, e che nello spettacolo di Baliani acquista uno spessore formidabile. Ce lo fornisce la musicista Nina Savary, che continuamente, con le sue domande scherzosamente provocatorie, alleggerisce il racconto e suscita momenti di vero godimento per il pubblico. Attraverso le vicende dei vari personaggi, del rincorrersi, del ritrovarsi per poi perdersi ancora, di Bradamante  e Ruggiero, di Orlando e Angelica, di Astolfo, di Rinaldo e tanti ancora, si rappresenta quel mondo illusorio e di vane certezze che l´umanità contempla da sempre. Lo stesso castello del mago Atlante, edificio dalle forme mutevoli, emblematizza lo smarrimento dei personaggi nell´illusoria ricerca di qualcosa. Un percorso iniziatico che conduce i suoi personaggi e lo stesso pubblico a smarrire le proprie strade e le proprie convinzioni sul mondo e sul suo ordine per poter arrivare a una nuova consapevolezza. La saggezza si conquista dopo aver attraversato la follia, unica rivelatrice di quanto ogni progetto umano sia esposto al caso e alla fortuna. E´ il movimento erratico, alimentato dal Desiderio, che spinge i personaggi a muoversi, a spostarsi continuamente. Vediamo Accorsi muoversi sul palco, salire, scendere, sollevarsi, abbassarsi, continuamente, in modo frenetico, con la voce, il respiro, le pause, i punti fermi, il prolungamento delle frasi oltre i suoi limiti. L´errare dei personaggi è metafora dell´errore umano.  Il narratore, dice Baliani, è un attore che non interpreta un personaggio ma lo racconta, con il ritmo datogli dal respiro e l´utilizzo del corpo come strumento. E a noi sembra che Stefano Accorsi ci sia ben riuscito.

20/11/2012                                            

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