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IL SETTIMO SI RIPOSO’ di Samy Fayad con la regia di Franco Pinelli

Al Teatro Scarpetta di Casoria fino al 25 novembre 2012

Servizio di Antonio Tedesco


Napoli, Casoria - “L’arte della commedia” la chiamava Eduardo. Anche se con questo suo testo del ’64 intendeva ancora una volta sottolineare la non differenza tra vita e teatro. Ribadendo, piuttosto che, quella della commedia, appunto, è un’arte che avvolge la vita. E nella quale, aggiungiamo noi, un posto speciale lo merita una sua diretta derivazione, la farsa. Che, con le sue iperboli e le sue esasperazioni comiche e grottesche, nasce come genere di intrattenimento popolare, ma diventa oggi, soprattutto per la tradizione culturale napoletana, un importante elemento da salvaguardare. Da apprezzare, dunque, il lavoro di alcuni artisti che non temono di confrontarsi con le loro radici sceniche, fornendo anche, dall´interno, un contributo per un necessario processo di rinnovamento.

E’ in questo contesto che si colloca una divertente e briosa messa in scena dal titolo Il settimo si riposò presentata al Teatro Scarpetta di Casoria dall’Associazione Culturale Res Novae Teatro, per l’interpretazione e la regia di Franco Pinelli. Lo stesso Pinelli ha curato l’adattamento del testo, di cui è autore Samy Fayad, noto giornalista della sede RAI di Napoli negli anni ’50,  e molto attivo anche come drammaturgo. L’intreccio mescola classiche situazioni farsesche basate sull’equivoco e il malinteso con audaci incursioni nel teatro dell’assurdo. Già la condizione di partenza è quanto meno singolare. Il protagonista, Antonio Orefice, è un uomo rimasto vedovo che da più di vent’anni condivide la sua casa con la suocera, oltre che con la figlia. Inevitabili i contrasti e i dissapori. In questo contesto, in quella che si preannunciava come una tranquilla mattinata domenicale, fa irruzione un pericoloso bandito appena evaso dal carcere e ricercato dalle polizie di mezzo mondo. L´evento, nella sua paradossale eccezionalità, è la molla che mette in moto il rocambolesco meccanismo comico. Moltiplicato ed esasperato da una nutrita schiera di personaggi di contorno, ognuno dei quali portatore di un suo specifico contributo caratteriale (dal “fesso” che però sa badare bene ai fatti suoi, all’inguaribile ipocondriaco, all’intervistatrice d’assalto, allo psichiatra pieno di tic, alla vedova di più mariti fulminati tutti la prima notte di nozze, e altri ancora). Ma il vero protagonista occulto della pièce, la vera ossessione di Orefice, è un personaggio che non si vede, e cioè il suo dirimpettaio che, a condizioni di partenza uguali alle sue, conduce una vita estremamente brillante e dispendiosa che Orefice, dal canto suo, non può permettersi. Una sorta di specchio deformante, di cartina al tornasole che fa emergere risentimenti e frustrazioni dello stesso protagonista. Fino al colpo di scena finale. Dove, quando tutto sembra essersi sistemato, proprio da questo invisibile alter ego  (una proiezione dei suoi desideri?) arriverà, per Orefice, la beffa più grande e inaspettata.

La dinamica, tra i due, ricorda un po’ quella tra Paperino e il suo fortunatissimo cugino Gastone. E chissà che proprio in questi due noti personaggi dei fumetti Fayad non abbia trovato ispirazione.

Il lavoro teatrale scorre via ben oleato nei tempi e nei ritmi, requisiti fondamentali, come si sa, per il teatro comico, ben sostenuti da una compagnia affiatata e di buon livello, dove, oltre alla sapiente interpretazione di Franco Pinelli, nei panni di Antonio Orefice, si segnalano per efficacia e incisività almeno Tina Scatola, una suocera “di sfondamento”, l’intervistatrice di Lucia Palmentieri e Donnarumma (il “fesso” di cui sopra) di Enzo De Gennaro.

Ottima accoglienza da parte del numeroso pubblico e stagione teatrale che continua con altri appuntamenti, fino al prossimo aprile, nella piccola e coraggiosa sala di Casoria, sotto la direzione artistica di Luciano Medusa, a sua volta autore e regista di alcuni dei prossimi spettacoli in cartellone.

 

21 novembre 2012



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