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EDUARDO A NAPOLI DIVISO IN DUE

Tà-kai-Tà di Enzo Moscato. Al Teatro Nuovo di Napoli fino al 4-11-2012

La Grande Magia di Eduardo De Filippo. Regia di Luca De Filippo. Al teatro San Ferdinando di Napoli fino al 11-11-2012

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli – Eduardo: parte prima. Per una di quelle combinazioni che sembrano puramente casuali, ma probabilmente non lo sono mai del tutto, due importanti teatri napoletani, il Teatro Nuovo e il Teatro Stabile Mercadante, hanno inaugurato la Stagione 2012-2013 con spettacoli che hanno a che fare in maniera diretta o indiretta con Eduardo De Filippo. Ma non è tanto questo che accomuna tali scelte, quanto il fatto che entrambi gli spettacoli sono incentrati sul tema del doppio. O, meglio ancora, dello sdoppiamento.

Un’anima divisa in due.

Sono gli stessi titoli dei due spettacoli che sottolineano, in un certo senso, questa sorta di dialogo a distanza e a dichiarare questo intento forse per molti versi inconsapevole.

Illuminante, addirittura il Tà-Kai-Tà che Enzo Moscato, autore, regista e interprete, presenta al Teatro Nuovo. “Questo e Quello” in greco antico. Il pubblico e il privato, il vero e il falso, il reale e l’immaginario e tutte le dicotomie possibili che si possono su questo tema immaginare. Ma anche, perché no, questo spettacolo e quell’altro.

Specie se “quell’altro”, messo in scena da Luca De Filippo al San Ferdinando ad inaugurare la nuova stagione dello Stabile cittadino è La Grande magia. Quasi un testo confessione, quasi lo svisceramento dell’anima di un uomo di teatro che viveva con sofferenza, e addirittura con dolore, la grande contraddizione, che alla fine si rivela solo una ineluttabile coincidenza, tra vita e arte.

La Grande Magia è stata a suo tempo, e forse ancora oggi, quell’Eduardo che non ti aspetti, quello che smette la maschera di autore popolare (colossale equivoco nutrito da generazioni di spettatori, e forse di critici) e mette sulla scena il suo disagio per ciò che fa ogni giorno, aggravato dalla consapevolezza che non avrebbe potuto fare altro. Un destino segnato, un percorso già tracciato nella sua vita, che ha dovuto portare avanti malgrado tutto e tutti. I parenti stretti, le avversità, le sofferenze, sé stesso, addirittura. Un percorso che inevitabilmente porta alla scissione. Una scissione interiore che sulla scena Enzo Moscato rappresenta sdoppiando in due il personaggio. Buono e cattivo, maschile e femminile, positivo e negativo. Enzo Moscato e Isa Danieli. E una sorta di biografia immaginaria, ma documentatissima, e proprio perché immaginaria più reale del reale, costruita con quel linguaggio immaginifico e struggente che  è l’inimitabile segno distintivo della drammaturgia di Moscato. Un monologo che si sdoppia in un duetto, fatto di fughe e di ritornelli, di acrobazie linguistiche che mimano e ripercorrono i labirinti dell’anima, un rilanciarsi e rimbalzarsi la battuta perché un uomo solo non può mai bastare a sé stesso e due, forse sono ancora pochi per rappresentare certe infinite moltitudini che si agitano in un solo animo.

Teatro-saggio, come sempre, quello di Moscato, che non rappresenta, ma scava, cercando in profondità, oltre la superficie, alla ricerca, come fa la poesia, quella vera, dell’indicibile.

Isa Danieli è l’anello di congiunzione, il trait d’union indispensabile. Formatasi nel teatro classico, “eduardiano”, appunto, ha saputo mettere la sua arte raffinatissima al servizio delle espressioni  più audaci e innovative del teatro contemporaneo. La personalità di Eduardo viene sviscerata a partire dai luoghi comuni che hanno segnato la sua vita. Procedendo per frammenti, e dandone una interpretazione intimista e dolorosa. Che ruota intorno ad una specie di altare o catafalco, che, come ogni altare, è il luogo del sacrificio. Si rivelerà, infatti, alla fine, una tomba (ornata, barocca e macabra). Quella che ospita il corpicino di Luisa, la figlioletta del drammaturgo morta in tenera età. E che qui assurge ad un ruolo simbolico, quasi come un tributo pagato al terribile e spietato dio del teatro.

Con l’angosciante sospetto, per di più, che si sia trattato solo di una grandiosa e micidiale illusione.

Come si paventa in “quell’altro” spettacolo, appunto La grande magia, che Luca De Filippo ha messo in scena al San Ferdinando, dove la scissione, o meglio lo sdoppiamento, è drammaturgico, ed Eduardo lo articola tra i due personaggi protagonisti, l’illusionista Otto Marvuglia e il (volontariamente) illuso Gerolamo Di Spelta. Tra i quali lo stesso Eduardo si è diviso nelle pochissime rappresentazioni che ha avuto questo testo, in principio poco fortunato. Due identità che Strehler, che dopo la morte di Eduardo portò al successo internazionale questa commedia, definì testualmente “Un personaggio bicipite, letteralmente diviso in due”.

Come cercheremo di dire meglio nella seconda parte di questo articolo.

 

(25 ottobre 2012)



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