Giovedì, 17 Ottobre 2019  
                                                   

Cerca:  

 

“Uscita di Emergenza” di Manlio Santanelli, al Ridotto del Bellini, dal 23 al 28 ottobre

con Ernesto Mahieux - Rino di Martino, regia di Pierpaolo Sepe

Servizio di Marco Catizone

Napoli – Attonite voci, al tremolio di vite sgranate, a sobbollire, discendere nella terra, un passo alla volta, un brusio di troppo; bradisismo per uomini vinti, avvinti a sé stessi, lacerti scossi, insicuri e sfatti per esistenze senza via d’uscita. “Uscita d’Emergenza”, e la luce in fondo dov’è? Quale il cuniculo puteolano a sprofondare, per quello ch’ è sedimentato cheval de bataille del buon Santanelli, autore proficuo e puntuto del teatro di Partenope; testo ben congeniato, vetusto evergreen, torna a calcar le assi con l’inedita coppia Mahieux-Di Martino, guitti spoliati di maschera, ebbri di sconfitte, abbacinati dal passato cinerino, le teste canute segnate dal passo, da presso: l’uno Cirillo (Mahieux), suggeritore incespicato nella buca di memorie sfatte, al fioco lume d’un menage muliebre fattosi ombra; l’altro Pacebbene (Di Martino), figlio di madre chiesa, nella penombra di sacrestie, umide e acquose, ex sacrestano; scazzamaurielli umbratili, turbine e vento al calor di focolare smosso, brani e schizzi di fanghiglia e mota, nel lento affossarsi d’una terra sulfurea e stanca.
Affiatata la coppia, il passo è lungo, il respiro della trama apre a compasso, come lame affilate s’incidono lignee, son maschere di rara umanità, come segno sulla scena, ‘a senga dint’ o muro, solaio sfalsato, che s’incrina d’un semitono ad ogni brivido d’angoscia e paura: vladimiro ed estragone han preso casa a Puteoli, e se ne fan scudo, e trama, e tremano nel loro refugium peccatorum di minima moralia , lacerti di perbenismo e brandelli di moralismo sfibrato divenuto e mutato in materiale di scarto, cloaca minima per bisogni corporali che svacantano il peso, stornando i gravi che le animelle (non purgate) non voglion caricarsi indosso. Non più. Non ora.
Armati di pungolo elicoidale strattonano il principio di ragione alla base di convivenza, più convivio, che li avvilisce e rincuora unendone il tronco: nessuna uscita emergenziale per loro due, rimane il solo crogiolo di granelli caduti senza ristoro, a raffinare il conto di due piccole antinomie che sfiorano l’aporia non spiegando il verso (Giusto? Sbagliato?), rimestando nel non-sense d’una umana esistenza che basta a sé stessa. Punzecchiandosi per non morire, gabellandosi per continuare a sperare.
Rimane il piacevole gioco mimico di due ottime presenze in proscenio, che senza coturni o trucchetti facili, giganteggiano con dis-umananaturalezza. Da vedere. E rivedere.

 

(25 ottobre 2012)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




Seguici su



Consiglia questo indirizzo su Google











Morto Arnoldo Foà, aveva 98 anni: protagonista del ´900 dal teatro alla tv

L´actualité du mois et le programme des Théâtres Parisiens Associés Venez découvrir les pièces des Theatresparisiensassocies.com !

Venezia - HEDDA GABLER di Henrik Ibsen AL TEATRO GOLDONI DI VENEZIA | 8-12 gennaio 2014þ con Manuela Mandracchia, Luciano Roman, Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia,Federica Rosellini, Massimo Nicolini, Laura Piazza