Domenica, 20 Settembre 2020  
                                                   

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Trovarsi di Luigi Pirandello
Servizio di Elio Barletta

Il sessantaquattrenne Enzo Vetrano ed il cinquantacinquenne Stefano Randisi – entrambi nati a Palermo – sono due attori e registi che, dopo pochi anni di attività artistica per proprio conto, si sono messi a lavorare insieme a partire dal lontano 1976. Fino al 1982 hanno condiviso, presso il Teatro Daggide di Palermo – loro città d´origine – l´esperienza formativa che, partendo dal teatro di gruppo, si orienta verso il teatro d´attore, l´improvvisazione, la drammaturgia collettiva. Nei dieci anni successivi hanno formato e diretto una compa-gnia all´interno della Cooperativa Nuova Scena presso il Teatro Stabile di Bologna. Nel 1995 hanno fondato l´Associazione Culturale Diablogues, che – passando da produzioni di spettacoli di ricerca teatrale e musicale alla didattica, da collaborazioni e consulenze artistiche alla progettazione e realizzazione di festival, rassegne ed eventi teatrali unici – produce allestimenti in luoghi di particolare interesse artistico e culturale.
Dal 1999 – collaborando in modo creativo con la compagnia dell´associazione culturale Le belle bandiere di Russi in Emilia e con la cooperativa d´arte Teatro de Gli Incamminati di Milano  –  si è avviato uno studio basato sui testi classici, che ha fatto conoscere e apprezzare la loro ricerca teatrale anche in circuiti e teatri di tradizione. Dal 2001 sono i direttori artistici del Festival Acqua di terra / Terra di luna che si svolge nel mese di luglio lungo la vallata del Santerno. Nelle ultime stagioni hanno formato una nuova compagnia di attori con cui continua il lavoro sui classici, in coproduzione col Teatro Stabile di Sardegna e col Teatro Comunale di Imola. Le loro biografie artistiche sono presenti nel Dizionario dello Spettacolo del Novecento, edito nel 1998 da Baldini e Castoldi. Nel corso degli anni impegnati a rivisitare il teatro di Luigi Pirandello, hanno messo in scena le Novelle – Il berretto a sonagli – L´uomo, la bestia e la virtù – Pensaci, Giacomino! ed, accorpati con il titolo Fantasmi, L´uomo dal fiore in bocca e Sgombero. A questi lavori va aggiunto I giganti della montagna – nel quale Enzo Vetrano è anche attore protagonista – che valse ad entrambi il premio per la regia «Le Maschere del Teatro 2011» quale miglior spettacolo di prosa dell´anno, consegnato proprio a Napoli, al Teatro San Carlo,  lo scorso settembre.
Con tali premesse, Enzo Vetrano e Stefano Randisi tornano a Napoli con un altro testo di Pirandello, la commedia di ambientazione Trovarsi, di cui curano l´adattamento oltre che la regìa e che è in scena al Teatro Mercadante da mercoledì 21 marzo a domenica 1° aprile 2012. La produzione è di E.A R. Teatro di Messina, in collaborazione con Daf – Teatro dell´Esatta Fantasia, e si avvale degli attori Mascia Musy (l´attrice Donata Genzi), Angelo Campolo (Elj Nielsen), Giovanni Moschella (il Conte Gianfranco Mola), Ester Cucinotti (Elisa Arcuri), Antonio Lo Presti (Carlo Giviero), Marika Pugliatti (la Marchesa Boveno), Monica Alfieri (Nina, sua nipote), Luca Fiorino (Volpes), oltre che dell´apporto di Maurizio Viani (luci), Mela dell´Erba (scene e costumi), Alessandra Zanelli (contributi video).
Originariamente in tre atti, dai due registi riadattato a due, il lavoro fu scritto dal drammaturgo di Girgensi nel luglio–agosto 1932 espressamente per Marta Abba – regina della prosa italiana dell´epoca – con la quale instaurò un autentico sodalizio artistico. E fu proprio lei l´interprete nel ruolo del personaggio protagonista – Donata Genzi, un´attrice – alla prima assoluta tenutasi il 4 novembre di quell´anno, al teatro Fiorentini di Napoli, spettacolo a cui seguì la pubblicazione dell´editore Mondadori nella raccolta Maschere nude.
Il testo, malgrado sia stato finora poco rappresentato, è tra i più precisi ed espliciti sul tema dell´identità e della relazione tra essere e apparire, tanto caro all´autore. La vicenda parte dai pochi giorni che Donata trascorre recitando in una località amena di villeggiatura – in Riviera – ai margini di un gruppo di amici molto ciarlieri e pettegoli, suoi ammiratori. Θ consapevole dell´accusa, mossale esclusivamente dalla giovane amica Nina, di vivere il suo privato nella falsità della finzione in quanto abituata ad interpretare, con tutta se stessa, anche personaggi dalle caratteristiche opposte. L´attrice contesta vivacemente tale assunto, rispondendo che non si tratta di falsità della finzione, ma che invece quella :«Θ tutta vita in noi. Vita che si rivela a noi stessi. Vita che ha trovato la sua espressione. Non si finge più, quando ci siamo appropriati questa espressione fino a farla diventare febbre dei nostri polsi...lacrime dei nostri occhi, o riso della nostra bocca...» Ma quando a teatro cala il sipario, smette di recitare la parte interpretata e se ne va in camerino, mirandosi allo specchio non si trova più; finita la vita del personaggio rappresentato non si ritrova nella sua vita quotidiana, non sa nemmeno chi essa sia veramente, si sente persa, non sa più come vivere.
Θ questo senso di vuoto che spinge Donata a cercare istintivamente un´intimità di donna finora mai incontrata e forse perduta per sempre. Una ricerca che forse ha come tacita alternativa la morte. L´occasione gliela porge occasionalmente il giovane svedese Elj Nielsen – un bellimbusto privo di qualunque programma di vita – che, essendo orfano e senz´alcuna occupazione, vive esclusivamente sulle spalle di un suo zio, il Conte Gianfranco Mola. Avendo da lui saputo che dispone di una barca a vela e che volentieri si allontanerebbe dal grigiore della quotidianità di provincia, Donata riesce a convincerlo di uscire ad avventu-rarsi in mare aperto, che sa essere molto mosso. I due si imbarcano, prendono in largo ed inesorabilmente vanno incontro ad onde assai  minacciose. Θ tempesta, l´imbarcazione fa naufragio, ne escono vivi ed inco-lumi per il coraggio e la perizia di Elj che riesce a salvare la donna e se stesso. In seguito a ciò – rivincita della vita – l´attrice è presa da uno slancio generoso verso il giovane uomo che l´ha riportata a riva, il quale, a sua volta pervaso dal carattere avventuroso e anticonformista, risponde appassionatamente alla profferta di lei. Nasce fra i due una forte passione, si mettono insieme ed è un reciproco abbandono assoluto.
Dopo un certo lasso di tempo che il ritmo dell´azione scenica non rivela, i due si ritrovano in un ambiente chiuso che, secondo le intenzioni dell´autore, dovrebbe rappresentare l´interno di un elegante albergo di una grande città. Elj è l´ombra della sua compagna, in uno stato di perenne ed esclusivo isolamento: dagli altri, dal mondo, da quella vita di teatro che lei ha nel sangue e che lui, per suo stesso dire, non comprende e detesta.  Le manifesta bruscamente il desiderio di sposarla, ma quando Donata gli chiede se potrà accettare che lei riprenda a fare l´attrice, manifesta subito il suo netto diniego ed il desiderio – sua condizione per le nozze – che abbandoni per sempre le scene. Donata, già internamente cosciente della difficoltà di distin-guere nell´intimità del rapporto carnale la donna dall´attrice, resta interdetta all´idea di dover impostare la vita futura o tutta per il teatro – come lo stesso zio del ragazzo, contrario alla nozze, sinceramente le consiglia - o tutta per l´amore di un giovane che, seppure appassionato, le appare più che mai immaturo.
La svolta decisiva si ha quando Donata, tormentata dal richiamo delle scene, decide di ritornare a recitare ed ottiene da Elj – che non ha mai visto una rappresentazione teatrale – che la venga a vedere per la prima volta. Di questa circostanza non v´è traccia diretta nel testo. C´è invece il solito gruppo di amici che, insieme al Conte zio – a spettacolo concluso – fa le sue valutazioni. Nei vari commenti sono tutti concordi nel rilevare il netto cambio di rendimento dell´attrice, impacciata, incerta, irriconoscibile durante i primi due atti, nuovamente stupenda ed ineguagliabile nel terzo atto, tanto da riscuotere l´ovazione delirante degli astanti. E tutti hanno notato che la metamorfosi artistica si è verificata dopo che Elj ha anticipatamente lasciato la sala. Giunge quindi il giovanotto, visibilmente contrariato e depresso, che, senza mezzi termini rivela allo zio ed agli altri il disgusto provato nel vedere la sua donna compiere in pubblico gli stessi gesti d´amore avuti nelle loro intimità, al punto da indurlo ad andar via dopo i primi due atti. Convinto che Donata lo abbia usato nella loro relazione per esercitarsi a manifestargli tenerezze che avrebbe poi riproposto poi, nella recitazione in palcoscenico, per mostrarle allo sguardo attento e divertito degli spettatori, dichiara di voler tornare ad imbarcarsi per non rimettere piede a terra mai più. E prima di andar via lascia allo zio un messaggio per Donata: se vorrà seguirlo dovrà andare al punto di attracco della barca dove lui l´aspetterà.  .
Poco dopo arriva Donata che chiede ansiosamente di Elj e resta profondamente delusa nell´apprendere che sia andato via. Avrebbe voluto spiegargli di persona ciò che in quest´ultimo spettacolo ha finalmente capito. Quando – lui presente – ha cercato di recitare mettendo nella parte la sua esperienza di donna amante ha di colpo perduta la sua bravura, che invece – andato lui via – è tornata a manifestarsi prepotentemente quando, separatasi dalla sua vita reale, ha potuto svolgere sulla scena una finzione dell´amore più reale della realtà. E congedandosi da tutti per andare a rispecchiarsi in camerino, a voce bassa e distaccata ricorda la sua verità che sa di rinuncia ad avere una propria vita reale per ottenere la libertà di vivere la vita reale dei suoi personaggi. La vita per l´arte è una vita esclusiva,  non consente altre forme di esistenza, esige una dedizione completa che avvolge l´artista nella sua superiore, disperata solitudine.
Sobria e delicata è la personale interpretazione che del copione originale hanno fatta propria Vetrano e Randisi che hanno dichiarato in proposito:
«Lo spettacolo che nasce dalla nostra riscrittura è un viaggio all´indietro nel tempo, un sogno in bilico tra maschera e vita dentro la mente di Pirandello, tra la vecchiaia da cui vorrebbe fuggire e la giovinezza dell´amante di Donata, tra saggezza e impazienza, tra rimpianti e incomprensioni. Lui che ha scritto Trovarsi per Marta Abba – attrice/musa che resterà per lui un desiderio incompiuto di amore carnale – vive nel terrore che qualcuno, giovane e impetuoso come Elj, possa arrivare da lontano e portargliela via. E lo disegna, questo temuto antagonista, vitale e affascinante ma fatalmente immaturo, di modo che Marta possa capire, attraverso il suo specchio, i rischi da evitare».
Molto validi ed appropriati nello svolgimento dei ruoli loro assegnati tutti e otto gli attori della compagnia del teatro di Messina, con particolare apprezzamento per le ottime interpretazioni della bravissima e ben nota Mascia Musy, nonché del giovane e promettente Angelo Campolo. Indovinate le proiezioni video del mare fluttuante che batte la spiaggia e la simbologia dello specchio in camerino ad inizio e fine recitazione. Delicati ed opportuni i sottofondi musicali di commento. Dopo due ore e venti minuti circa di spettacolo, molti ed intensi applausi di un pubblico attento e convinto.

Napoli, 27 marzo 2012









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