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Applausi per l’inesausto Giorgio Albertazzi e il bravissimo corpo di ballo Martha Graham Dance Company con “Cercando Picasso” al Teatro Bellini, sino al 18 marzo

Servizio di Maurizio Vitiello

Napoli – Giorgio Albertazzi resiste sulla scena, da solo con i suoi 88 anni; è l’Angelillo del Teatro. Come il calciatore Angelillo, fermo in campo, che dettava legge con la sua classe e i suoi rilanci, così Giorgio Albertazzi riesce a reggere all’urto degli anni e alla sua passione estrema: la vita. Vita che contrappone alla morte. Lui è il Teatro che vuole sconfiggere il tempo; lui intende rivitalizzarsi con la memoria e proseguire nell’infinito del pensiero e delle idee. Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – Martha Graham Dance Company in coproduzione con Ente Autonomo Teatro di Messina e Orkestra Entertainment Srl hanno presentano Giorgio Albertazzi in Cercando Picasso con la Martha Graham Dance Company; coreografie storiche di Martha Graham e originali di Janet Eilber; scene e costumi Pier Paolo Bisleri; video Antonio Giacomin; luci Nino Napoletano; musiche di Manuel de Falla, Igor Stravinsky, Perez Prado, Francis Lemarque, Camille Saint-Saens, Wallingford Riegger, Henry Cowell, Zoltàn Kodàly; regia accorta di Antonio Calenda

«Un genio che solo la morte ha saputo dominare» così lo scrittore e politico francese André Malraux definì l’amico Pablo Picasso, cogliendone appieno in queste poche parole la personalità irregolare, il furore creativo, l’eclettismo, la natura nettamente esplosiva e veramente rivoluzionaria.

Antonio Calenda prima dell’avvio degli spettacoli segnalò quanto segue: «Affrontare Picasso significa rispondere alla sua fantasmagoria, dare voce alla sua irruente visionarietà. Perciò sarà necessario discostarsi dagli stilemi del naturalismo per ricreare invece le tensioni dell’irripetibile atmosfera culturale che circondava Picasso, per ricercare nel mondo delle sue motivazioni interiori attraverso la figurazione evocativa e coreografica, attraverso le sue stesse parole ed i pensieri che riverberano potenti da passi tratti dai suoi scritti, dai suoi poemi, dai testi teatrali. Vivremo ´Le désir attrapé par la queue´ come un excursus nel suo immaginario. Questa necessità di evitare causalità e concretezza, di muoverci nell’impalpabile della fantasia, dell’immaginazione di questo grande artista ci ha spinto verso una scelta espressiva inusuale: quella di intrecciare nello spettacolo all’evocazione della pittura di Picasso, il linguaggio coreografico di Martha Graham. Sono segni potenti, dell’arte e dell’espressività del Novecento, codici inestimabili la cui pregnanza riecheggia costantemente nell’immaginario contemporaneo. A essi si fonde la recitazione di un maestro della statura, della sapienza scenica e del vigore di Giorgio Albertazzi, un attore che sa fare della parola un esercizio stilistico supremo, sa rendere ogni battuta finissima, poliformica, astratta … Poter contare in scena su un dialogo intenso fra questo e la danza della Martha Graham Dance Company significa assicurare semanticità ulteriore allo spettacolo, liberarlo dagli impacci naturalistici, librarlo in un’atmosfera di allusione astratta che ci appare in qualche modo omologa all’animo del grande pittore, all’eredità che ha lasciato, a ciò che di lui desideriamo raccontare».

Le désir attrapé par la queue (Il desiderio preso per la coda) rappresenta il cuore dello spettacolo, proprio per quel suo meraviglioso respiro onirico e surreale, per quel suo essere “irregolare” privo di chiare evoluzioni logiche, singolare nella punteggiatura, eppure vitalissimo, animato da personaggi come il Piedone, l’Angoscia grassa, la Cipolla, il Silenzio, la Torta …

Se Quenaeau vide in Le désir una fantasiosa rappresentazione del caos e dei mali che l’uomo soffriva a causa della guerra e che assediavano il gruppo di intellettuali parigini che lui stesso assieme a Picasso frequentava, è anche vero che nel testo il grande pittore spagnolo manteneva viva tutta la visionarietà tipica della sua pittura, la sua inventiva inarrestabile, la sua espressività.

Un frenetico “tourbillon” che è, al contempo, testimonianza poetica e delle lacerazioni della guerra, dei bombardamenti, e, soprattutto, della fame.

In conclusione, Giorgio Albertazzi è sulla scena per raccontarci del secolo scorso citando grandi nomi, facendo leva anche su Garcia Lorca e sull’immenso Picasso; penetra temi sciorinati dalla memoria e recita sé stesso, risveglia la semantica del dubbio e la meraviglia dell’intelligenza.

Il favoloso corpo di ballo Martha Graham Dance Company motiva segmenti alti, tracciati da grandi coreografie, tutte di atmosfera, rese con lucide sintesi.

Da vedere il resistente Giorgio Albertazzi e il Martha Graham Dance Company, affascinante  e trascinante, per conoscenza teatrale.


(16 marzo 2012)


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