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I Sonics con “Meraviglia” al Teatro Bellini

Servizio di Corrado Giardino

Napoli - Adrenalina e stupore al Teatro Bellini, dal 6 all’11 marzo, con il nuovo spettacolo della compagnia torinese Sonics, performers volanti che paiono ibridi tra atleti, attori, circensi e ballerini, impegnati negli 80 minuti di “Meraviglia”, creato e diretto dallo stesso Alessandro Pietrolini che fondò la compagnia con Ileana Prudente. Impossibile non fare un riferimento ai mostri sacri, Momix e Cirque du Soleil, cui si vanno ad aggiungere gli italianissimi protagonisti di questa avventura iniziata circa dieci anni fa, e ciò perché il merito di aver creato un genere va sottolineato in ogni caso, pur senza voler per forza paragonare le prestazioni. Ai Sonics va riconosciuto l’ardore e la passione con cui si esibiscono,  l’indiscutibile maestria di molti dei dieci elementi, la meraviglia che generano nel pubblico con i loro voli a due e più performers, il tentativo di allestire anche una storia che abbia un senso profondo e il coraggio di confrontarsi col tipico provincialismo italiano fin troppo esterofilo. Lo spettacolo si apre con un corpo a due che toglie il respiro, lasciandoti pregustare qualcosa di davvero meraviglioso ma, purtroppo, nel complesso, alla fine ti resta un senso di delusione e di stordimento e, nonostante sia oggettivamente una meraviglia ciò che questi ragazzi riescono a fare, non ti senti per nulla meravigliato. Innanzitutto l’attore che recita i testi fuori campo è inadeguato e ti stride dentro, come quando qualcuno stona. A quel punto prende il sopravvento una regia pomposa che si affida a musiche apocalittiche e luci eccessive, quasi a volerti convincere che hai una meraviglia davanti agli occhi, che sei al cospetto di qualcosa di straordinario. Straordinari lo sono di certo tre dei Sonics e li riconosci ogni volta che entrano in scena. Nel complesso, però, il gruppo pare privo di una vera coesione, la sproporzione tecnica è evidente e le coreografie a terra sono imprecise troppe volte per risultarti straordinarie. In volo i Sonics danno il meglio di sé e, servendosi di una macchina scenica di forma sferica, creano evoluzioni fluide e sorprendenti. Ma appena diventano più di due la fluidità ne risente, specie nei numeri in cui non ci si affida anche alla forza di gravità. Un meraviglioso passo a due, quello sì, fa salire brividi di commozione e ti ricorda che sono anche ballerini deliziosi, oltre che acrobati perfettibili. La storia si perde e, chi scrive lo ammette, se non avesse avuto la cartellina stampa non sarebbe capace neanche di distinguerne un frammento. Ma poi, che bisogno c’è di una storia in uno spettacolo acrobatico? Il pubblico vuole vederti saltare, volare e fare cose che gli facciano gridare che sei un divino, che non sei umano come lui. Molti ci saranno riusciti per l’intera durata dello spettacolo a gridare interiormente, sospinti dalla straordinaria meraviglia che gli si offriva sul palco. Chi scrive, pur sentendosi terribilmente umano rispetto a loro e conservando splendidi ricordi dei momenti di meraviglia, ha pensato che, in fondo, il titolo era pretestuoso.

(9 marzo 2012)


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