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Dieci minuti di applausi ad un cast di tutto rispetto al Teatro Bellini di Napoli

"La resistibile ascesa di Arturo Ui": se il musical diventa una lezione di storia

Servizio di Emanuela Vernetti

Napoli - Metti degli esperti attori sul palco, mescola sapientemente musica dal vivo e momenti recitati in un ritmo indiavolato e pieno di citazioni, rimandi e livelli che si dipanano nel corso di tre ore che sembrano cinque minuti. Benvenuti nel teatro di Brecht, impegnato, civile, metaforico sì ma sempre dissacrante e ironico.
E´ questa l´alchimia plasmata sul palco del Bellini da "La resistibile ascesa di Arturo Ui" per la regia di Claudio Longhi e con un magistrale Umberto Orsini nel ruolo del protagonista. Lo spettacolo che ha esordito al teatro Bellini di Napoli il 28 febbraio ha tenuto gli spettatori incollati alle poltrone per  ben 180 minuti. Tre ore "brevi"  ma dieci lunghissimi minuti di applausi finali ad un cast di tutto rispetto. Giganteggia sul palco Umbero Orsini nel ruolo di Ui, capace di cambiare continuamente veste teatrale: dal goffo gangster lo vediamo trasformarsi in un attore shakespeariano fino al dispotico leader nazista senza scrupoli.
Lo affianca una troupe giovane e brillante. Luca Micheletti che con la sua mimica ha già conquistato moltissimi premi, Lino Guanciale, Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Diana Manea, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis.
Cantano (persino in tedesco), suonano la fisarmonica e il sassofono, si inerpicano in acrobazie da circo, si districano in doppi  o tripli ruoli. Undici interpreti che non rinunciano ad alcuna "operazione" teatrale per accattivarsi la simpatia del pubblico. E ci riescono, alternando momenti puramente "caranascialeschi" a parentesi più riflessive "stranianti", utili controcampi con cui lo spettatore può interpretare il significato della piéce.
La messa in scena  è infatti tutta giocata sulla metafora  della "resistibile" ascesa del nazionalsocialismo. Brecht sceglie Chicago come ambientazione scenica  e la crisi del ´29, i meccanismi dell´alta economia per raccontare come siano stati proprio il capitale e le leggi di mercato a favorire l´avvento del nazismo.
Lo spettacolo asseconda pienamente l´ispirazione grottesca del copione originario scritto dal drammaturgo tedesco tra il 1940 - 41 durante l´esilio a Helsinki, in attesa del visto per gli Stati Uniti. Brecht definirà l´opera una "farsa storica" dato il piglio ironico, salace ed "epico" con cui  ricostruisce l´epopea tragicomica di un trust in una città corrotta, ammiccante alla situazione  economica – politica in dissesto nella Germania dello stesso periodo.
Il tutto in un atmosfera da "cabaret" che trasforma una ricostruzione storica impegnata in un musical godibile.
Allegoria satirica dichiarata mai celata, resa ancor più evidente dai numerosi cartelli mostrati al pubblico con la didascalia di quanto sta accadendo sulla scena e con i rispettivi rimandi alla storia reale e dall´immancabile prologo,  di chiara ascendenza "epica", in cui sono presentati i personaggi principali e sono spiegati i fondamenti della storia, consentendo allo spettatore di avere una chiave di lettura chiara. Perché in effetti, quello di Brecht è  un teatro che risulta essere sempre un imprescindibile esercizio di memoria.


(1 marzo 2012)

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