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Il ritorno del pianista Aldo Ciccolini al San Carlo in due concerti mozartiani

Servizio di Beppe de Fusco

Napoli - Dopo il formidabile recital del dicembre 2010, Aldo Ciccolini è tornato sulla pedana del teatro San Carlo in qualità di solista con l´orchestra del Massimo in due dei più noti ed amati concerti per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart. E certo eseguire in una stessa serata sia il luminoso Concerto in La, K 488 quanto il denso e drammatico Concerto in Re minore, K 466, è, per l´impegno e la fatica richiesta, cosa già abbastanza eccezionale nel panorama di una normale programmazione concertistica (di norma il solista invitato esegue un unico concerto con l´orchestra, generalmente nella prima parte). Nel caso di Aldo Ciccolini, la serata (in doppia programmazione, sabato 25 e domenica 26 del corrente febbraio) era certamente tagliata sull´occasione e il prestigio di riavere il grande pianista quale protagonista nella città che gli diede i natali e la sua formazione al Conservatorio; impegno e anche sfida coraggiosa che il venerato e venerando (86 anni compiuti lo scorso agosto) artista ha assolto con risultato eccelso.
Il concerto, (cui abbiamo assistito domenica 26) si è aperto con la mozartiana Ouverture dell´opera Don Giovanni. Il direttore Patrick Fournellier vi ha impresso un ritmo brillante ma con, a tratti, una eccessiva spinta in avanti e risultati piuttosto nervosi. Il colore orchestrale è però mutato dopo l´ingresso, festeggiatissimo, di Aldo Ciccolini e il suo accomodarsi al grande strumento che era pronto ad attenderlo. Non è un caso che musicisti di gran vaglia diano l´ispirazione e il giusto "senso" della musica all´orchestra chiamata ad accompagnarli, imponendo in modo sia subliminale che manifesto (con la concreta produzione del suono) il proprio livello artistico. E l´orchestra e il suo direttore hanno immediatamente preso quella sintonia di intenti che il caso richiedeva (un musicista dell´orchestra, incontrato dopo il concerto, ci ha detto: "Noi non abbiamo fatto molto al di fuori dell´ascoltarlo...il 95 per cento lo ha fatto da sé") e che ha permesso ad Aldo Ciccolini di dar voce tranquilla al suo universo. Abbiamo già detto (recensendo il suo precedente recital in questo teatro) del suono parlante e, nei momenti più intimi, quasi a fior di labbra del "dire" mozartiano di Aldo Ciccolini; aggiungeremo che tale suono è sembrato... come pulsante nella sua infinita ricerca e nel suo trascorrere in un fraseggio di straordinaria mobilità. La bellezza del timbro e degli armonici che l´artista ha tratto dal suo strumento (un bel grancoda Shugeru Kawai, prediletto dal maestro nei suoi concerti napoletani) ha naturalmente fiorito tale ricchezza d´espressione, che nella Siciliana (movimento lento centrale del concerto K 488) sembrava portarci dalla terra al cielo e viceversa. La scelta dei tempi, anche per merito di una invidiabile e miracolosa freschezza tecnica, è apparsa, nei movimenti estremi, sempre alerte e giovanile, e quasi baldanzosa nell´ Allegro finale del primo concerto, in cui il tempo si è addirittura un poco "riscaldato" con un effetto di felice e musicale accelerazione prima della chiusa.
Il concerto in re minore K 466 occupava interamente la seconda parte della piccola maratona mozartiana, e invero sontuoso pasto si è rivelato. La densità della trama, la ricchezza di chiaroscuri, il dramma e la teatralità del dettato di tale capolavoro "in minore" del sommo Wolfgang sono stati, se ancora ve ne fosse bisogno, specchio eloquente della visione profonda ed a tutto tondo di Aldo Ciccolini, il quale, da uomo di vasto sapere musicale (oltre che supremo evocatore di pianistica sonorità) ha tratteggiato e padroneggiato l´intero arco della composizione con una "semplicità" insieme potente (nei suoi tratti più misteriosamente esoterici) e giocosa nel sorriso che insieme vi era mostrato, come nel divertito e coltissimo dialogo del pianoforte con gli strumentini dell´ultimo movimento. Abbiamo accennato alla potenza di quest´esecuzione, la quale era insieme sottesa e manifesta, e formidabile ci si è rivelata la robusta cadenza di Beethoven del primo movimento, resa con energia, lucente sonorità e grandezza d´eloquio impressionanti: vero concerto nel concerto.
Un autentico tripudio di applausi ha accolto il sommo artista al termine della sua esibizione. Tra innumerevoli chiamate al proscenio, Aldo Ciccolini ha salutato un pubblico osannante regalando ancora due bis. Il primo, il Salut d´Amour del britannico (di epoca vittoriana) Edward Elgar sembrava il bonbon perfetto per concludere un pasto già straordinario. Il maestro lo ha tratteggiato con sopraffina eleganza e indicibile nostalgia di un tempo perduto; e abbiamo condiviso, sia pur con modi più discreti, la commozione (che in sala era veramente palpabile), di una signora che emetteva a tratti singhiozzi sommessi. Infine la Danza rituale del Fuoco di Manuel De Falla, resa con sovrano dominio di eloquio tecnico, ha finalmente appagato le richieste dell´uditorio. Raramente ci siamo sentiti così esausti dopo un concerto; è stata evidentemente la suprema forza dell´arte espressa da Aldo Ciccolini l´altro pomeriggio al San Carlo che ci ha fatto avvertire, alla fine, la fatica del maratoneta.

 

(28 febbraio 2012)

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