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"Lo specchio di Adriano", con Arnolfo Petri, liberamente tratto da “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, sino al 9 febbraio a “Il Primo”

Servizio di Maurizio Vitiello

Napoli - Arnolfo Petri porta in scena al Teatro Il Primo l’opera più conosciuta della scrittrice Marguerite Yourcenar. “Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo più... Cerchiamo d´entrare nella morte a occhi aperti..." con questi versi scritti dall´Imperatore Adriano, in punto di morte, si chiude “Memorie di Adriano”, sicuramente l’opera più nota di Marguerite Yourcenar che, in forma epistolare, ricostruisce, in prima persona, la vita di uno dei più grandi imperatori romani. Uomo di immensa cultura, amante del bello e dell´arte, della filosofia, curioso viaggiatore, imperatore pacifico e raffinato, Adriano è raccontato dalla Yourcenar partendo dalla sua vecchiaia. La frase “Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole”» regola una dimensione di speranza futura per l’umanità.
A 62 anni, l´imperatore sente avvicinarsi la morte e decide di scrivere una lunga lettera al giovane pupillo Marco Aurelio, destinato a divenire imperatore, solo molti anni più tardi.
La lettera è un poema d´amore alla vita, evoca ed esalta il vigore della conoscenza, fa brillare nei ricordi i viaggi e le conquiste di un uomo assetato di conoscenza e "costretto" al comando, l´amore per il giovane Antinoo che torna a illuminare la sua esistenza con una singolare, nuova passione; e, po,i ancora la disperazione per la sua morte per la quale, “d’ora in avanti ogni cosa avrà un volto deforme”.
La riduzione drammaturgica di Arnolfo Petri affonda la sua lente indagatrice sulle ferite dell’anima di un uomo incapace di “sentirsi grande”.
Adriano, spogliato di ogni storicismo, diventa solo un uomo come tanti, alla disperata ricerca di un modo per conciliare felicità e dovere, intelligenza e sentimento, desiderio e volontà. Un uomo alle prese con il tramonto della vita e, soprattutto, con la morte; fine del dolore o inizio della felicità?
Arnolfo Petri, regista e attore, con “Lo specchio di Adriano” è stato coadiuvato per le scene da Armando Alovisi, per i costumi da Roberta Mattera, per gli effetti sonori da Marco Mussomeli, per l’assistenza alla regia da Angela Sales.
Il regista ha, tra l’altro precisato: “In una realtà dove l’ignoranza ed il vuoto più assoluto delle coscienze seminano indifferenza e volgarità, la vicenda umana di Adriano assume un significato profondo, indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza: Su una scena vuota, come vuoto è il nostro tempo, attorniato da flebili fiammelle disposte quasi a delineare un percorso, quello della conoscenza, Arnolfo Petri, in abiti candidi, quasi ad interpretare una purezza superstite, ha l’aspetto di un’apparizione, di un fantasma. Quello della nostra umanità residua che disperatamente cerca di sopravvivere a fiumi di idiozia. Uno spettacolo in cui la parola diventa rito celebrato, officiato, quasi funzione mistica. Una eucarestia della parola che salva la mente dalla morte della coscienza. Una coscienza, la nostra, che grida disperata contro il crollo delle certezze alla ricerca di una verità, il nostro destino di esseri umani.”
Il lavoro è sostenuto da vera partecipazione e possiamo apprezzare la letteratura eminente di un’apprezzabilissima Marguerite Yourcenar e ricomprendere la figura alta di Adriano, eccellente mente di un impero.
La parola in scena riesce a rifornire di scienza la coscienza.
Espressioni coinvolgono e alimentano la nostra voglia di esserci anche nel futuro.
Grazie a uno sguardo saliente e sapiente sul passato si riesce a inquadrare l’orizzonte umano...

Info

Da Giovedì 2 a Domenica 19 Febbraio 2012

(orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21.00, domenica 18.30)

al TEATRO IL PRIMO Via del Capricorno 4 Colli Aminei, Napoli

081.592.18.98
info@teatroilprimo.it
Prezzo Biglietto: Intero 15 €, Ridotto 10 €, Giovani 8 €

 

Didascalia della foto in alto a sinistra: Arnolfo Petri in scena

 

(6 febbraio 2012)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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