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3/12 febbraio 2012

Tato Russo in “Il fu Mattia Pascal” al Teatro Bellini di Napoli

Servizio di Anna Borriello

Napoli - Uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello è mirabilmente portato in scena al Teatro Bellini di Napoli dal genio artistico di Tato Russo, la cui esemplare interpretazione del personaggio pirandelliano rappresenta, ancora una volta, il grande ed indiscusso valore dell’artista. Con Francesco Acquaroli, Renato De Rienzo, Sarah Falanga, Giulio Fotia, Marina Lorenzi, Adriana Ortolani, Antonio Rampino, Carmen Pommella, Francesco Ruotolo e Massimo Sorrentino, “Il fu Mattia Pascal”  sarà in scena al Bellini fino a domenica 12 febbraio: si offrirà così al pubblico partenopeo la possibilità di assistere ad una non comune, suggestiva e straordinaria pièce teatrale.

In un contesto scenografico elegantissimo e sapientemente costruito si disegna  il  viaggio di Mattia Pascal che, appresosi suicida dalla lettura di un giornale, stanco della sua misera ed infelice vita familiare, decide di assecondare quello scherzo del destino e di darsi un’altra possibilità di vita: diventa Adriano Meis.

A Roma si innamorerà della figlia del proprietario della pensione dove troverà alloggio, ma avendo una falsa identità non potrà realizzare pienamente quel legame. Tornerà a casa , sperando di riprendere ad essere Mattia Pascal, ma il suo ritorno sarà scandito dall’amarezza  della benché minima speranza di riprendersi la sua prima identità.

Il romanzo di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1904, contiene un complesso di tematiche fondamentali che investono la  natura stessa dell’essere umano: Mattia Pascal è il testimone dell’assurda condizione dell’uomo prigioniero delle convenzioni, “delle maschere sociali” in cui è costretto e vivere ma dalla cui morsa non è possibile affrancarsi, perché esse stesse condizione essenziale dell’esistenza costruita dall’ uomo per l’uomo, della società moderna in cui regna il senso di solitudine e sconfitta.

 Tato Russo fa propria la materia del testo narrativo trasformandola in una costruzione per il teatro che arricchisce, reinterpretandola, l’essenza della riflessione pirandelliana inscenandola con straordinaria maestria in un misto di gioia e sofferenza, di umorismo e amarezza, di comico e di tragico.



(4 febbraio 2012)

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