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“NapoliScura” al Sancarluccio

Servizio di Corrado Giardino

Napoli - In scena dal 26 al 29 gennaio al Teatro Sancarluccio, NapoliScura è una coppia di atti unici, "Abbandonata" di Vittorio Adinolfi e "Quinnicina" di Luca Nasuto, accomunati da atmosfere noir nella Castellammare degli anni ´50. Due diverse compagnie, entrambe di quattro attori, mettono in scena testi che, nonostante vengano presentati contestualmente, mostrano evidenti differenzeche, purtroppo, ne sanciscono, anche all´occhio di spettattori novelli, un divario di difficile digestione.
"Abbandonata" è una sorta di cortometraggio in stile cinematografico, ben costruito nei continui cambi spaziotemporali che, pur non modificando la scena, creano un movimento narrativo basato esclusivamente sulla posizione degli attori e dei cambi di luce. Un ragioniere acquista un teatro da demolire nel quale aleggia lo spirito di una donna che non ha intenzione di lasciare la sua dimora. Viene incaricato dell´ultimo tentativo di "sfollamento" un giovane regista che, seppur privo di timore, affronta timidamente il dialogo convincitivo con il fantasma, permettendole anche di raccontare la sua storia. Il testo di Adinolfi è breve, e pare terminare nel vuoto di un´attesa disillusa, si arricchisce di canzoni cantate a cappella e dell´interpretazione di Angela Rosa D´auria nel ruolo dello spirito femminile, sfociando a volte in manierismi interpretativi che ne spostano il baricentro più sulla forma che sul contenuto.
Di tutt´altro impasto risulta il testo di Luca Nasuto, "Quinnicina", poetico e vibrante sia nei dialoghi che nei lunghi monologhi, affidati soprattutto alla emozionante interpretazione di Anna Troise che, nel ruolo della madre di un probabile omosessuale casa e chiesa, trascina il pubblico in una spirale emotiva che spazia dall´invettiva contro le prostitute alla carnalità dell´amore materno, dalla delicata descrizione di anfratti ed usi della Castellammare dei primi decenni del secolo alla struggente descrizione del parto. Portatrice inconsapevole di un amore ambiguo che è capace di dichiarare guerra e morte anche alla sorella che, insinuando plausibili verità sull´anormalità del nipote, ne scatena la furia protettiva, debordante fino al punto di risultare insana. Il titolo prende spunto dalla tradizione dell´epoca secondo la quale una prostituta non poteva permanere nello stesso bordello per più di due settimane, affinché i clienti non le si affezionassero. Nell´impasto, che a tratti trafigge le corde dei più sensibili, finiscono quindi anche la violenza fisica subita dalle donne e la condizione di coloro che praticano il mestiere più antico del mondo, temi, purtroppo, tuttora attualissimi. Nel già ricco piatto emotivo si innesta il ruolo del figlio, interpretato egregiamente da Maurizio Capuano, che, vittima di una oppressiva protezione materna, si chiude in se stesso prima di innamorarsi della bella prostituta, sfatando ogni sospetto e finendo con il commettere un delitto pur di donarle una nuova libertà.

(30 gennaio 2012)


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