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“Favola” al Teatro Bellini fino al 22 gennaio

Uno spettacolo che fa dell´ironia la sua arma vincente, l´ironia che strappa anche sorrisi amari

Servizio di Giovanna Castellano


Napoli - Si apre il sipario, la scena accoglie lo spettatore e lo prepara ad assistere a qualcosa di molto bello; sì, già la scena è bellissima. L´ambientazione è quella dell´America degli anni ´50, ma il messaggio che deriva dallo spettacolo è di quelli senza tempo: le false convenzioni sociali, l´ipocrisia dietro cui si maschera persino sé stessi, identità inconfessabili che poi diventano imbarazzanti verità, appartengo (e apparterranno) a tutte le epoche; e quindi anche il testo è bellissimo.
Due amiche, apparentemente protagoniste di una vita “normale”, si rivelano due donne infelici, l’una incinta di un marito violento che arriva ad uccidere il grazioso cagnolino (che poi “sopravvive” impagliato - come impagliati sembrano essere tanti esseri umani che rappresentano solo vite finte -), l’altra che scopre un tradimento omosessuale da parte del coniuge che si mostrava latitante nel compiere i proprio doveri coniugali; e poi la presenza di tre gemelli che con le loro irruzioni nella vita delle donne ne mettono a nudo desideri repressi e frustrazioni

E il tutto ci viene raccontato da una recitazione perfetta di Lucia Mascino e Luca Pignagnoli, recitazione che diventa strepitosa con Filippo Timi (anche autore del testo e regista).
La sua capacità di recitare anche nelle pause, anche con i soli movimenti, anche solo con lo sguardo, è veramente coinvolgente per il pubblico che è decisamente desideroso di uscire una sera dal teatro veramente soddisfatto; càpita raramente, questa è una di quelle volte.
Le citazioni di grandi film del passato sono tante e avvengono sia nella fase discorsiva che nell’uso degli splendidi costumi; i tempi della recitazione sono dettati da una regia attenta e sapiente; i movimenti diventano parte integrante dello spettacolo.
Il tutto strappa applausi e risate al pubblico presente; peccato che qualcuno abbia trovato da ridere anche quando il testo diventava drammatico, anche quando la/il protagonista raccontava di essere stata/o sottoposta/o a morbose attenzioni paterne durante la prima infanzia. È un grande colpo si scena che fa venire in mente il migliore Almodovar, e se qualcuno ha riso anche in quei momenti la colpa non è del testo né degli attori!
Uno spettacolo che fa dell’ironia la sua arma vincente, l’ironia che strappa anche sorrisi amari, che fa scoprire la propria e l’altrui meschinità, che mette a nudo vizi privati, che quando mette in evidenza il dolore riesce ad attanagliarti la mente; e non c’è invasione di UFO che tenga (perché anche questo paradosso è toccato nel finale): l’ironia è un’arma tagliente che può far ridere, ma se decide di far piangere è micidiale.
La “Favola” è vero non esiste, ma per fortuna esiste qualche spettacolo “favoloso”!



© RIPRODUZIONE RISERVATA


(19 gennaio 2012)


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