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I VIRTUOSI DI SAN MARTINO AL PICCOLO BELLINI

Omaggio a Nino Taranto “Nel nome di Ciccio”

Servizio di Corrado Giardino


Napoli - Dal 25 dicembre è in scena presso l´Auditorium del Teatro Bellini "Nel nome di Ciccio", poliedrico e schizofrenico spettacolo dei Virtuosi di San Martino, mattatori di una serata che vi lascerà a bocca aperta. Nel suggestivo e raccolto contesto del Piccolo, il rapporto con gli artisti è praticamente amichevole ed è come essersi incontrati per ridere in famiglia. Le luci si spengono, i primi accordi viaggiano leggeri e ci si ritrova per incanto trasportati in una dimensione a cui non si può mettere freno neanche con gli applausi, ché già un nuovo pezzo di teatro musicale ti proietta fuori dall´austerità del dramma e della musica "alta", regalandoti l´infatile gioia di ridere godendo di qualcosa che è un "tutto per tutti".
Con un dichiarato omaggio a Nino Taranto, i Virtuosi di San Martino prendono a piene mani dal vastissimo repertorio della Macchietta, dell´Avanspettacolo e della Rivista. Brandelli, scenette musicali, pezzi di canzoni che dialogano con altri pezzi di canzone in un Teatro-Musica Frankestein, come essi stessi lo definiscono, in cui perde di serietà ogni intellettualismo, ritornando finalmente ad essere quel tipo di musica e di teatro che ha alle spalle la vera coltezza profonda, pur vestendosi di un linguaggio leggero, divertente, poetico e trascinante. Personaggi come Ciccio Formaggio, Nicola Quagliarulo, il Mazza e la Pezza e gli altri che nei decenni d´oro del Varietà, tra la fine dell´800 e l´inizio del ´900, furono impersonati da Nino Taranto, Nicola Maldacea, Ettore Petrolini, Raffaele Viviani, Totò, Aldo Fabrizi, e perfino da un giovane Eduardo, rivivono nell´istrionica bravura di Roberto Del Gaudio, che si diverte a lasciarsi "possedere" letteralmente da voci, modi di cantare, imitazioni magistrali, declinando a piacimento stili che spaziano dal blues alla tammorriata, dal rap al teatro-canzone.
Il risultato è un omaggio esilarante e coinvolgente, attualissimo nei testi che inframmezzano i pezzi, pregni di critica alla museicità del teatro, alla terronaggine di una certa napoletaneità e alla follia collettiva della società moderna. Per il resto pare proprio di veder apparire sulla scena i protagonisti che resero celebre un genere che, secondo gli stessi Virtuosi, è oggi più che attuale in un momento in cui si rischia di non "cogliere l´essenza unica di un´arte che si avvia ad essere divisa per sempre da se stessa".
I Virtuosi si divertono a giocare con la musica colta e con il teatro impegnato, contemporaneamente, dissacrando la serietà con gag sceniche e "scemiche", ricavandosi il lusso di ridere di se stessi, in una percussione che, grazie alla geniale capacità di Roberto Del Gaudio, conduce il pubblico in una folle corsa, alla fine della quale pare proprio di aver assistito ad un´affollatissima rappresentazione durata un cinquantennio. Il repertorio cui si attinge è talmente vasto che c´è spazio anche per un medley raffinato e giocoso, prima di concludere con il bis e il ter, per poi rassegnarsi al fatto che sia finito, uscendo frastornati e un pò orfanelli, con quella vocina dentro che sussurra "Ancora..."

 

(27 dicembre 2011)


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