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Canto di Natale fino al 30 gennaio

a Il Pozzo e il Pendolo di Napoli

Servizio di Maurizio Vitiello

Napoli - Charles Dickens ritorna a Napoli; ci venne nel lontano 1844 e scrisse “Impressioni di Napoli”. È già uno scrittore famoso Dickens e come tanti connazionali, nel 1844, lascia Londra per dare inizio al suo viaggio in Italia. Più che i monumenti e i capolavori dell´arte, «sepolti sotto la montagna delle dissertazioni ad essi dedicate», lo attira, però, la gente, che intende studiare con l´occhio dell´osservatore imparziale. Soggiorna a Napoli dal 10 al 26 febbraio e si lascia conquistare dalla strada, vero e proprio teatro all´aria aperta, ricco di tipi e di figure, che la sua penna sa ribaltare sulla carta.

Comunque, Canto di Natale di Charles Dickens è una bella favola che si ripete a Napoli, da alcuni anni, nello stesso tempo; insomma, va in scena per indimenticabili serate-spettacolo, bagnate di suggestioni, calde atmosfere e nostalgiche magie.

Da giovedì 22 dicembre 2011 alle ore 21.00 (repliche fino al giorno 30 e, poi, solo il 6 gennaio 2012), a “Il Pozzo e il Pendolo” sarà in scena Canto di Natale, il toccante testo di Charles Dickens, prodotto e messo in scena dalla struttura di Piazza San Domenico Maggiore a Napoli.

L’allestimento si avvale dell’interpretazione di Paolo Cresta, calibratissima e misuratissima voce narrante, e di Carlo Lomanto, splendido perfomer con voce & electronics; ideazione e regia attenta di Annamaria Russo e Ciro Sabatino.

I due registi segnalano: “L’idea è quella di restituire l’incredibile potere affabulatorio che le pagine di Dickens custodiscono, attraverso un lavoro nel quale la voce del narratore e quella del vocalist s’intrecciano, si accavallano, si separano. Un frammento di storia letteraria che ci piace leggere come un invito, da parte dell’autore, a dare ancora voce alla sua storia, scritta per essere raccontata”.

Il Pozzo e il Pendolo, per l’occasione, ha  trasformato i propri spazi, divenendo un salotto d’altri tempi; dalla poltrona da ‘sprofondo’ al plaid, per rendere più familiare la serata, fino alle piccole leccornie, inseguite nelle due pause.

Tutti seduti intorno a un ideale focolare per un omaggio a chi ha saputo raccontare il Natale conservando  l’inossidabile attualità di suggestioni preziose.

Un racconto, due voci; una fatta di parole, l’altra di suoni, e intorno, luci, immagini, odori, sapori di un Natale che, nella memoria o nell’immaginazione, ognuno conserva al meglio.

Le parole sono prestate da un libro, per condividerne le emozioni, seguendo la traccia segnata, in un dicembre di molti anni fa, dallo stesso autore; intorno al 1840, infatti, Dickens si trovava a vivere in ristrettezze e per far fronte all’emergenza decise di scrivere una storia che potesse essere raccontata, da lui stesso, nei salotti più in vista della nobiltà londinese.

La sua iniziativa riscosse successo, tanto che le sue finanze si ristabilirono.

L’eco del suo racconto giunse fino a  Buckingham Palace; la regina Vittoria decise di invitare il singolare “cantastorie” per poter godere, con pochi intimi, le suggestioni di quell’esperienza che in tanti magnificavano.

Dickens, però, declinò l’invito. “Se sua Maestà avesse voluto sentire la mia storia, avrebbe dovuto chiedermelo quando il destino si accaniva contro di me, quando la sua regale liberalità avrebbe potuto restituirmi quella dignità che sentivo fuggire inesorabilmente da me. Ora che il fato mi sorride, la mia storia la racconto solo per diletto”.

Abbiamo assistito allo spettacolo e l’abbiamo goduto; abbiamo apprezzato il luogo, d’indubbio fascino, e le posizioni dei due artisti, che li rendevano autonomi, ma ben integrati nei momenti topici, di abbraccio parola-musica.

Paolo Cresta, che sembra raccogliere l’allure di un Henri de Toulouse-Lautrec, sa perfettamente gestire il timing; controllatissimo nelle caratterizzazioni, avvedutissimo nelle voci delle parti, sale e scende, gira a sinistra e a destra con magnifica padronanza dei tagli e delle misure esistenziali; caparbiamente coinvolgente nella sua direzione vocale.

Carlo Lomanto riesce a gestire le vibrazioni del corpo, la sua personalissima cassa armonica con la pregnanza degli echi e dei riverberi; il suono lo conosce e segmenta lo spettacolo di sapienza musicale con tocchi saggi e profondità rare.   

Assolutamente da vedere, assolutamente da non perdere, assolutamente da vivere al centro di Napoli.

 

 

Info:

Canto di Natale, di Charles Dickens

Napoli, Il Pozzo e il Pendolo Teatro – dal 22 al 30 dicembre 2011 e poi solo il 6 gennaio 2012

Info e prenotazioni al numero 0815422088 email info@ilpozzoeilpendolo.it

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00, ore 18.30 (solo la domenica)


(24 dicembre 2011)

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