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“CHE FINE HA FATTO IL MIO IO?” AL TEATRO SANNAZARO: UN’INTROSPEZIONE GIOCOSA CON FRANCESCO PAOLANTONI

Servizio di Guerino Caccavale

Napoli. Una seduta psicoterapeutica che coinvolge un uomo in piena confusione interiore: è quella a cui si è sottoposto Francesco Paolantoni davanti al pubblico del Teatro Sannazaro nello spettacolo  “Che fine ha fatto il mio io?”, in scena fino all’ 11 dicembre. “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma soprattutto…a che ora si mangia?”, inizia così, tra il serio ed il faceto, questa speciale seduta in cui Paolantoni cerca una risposta a tali domande esistenziali con l’ausilio del suo psicoterapeuta, interpretato da Arduino Speranza.

Testo di Paola Cannatello e dello stesso Paolantoni, “Che fine ha fatto il mio io?” è, come afferma lo stesso attore napoletano,  una pubblicoterapia alla quale giunge dopo una conclusione più che logica: “Perché devo andare a trovare una persona che devo pagare quando posso parlare a tante persone che pagano per me?”. Varie sono le terapie che egli affronta per sconfiggere le paure, le ansie, i dubbi di un uomo che ha ormai varcato la soglia dei cinquant’anni: l’idroterapia, svolta con l’acqua; la favolaterapia, che consiste nel raccontare favole; la musicoterapia, seguita dalla sessoterapia; la magnoterapia, una nuova terapia fondata sui benefici effetti del cibo, durante la quale Paolantoni lancia brioches al pubblico; infine la cromoterapia, basata sui colori.
Con una naturale fisicità, sincronica ad un’articolata gestualità, l’attore partenopeo coinvolge  in questo progetto terapeutico alcuni personaggi del suo repertorio, tra cui vanno sicuramente annoverati la signora Lorena, Robertino e il Mago Spacca, e li inserisce nelle sue considerazioni sull’amore, il destino, il libero arbitrio, la fede, l’ipocondria. Molto divertente è la scena in cui, nell’ambito della favolaterapia, racconta, stravolgendole, favole quali Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, che vedono tra i loro protagonisti il solito intruso napoletano.
Paolantoni, in questo irrituale one man show, al quale è funzionale la presenza di una spalla (il bravo Arduino Speranza) ma soprattutto il pieno coinvolgimento dello spettatore, irride la mania degli uomini di affidare la cura delle loro nevrosi alle più disparate (e strane) terapie, dettate in alcuni casi dalle mode del momento. Lo fa con intelligente sarcasmo ma soprattutto in modo giocoso.
Rappresentato per la prima volta nel 2005, “Che fine ha fatto il mio io?” è un testo attuale e lo dimostra il fatto che ancora oggi viene proposto; inoltre in alcune sfaccettature è facilmente riadattabile alla nostra epoca, caratterizzata da varie crisi tra loro collegate e tuttora irrisolte: politica, economica, mentale, esistenziale.
“Che fine ha fatto il mio io?” si rivela  una seduta globale in cui l’attore instaura un esilarante dialogo con il pubblico che diventa il suo principale interlocutore e, alla fine, non sa  se ha assistito ad uno spettacolo-terapia di un’ altra persona o se esso stesso è il paziente di una terapia collettiva diretta paradossalmente (e con maestria) dallo stesso Paolantoni.
Forse, in entrambe le ipotesi c’è un fondamento di verità; di sicuro Paolantoni porta in scena per l’ennesima volta un esperimento psicologico in cui si interroga in maniera spassosa, ma allo stesso tempo arguta, su un argomento serioso qual è quello della continua ricerca di se stessi. L’attore, non trovando risposte certe alla domanda-titolo dello spettacolo, conclude la pièce con una sorpresa beffarda che riscuote, come del resto tutto lo spettacolo, il gradimento del pubblico.

 

(14 DICEMBRE 2011)

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