Lunedì, 09 Dicembre 2019  
                                                   

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“LE DONNE DI PICASSO” AL TEATRO GHIONE  

Servizio di Maddalena Caccavale Menza


Roma. Ricorda un’orecchiabile canzone di qualche tempo fa, il titolo di questo testo di Brian Mc Avera, tradotto dal grande critico teatrale  Masolino D’Amico, che ha debuttato il 1 ottobre scorso al Teatro Ghione, con due attrici d’eccezione, Milena Vukotic e Margot Sikabonyi, che hanno interpretato da par loro, le travagliate donne di Picasso e con l’amichevole video-partecipazione di Giorgio Albertazzi, nel ruolo del grande artista attorno al quale ruota tutto la pièce. Spartana la scenografia che utilizza una tenda trasparente come schermo su cui di volta in volta si proiettano dipinti del grande Picasso o sue immagini in vari momenti della sua lunga vita che rafforzano il potere del testo. Erano donne insoddisfatte,  le compagne di Picasso come Olga (Milena Vukotic), la prima moglie, ballerina russa di gran classe, che aveva dovuto subire l’onta più grande: quella di aver dato alla luce un figlio, il piccolo Paulo, che il padre non aveva mai degnato di attenzione o la giovane amante minorenne, Marie Therese, che si sente onorata nell’essere stata scelta, lei giovane e bionda, tra decine di aspiranti amanti e che ha donato tutta la sua vita al grande maestro, che le ha dedicato una quarantina di opere e che, quando si è resa conto che  lui aveva posato lo sguardo su un’altra donna, è scappata di casa e poi, capendo che ormai per lui ciò che lei faceva non aveva alcun significato, ha deciso di darsi la morte in modo tremendo, con l’impiccagione.
E infine, l’ultima delle donne di Picasso, rappresentate sulla scena dalla Vukotic , è Jacqueline, l’ultima moglie, una piccola commessa, che s’invaghisce del pittore ormai anziano e che sceglie di attuare una strategia per poter essere scelta per vivere di luce riflessa all’ombra del genio.
Durante la vita coniugale però, a un certo punto, non sopporta più l’emarginazione e finirà per spararsi.
La qualità della recitazione e la capacità delle due attrici d’indossare di volta in volta i panni delle donne scelte da Picasso, la profondità dell’introspezione, la sofferenza di  vite in cui tutto ruota intorno a un dio, che poteva fare il bello e il cattivo tempo, con un gesto, con uno sguardo, la comunicazione con lo spettatore che apre una finestra in un mondo ,quello femminile (anche se tanto per cambiare l’autore è un uomo) che spesso rimane sconosciuto  e non ha voce per esprimersi.
Indubbiamente può nuocere un pochino l’identificazione che fa il grande pubblico delle due attrici come delle protagoniste della fiction televisiva “Il medico in famiglia” (rispettivamente nonna Enrica e Maria) ma presto ci si lascia trasportare dal racconto intenso, diretto da Terry D’Alfonso, delle vite di queste anime dolenti. Applausi a scena aperta per la prova attoriale.        


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