Mercoledì, 11 Dicembre 2019  
                                                   

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Napoli Teatro Festival Italia

Tre sfumature diverse. Un’unica radice. Il Male, secondo Shakespeare

TRILOGIA DEL MALE - “demand me nothing; what you know, you know”

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli - Teatro San Ferdinando dal 22 al 25 settembre, TRILOGIA DEL MALE - “demand me nothing; what you know, you know”, drammaturgia e regia di Laura Angiulli. Tre sfumature diverse. Un’unica radice. Il Male, secondo Shakespeare. Il Grande Indagatore della natura umana, sapeva bene quale potere devastante potessero avere sull’animo di talune persone i micidiali veleni dell’avidità, della collera e, perché no, della stupidità, che spesso, in maniera diretta o indiretta,  fa da detonatore ai primi due amplificandone gli effetti dirompenti. Nella vasta, e per molti versi esaustiva, gamma shakespeariana, Laura Angiulli individua tre prototipi quasi proverbiali tra i molti  sui quali Shakespeare ha articolato la sua indagine sul lato oscuro dell’uomo.

Macbeth, Riccardo III e Otello, o meglio, “l’onesto” Iago. Tre variazioni sullo stesso tema. L’ambizione smodata che si fa avidità di potere. Superando persino le sue motivazioni di partenza. Divorando se stessa fino ad autodistruggersi. Eppure, almeno nei primi due casi (ma anche Iago, a ben vedere, seppure in ambito più ristretto, ne è partecipe) è il motore della storia. “Il Grande Meccanismo” secondo Jan Kott. Qualcosa che, seppur con manifestazioni differenti, ci riguarda tutti molto da vicino. Al di là dei luoghi e delle epoche. Shakespeare nostro contemporaneo, per dirla ancora con Kott.

L’ambizione di Macbeth è alimentata dalla ancor più avida consorte, Lady Macbeth. I due formano una sorta di “macchina celibe” (non hanno figli né eredi, non c’è discendenza che possa scaturire da tanto male) votata al potere e alla (auto)distruzione. Lei dissipa con parole anche sprezzanti ogni dubbio di lui, ogni suo minimo e residuo soprassalto della coscienza, spingendolo ai delitti più turpi pur di raggiungere lo scopo che si sono preposti. Finché entrambi precipitano nell’abisso che essi stessi hanno spalancato sotto di loro. Così Riccardo III, che sembra voler sfidare il mondo in barba alla propria deformità, o forse proprio per quella, in segno di rivalsa. Ma che sembra anche portare sul corpo le stimmate di una malattia dell’anima che lo divora. Anche lui attraverserà tutti i passaggi canonici per giungere al potere (delitto, infamia, tradimento, senza fermarsi neanche di fronte all’infanticidio) e, superata di gran lunga la misura dell´ umanamente tollerabile, ne pagherà con la sua vita le conseguenze. Allo stesso modo trama Iago, anche se ad un livello di ambizioni più basse, ma ugualmente devastanti e distruttive per la vita di un gran numero di persone. Mosso da sentimenti di vendetta e di rivalsa sibila come un serpente nell’orecchio di Otello, instillando il veleno del sospetto e della gelosia in una mente in tal senso ricettiva, forse per debolezza d’animo o per insicurezza di sé (o anche per una speciale qualità di quella stupidità che, come detto, è di pericolosità almeno pari a quella della avidità e della collera).

Tutta questa materia, vasta e intricata, viene fatta confluire sulla scena da Laura Angiulli con una sorta di montaggio alternato di stampo quasi cinematografico, in cui le scene salienti dei tre drammi si giustappongono in un confronto diretto, attraverso il quale si illuminano a vicenda diventando parti (separate) di un solo discorso che tende verso un unico, tragico epilogo finale. La scena, e in particolare l’ampia scalinata che porta al simbolico trono che campeggia alla sua sommità, disseminata di cadaveri, non più distinti per opera di provenienza, e frutto dei molteplici delitti a vario titolo commessi per raggiungere quello stesso trono.

Una sintesi in chiave tragica, appunto, della storia dell’umanità.

La regista, autrice anche della riduzione drammaturgica, affronta con coraggio un’operazione da far tremare i polsi, orchestrando una numerosa compagnia di attori, tra i quali si sono distinti in maniera particolare il Riccardo III di Giovanni Battaglia e la Lady Macbeth di Alessandra D’Elia. Ma non sempre, nel corso della “prima”, afflitta anche da qualche inconveniente tecnico, il risultato è stato all’altezza delle aspettative. Ma stiamo parlando, come si sarà capito, di una messa in scena complessa e laboriosa che richiede una buona fase di rodaggio prima che tutti i meccanismi possano dirsi ben oleati e scorrere fluidamente nei loro molteplici e intricati incastri. Che comprendono anche un elaborato disegno luci di Cesare Accetta e la scena essenziale ed espressiva di Rosario Squillace.

 

TRILOGIA DEL MALE - “demand me nothing; what you know, you know”, drammaturgia e regia di Laura Angiulli, con Giovanni Battaglia, Milvia Marigliano, Stefano Jotti, Alassane Dou Lou Gou, Irene Grasso, Alessandra D´Elia, Mirko Soldano.


 

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