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L´INCORONATA di Emanuele Tirelli, regia di Iolanda Salvato

Real Orto Botanico di Napoli nell´ambito della rassegna AggregAzioni, a cura dell´Associazione Teatrale Il Pozzo e Il Pendolo
Servizio di Antonio Tedesco

Napoli - Il teatro vive sulla memoria. Una memoria che si materializza sulla scena, che si riempie di carne e sangue, ma soprattutto di sentimenti e di emozioni. Una memoria che diventa concreta, tangibile, e si manifesta attraverso il corpo dell´attore.

L´attore è una presenza fantasmatica che appare sulla scena a rievocare qualcosa che è già successo e, allo stesso tempo, si consuma di nuovo mentre accade. Qualcosa che nel suo farsi è già memoria di sé stessa. Memoria spesso inquieta, combattuta, come un´anima in pena che deve espiare le sue colpe, o consumare le sue vendette.

Così è il fantasma di Luisa Sanfelice, che si aggira su un palcoscenico che non è solo teatrale, ma è anche quello di una città e di un mondo. Un fantasma incapace di acquietarsi, assetato di vendetta, ancora segnato dal profondo turbamento provocatogli dalla terribile ingiustizia subita.

Luisa Sanfelice, o meglio il suo fantasma, che resta appiccicato in maniera indelebile alla storia della sua vita, ma ancora di più alla storia di tutta la città di Napoli, è la protagonista de L´incoronata, il suggestivo testo scritto da Emanuele Tirelli e interpretato da Patrizia Monti, per la regia di Iolanda Salvato.

Unico personaggio in scena "la Sanfelice", nella vivida e intensa interpretazione che ne dà Patrizia Monti, riesce ad esprimere attraverso di sé tutto un piccolo universo che si manifesta nelle sue innumerevoli e contraddittorie sfaccettature. Non la storia di una donna, quindi, o almeno non solo, ma quella di tutta una città che attraverso di lei rivive nei suoi sentimenti, nei suoi umori, negli accenti di un linguaggio crudo e diretto, che non perde mai i contatti, però, con un´ispirazione profondamente umana e, a tratti, poetica. Perché la vicenda di Luisa Sanfelice, coinvolta suo malgrado negli eventi della Repubblica Napoletana del 1799, combattuta tra due amanti appartenenti alle opposte fazioni in campo, rapita dalla passionalità del momento più che dalla nobiltà del fine da raggiungere è, in definitiva, il simbolo di Napoli. Della storia ricorrente di questa città volubile e passionale, incapace di votarsi ad un ideale puro e sempre pronta a perdersi dietro un´illusione evanescente e fuggevole di opportunità o di vacua bellezza che non di rado, come appunto la  vicenda della Sanfelice simboleggia, si trasforma in sofferenza e orrore.

Patrizia Monti, coadiuvata con cura e attenzione dalla regia di Iolanda Salvato, riempie da sola la scena delle voci e dei colori, delle accensioni e dei turbamenti, di tutto un popolo e della cultura che lo esprime. E li restituisce con intensità e con misura, padroneggiando compiutamente tutte le sfumature di questo personaggio-città-mondo. E lasciandone intravedere le prospettive interiori che si aprono profonde come abissi, e riuscendo a creare, con il numeroso e attentissimo pubblico, un "cerchio magico" dove la comunicazione si è spostata dal piano del linguaggio a quello dell´emozione profonda. Che è calata su tutti, quasi come una cappa, dalla quale è stato difficile liberarsi, anche dopo che le luci, nel suggestivo cortile del Castello all´interno dell´Orto Botanico, si sono riaccese e l´attrice, dopo essere stata lungamente applaudita, si era già ritirata. O forse è meglio dire scomparsa, come un fantasma, tra le mura antiche.

 

27 luglio 2011




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