Lunedì, 25 Gennaio 2021  
                                                   

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Il centenario della morte di Tolstoj non poteva ricevere miglior tributo di questa "Sonata a Kreutzer" in scena al teatro Arcobaleno di Roma
di Clelia Verde

Roma - "Sonata a Kreutzer" diretta ed interpretata da un gigantesco Alvaro Piccardi.In uno spazio scenico scarno e rigoroso assistiamo alla lunga confessione di Pozdnyšev, il protagonista del noto romanzo breve dello scrittore russo pubblicato nel 1981. Pozdnyšev ha uccisio sua moglie e racconta la sua storia da uomo libero grazie alle leggi dell´epoca che prevedevano attenuanti per i reati commessi per gelosia.

Egli stesso si trincererà in un´altra definitiva attenuante: la musica. Fu quella Sonata a Kreutzer di Ludwig Van Beethoven per piano e violino, eseguita dai due presunti amanti, che lo avrebbe portato a "potere ciò che non poteva".

Il monologo, attualissimo, ripercorre i momenti della vita del protagonista: la gioventù peccaminosa, l´incontro con la donna casta degna di essere presa in moglie (una piccolo borghese che gli darà cinque figli), le feroci crisi coniugali fino al delitto per un presunto tradimento con un musicista che egli stesso aveva introdotto a sua moglie. Chiede scusa, Pozdnyšev, ma quei suoi "scusate" finali sembrano nascondere l´ipocrisia di chi proprio non può far altro che autoassolversi.

La prova d´attore di Piccardi è scintillante: i suoi movimenti sono precisi, puntuali, nulla è lasciato al caso. Certi semplici gesti in scena come il soffiarsi il naso con un fazzoletto vermiglio o l´assaporare il vino ci trasportano nel regno del confidenziale mentre l´eleganza dei suoi abiti e dei suoi versi restituiscono alla pièce un´eleganza formale. Le sette sedie che rappresentano l´essenziale scenografia e che Piccardi sposta a seconda delle esigenze per  tenere l´attenzione del pubblico sempre viva seguono la stessa regola: a volte vi si accascia nel pieno impeto della confessione, a volte le dispone con cura ossessiva creando perfette costruzioni geometriche. Questa regia efficace ed accurata non sorprende poiché figlia di uno dei registi più significativi della scena italiana. Sorprende invece una capacità davvero speciale nel comunicare il torbido delle relazioni umane, le nostre zone d´ombra e un´idea del sesso e della donna fondata sull´assoluta supremazia maschile che ci accompagna fino alla toccante scena finale:

"Guardai il viso di lei, livido e gonfio, e per la prima volta mi dimenticai di me, dei miei diritti, del mio orgoglio, e per la prima volta vidi in lei una creatura umana."
(29 novembre 2010)

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