Giovedì, 12 Dicembre 2019  
                                                   

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Gino Rivieccio festeggia i trent’anni di carriera con “Un Gino per il mondo”, tuorbillon di frizzi, lazzi e parodie (pochi i premi e cotillons). Al Teatro Totò dal 23 febbraio al 4 marzo

Servizio di Marco Catizone

Napoli – Verve e mimesi sulfurea, il buon Rivieccio non perde il tocco atellano, di cetrulo capocomico, di vis satireggiante in mistura neapolitana; lustri e decadi che il Nostro affastella in bell’ordine, tra macchiette all’ “armandogill”, archetipi partenopei, cafè chantant e rivista a darsi lustro e pailettes, tra tocchi briosi e neo-comicità declinata sul do-re-ciak-gulp d’un Belpaese all’inciampo diuturno e rutilante (ed è pur vero che i Monti ci sorridono), in diacronico eloquio, tra cupio dissolvi e smargiassa risata: voilà! Ed il trompe l’oeil d’una satira mai greve, arrochita da fumisterie da cabaret e lontana dallo slapstick sincopato in media res da teleimbonitrice odierna, hard discount frenetico e bolso, inganna l’occhio, mai l’uditorio. Rivieccio ha stile, nevvero;  livrea “nature” d’animale da palco, ego polimorfo che palpita e guizza, s’insinua con sicumera in rue già percorse, con brani e lacerti d’estrema perizia e tempistica; forse, se di pecca dobbiam cianciare, v’è un compiacimento egotimico e bozzettistico d’esser classico oramai, per sopravvivere a sé stesso, sciassa puntigliosa che va bene all’abbisogna: è il “Rivieccio-style” . Professionalità e garanzia, meccanismi oliati e ratta risata (e ben pasciuta) in conto alla platea; si dirà: forse poco, in tempi magri? Palingenesi; è clausola mai inserita nel sinallagma autoriale, tra comico e pubblico vibrante. Trait d’union, graffio riviecciano impresso a fuoco, forse che il pubblico di questo abbisogni, che son tempi tribolanti, spauriti e frusti, e la risata è contagiosa (a terapia); forse che la prognosi sia meno fausta, che sia d’uopo nuova linfa, rivoli stitici da istmo stllicida, ad alluvionare alveo per nuova stagione a fioritura; certo è, che il risiko del comico s’arrischia all’anàfora, al carsico bradisismo, alla descensione compita ed abulica, verso il conformismo da repetitio che non giova più a nessuno. Ai posteri, l’A(r)dua sententia, e ve ne son di ascari tra le coltri trapuntate: ma è pur vero che a stiracchiare coperta, da qualche lato si rimane al fianco scoperti.
Rivieccio è mitragliere solerte, il flusso e la potenza di boutades e calembours non scemano per le due ore di spettacolo: il corricolo regge con brio l’andatura; il “Gino per lo mundo”, flogisticamente s’arroventa quando il capocomico ferma il barnum in quel di Neapoli, i cui topoi (per tacer di zoccole) e nervature scuotono e riscuoto successo e platea;  s’imbarcano sciantose e comici giovani a rimorchio, col maestro che dalla buca regge i lacci e rende il là: il rendez vous è canosciuto, nessuna sorpresa, niuna delusione. Ammanca nuova linfa, sé detto, e qualche robusta intramuscolo di guitti politicanti destrorsi e mancini, fous da legare, meglio da leghisti, non abbasta di certo alla renovatio imperii (giacchè financo il Piccolo Nerone di Hardcore è dato per disperso). Ergo: promosso, il buon Rivieccio, ma con debito. Da pagare, sciaquando i panni in quel di Partenope, con abbondanza di scaglie di Marsglia (Vittorio) e decolorando il repertorio per nuova redingote arlecchina (e che non s’offenda Pulcinella).

(28 febbraio 2012)

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TUFANO ELETTRODOMESTICI



Dal 27 nov. al 2 dic. 2012

Al Piccolo Bellini

La insolita lezione del professore O.T.

Di Massimo Maraviglia, con Bruno Tramice

Napoli - O.T è forse il professore che, almeno una volta nella vita, si vorrebbe incontrare. Arriva in classe inaspettatamente e, senza presentazioni, dice di dover sostituire qualcuno. Così inizia la sua estemporanea lezione di Storia, che associazioni di pensiero, derive e digressioni conducono poi in un´altra storia, questa volta di uomini comuni accidentalmente coinvolti in un tragico fatto di cronaca. «O.T. presta voce e corpo ai personaggi di un racconto in cui vicende personali e memoria collettiva di un´intera città si intersecano attraverso fili invisibili e formano uno spazio quantico tra il vero e l´immaginato. (Massimo Maraviglia)».
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