Lunedì, 18 Novembre 2019  
                                                   

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Imbrigliato nella sua forma di legno, fa metafora

PINOCCHIO al teatro Palladium

Servizio di Daniela Morante

Roma - Dal fondo buio della sala uno per volta i tre protagonisti avanzano, nella nudità del torso mostrato.

L´incedere è lento, impedito da una deambulazione di nuovo in apprendimento, sguardo e mento alti, sembrano, anzi sono, eroi sopravvissuti, reduci da chissà quale guerra. I loro corpi mostrano senza pudore e con dignità, rigidità acquisite, il loro sguardo ci parla di territori sondati in un tempo altro a noi sconosciuto. Come eroi tornati dall´Ade, dunque, percepiamo che sono testimoni palpabili di un principio di vita denso, sostanziale che incute a noi pubblico presente non compassione, ma riverenza. Sul palco li aspetta un altro personaggio, volutamente sfatto nella sua pancia rigonfia e mostrata, col cono del  naso lungo di Pinocchio, convitato di pietra silente, servo di scena quasi indolente, assisterà i nostri nelle loro performance. Dal fondo della platea, una voce comincia a dialogare con i tre disposti frontalmente sul proscenio. E´ una voce calda che invita i tre a presentarsi.

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Al Teatro Bellini dal 1 al 3 febbraio

GRIMMLESS IL MESSAGGIO DELLA FIABA CONTEMPORANEA

Servizio di Daniela Morante

Napoli - Grimmless ci parla della mancanza di fiabe dei nostri tempi, ma più ci penso e più mi rendo conto che anche in questo caso, l´assenza contiene una presenza, che il negare non crea un vuoto, ma solo un´affermazione diversa. In scena due uomini e tre donne, molte azioni corali frammezzate da monologhi, volutamente sconnesse e in sincronia con il teatro danza e quello dell´assurdo, in una sequenza di quadri coreografici dove, a prima vista, risulta difficile trovare nessi tra cause ed effetti, analisi e sintesi.

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CUPIDO SCHERZA E SPAZZA E DON RAFFAELE ´O TROMBONE

Due atti unici di Peppino De Filippo per la regia di Franco Pinelli

al Teatro Scarpetta di Casoria fino al 3 febbraio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli, Casoria - Continua al Teatro Scarpetta il lavoro di recupero e valorizzazione del prezioso patrimonio culturale legato ad un caposaldo della tradizione teatrale napoletana, quello della farsa. Che, come si sa, al di là dell´apparente leggerezza e, spesso, pretestuosità dei suoi intrecci, ha bisogno, per essere efficace, di seguire regole molto precise. Vero e proprio meccanismo ad orologeria, la farsa necessita di tempi rigorosi e di ritmi sostenuti che ne fanno un genere tutt´altro che facile, che affonda le sue radici nella gloriosa tradizione della Commedia dell´Arte. Una forma di teatro, quindi, che punta molto sulle capacità espressive del singolo attore, ma che richiede, al contempo un meccanismo perfettamente oleato nel quale tali capacità vanno ad inserirsi.

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La Cantatrice è Calva caleidoscopio di calembours al ridotto del Bellini

Dal 25 gennaio al  3 febbraio

Servizio di Marco Catizone

Napoli – Borghesia molesta, galvanizzata dall´ovvio scorrere del perbenismo a profluvio, i borghesucci di Ionesco mettono le tende in quel di Neapoli, con sei personaggi in cerca d´ardore – E dov´è il fuoco?, direbbe Il Pompiere – per assurdo spectaculo da trapiantar dai cinquanta anglo-francofoni ai nostri anni plastificati da merceologia mediatica a rimorchio; interno giorno, boudoir plissettato ed every kitsch, la Cantatrice (è) Calva ed il cicaleccio in attesa, inatteso, è ottuso e vago: di più, ondivago, tra le brecce merlettate, e braccia poco snodate alla Barbie Girl, in Aqua pazza danese-barra-norvegese (ambientazioni e scenografie da quartetto canterino tardo pop adolescenziale, on air un decennio orsono), per diuturne e quotidiane misture di dialogoi e pastiche senza senso, nel prosaico dipanarsi della quieta trama floscia di vite satolle e quindi abrase al midollo.

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Dalla traduzione di Pier Paolo Pasolini IL VANTONE di Plauto con la regia di Arturo Cirillo  

Al Teatro Mercadante fino al  27 gennaio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli - Con il Miles Gloriosus Plauto fissa, duecento anni circa prima di Cristo, uno di quei grandi caratteri umani universali che il teatro classico ci ha lasciato come preziosa eredità. Come un serbatoio, una sorta di patrimonio che appartiene a tutti, sempre, al di là delle epoche storiche e del luoghi geografici. In questo specifico caso si tratta dello sbruffone, del millantatore, del vanaglorioso, che alla fine resta vittima della sua stessa smisurata prosopopea, o forse sarebbe meglio dire, della sua stupidità. Un personaggio che Pier Paolo Pasolini doveva sentire "a pelle" nella Roma degli anni ´60 nella quale viveva. Tanto che proprio nel 1963 si cimentò in una traduzione in dialetto romanesco del testo del grande autore latino. Una traduzione che utilizza il dialetto nobilitandolo, in qualche modo, attraverso la forma in versi settenari, e facendolo, in questo senso, passare per Moliére, altro grande indagatore di caratteri umani esemplari, come viene evidenziato anche da Arturo Cirillo nelle note di regia che accompagnano la messa in scena di questo testo.

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"The country" di Martin Crimp con Laura Morante e la regia di Roberto Andò

Al teatro Bellini di Napoli dal 22 al 27 gennaio
Servizio di Mario Migliaccio

Napoli - Mistero, dubbio e menzogna sono i tre temi che risaltano agli occhi dello spettatore in quest´opera del maestro Crimp, esempio lampante del teatro inglese contemporaneo. L´opera ha come sfondo un paesaggio campestre, simbolo di serenità, spensieratezza, e il verde dei prati si mescola a quello più intenso degli alberi creando una sorta di magia dalla quale si rimane incantati. Qui, in "The Country", la campagna è una striscia sottile, un tappeto verde con un´incantevole casetta in miniatura posta a sinistra del proscenio con alberi, attorno ad un rudere, che invece sono posti sul lato destro. La casa della coppia Corinne e Richard sembra però fredda e sterile, con una grande parete di vetro che la isola dal mondo esterno, un mondo fatto di ombre e di segreti.

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"NOI, LE RAGAZZE DEGLI ANNI ´60": LA GARBATA VIS COMICA DI GRAZIA SCUCCIMARRA NEL CONFRONTO FRA DUE EPOCHE

Servizio di Guerino Caccavale

 

Napoli - Rappresentato per la prima volta trent´anni fa, lo spettacolo "Noi, le ragazze degli anni ´60" è anche l´occasione per Grazia Scuccimarra di ricalcare la scena teatrale napoletana dopo, guarda caso, ben 30 anni di assenza. Lo ha fatto, nel weekend appena trascorso, sul palco del Teatro Orazio, un nuovo luogo di incontri musicali, teatrali e culturali che a breve festeggerà il suo primo anno di vita e la cui recente nascita rappresenta una confortante notizia nel panorama culturale, economicamente abbastanza critico: un plauso a chi ha voluto e permesso ciò. Autrice e interprete della maggior parte dei suoi spettacoli come anche di questo, Grazia Scuccimarra riprende "Noi, le ragazze degli anni ´60" sia per la costante attualità del testo, sia per celebrarne il trentennale.  

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Vittoria Belvedere e Luca Ward in My fair lady con la regia di Massimo Romeo Piparo

Al teatro Augusteo fino al 27 gennaio
Servizio di Mario Migliaccio

Napoli - La città è lieta di ospitare, al teatro Augusteo, un classico della storia del Musical. Non capita a tutti i classici del teatro musicale di poter essere sempre attuali, "My fair Lady" non è solo un semplice musical, ma uno spettacolo senza tempo, in grado di rispecchiare perfettamente la società moderna. La storia narra la vicenda della giovane "Fair lady" Eliza Dolittle (Vittoria Belvedere), povera e rozza fioraia, figlia di Alfred Dolittle (Aldo Ralli), un uomo cinico che ormai quasi non la cerca più, tranne che per chiedere qualche spicciolo per le sue bevute. La giovane donna ha la fortuna/sfortuna di imbattersi in un colto professore di fonetica, tale Harry Higgins (Luca Ward), dallo spirito burbero e ostinato.

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Pubblico numeroso al teatro Bellini per il Balletto di Mosca La Classique in Il lago dei cigni di Pėtr Il´ič Čajkovskij

Servizio di Pino Cotarelli

Napoli - Atmosfera  incantata al teatro Bellini ad opera di una delle migliori compagnie europee di danza classica,  il Balletto di Mosca "La Classique" diretto da Elik Melikov, che si è esibito nei due atti di quattro  scene de "Il lago dei cigni", con musiche di PėtrIl´ič Čajkovskij, le coreografie di Marius Petipa e le scenografie di Evgeny Gurenko; in programmazione fino al 20 gennaio. Il numeroso pubblico in prevalenza giovanile, ha alternato lunghi applausi ad attenti silenzi per seguire le splendide coreografie fatte di eteree prese aere, movenze ritmiche e quanto di più bello poteva essere esibito nella danza classica. La stupenda prestazione del balletto con una leggera prevalenza delle ballerine sui ballerini probabilmente anche voluta dal compositore, è stata  compensata dalla straordinaria funzione del giullare E.Migunov. Nel ruolo di Odette, una splendida Nadeja Ivanova, in quello di Odile l´ottima Anastasia Chumakova, mentre i due principi Siegfried sono stati interpretati da  Dmitriy Smirnov e Alexandr Tarasov.

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Successo al teatro Cilea della esilarante commedia "Questo bimbo a chi lo dò" scritta e diretta da Edoardo Tartaglia

Servizio di Pino Cotarelli

 

Napoli - L´affluenza di pubblico alla divertente commedia in programmazione al teatro Cilea fino al 20 gennaio, conferma Edoardo Tartaglia come uno degli autori di spicco del teatro comico napoletano e consolida la riuscitissima accoppiata - Edoardo Tartaglia/Valeria Mazza - che attraverso la complicità e l´affiatamento di anni,  riesce questa volta a coinvolgere il pubblico su problematiche etiche cosiddette "serie"  come la "procreazione assistita", che  condita da  ilarità tipicamente  partenopea e da innumerevoli equivoci ai quali si presta la necessità di una scelta del genere, rappresenta una ottima ed esplosiva mistura per una serata di divertimento intelligente e rilassante.

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Dal 27 nov. al 2 dic. 2012

Al Piccolo Bellini

La insolita lezione del professore O.T.

Di Massimo Maraviglia, con Bruno Tramice

Napoli - O.T è forse il professore che, almeno una volta nella vita, si vorrebbe incontrare. Arriva in classe inaspettatamente e, senza presentazioni, dice di dover sostituire qualcuno. Così inizia la sua estemporanea lezione di Storia, che associazioni di pensiero, derive e digressioni conducono poi in un´altra storia, questa volta di uomini comuni accidentalmente coinvolti in un tragico fatto di cronaca. «O.T. presta voce e corpo ai personaggi di un racconto in cui vicende personali e memoria collettiva di un´intera città si intersecano attraverso fili invisibili e formano uno spazio quantico tra il vero e l´immaginato. (Massimo Maraviglia)».
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