Mercoledì, 11 Dicembre 2019  
                                                   

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Felice ritorno dello spettacolo al teatro Acacia con "Brachetti & friends"

Servizio di Pino Cotarelli


Napoli - Arturo Brachetti l´eclettico trasformista da sempre paragonato al grande Fregoli,  nella prima di giovedì 7 al teatro Acacia, ha voluto condividere il suo eterogeneo pubblico fatto di giovani, meno giovani e bambini, che lo segue ormai da molti anni, con i suoi amici acrobati, prestigiatori, cabarettisti, illusionisti, ingaggiati nei vari sui tour intorno al mondo. Lo spettacolo, in programmazione al teatro Acacia fino al 10 febbraio, è un laboratorio in working progress, un vero e proprio contenitore nel quale, alle esibizioni di artisti dalle comprovate capacità artistiche, si affiancano esibizioni di giovani artisti formati dal duro teatro di strada e non solo. Il pubblico viene coinvolto appieno e partecipa spesso agli sketch degli artisti che si divertono a ridicolizzarlo simpaticamente.


LA GOVERNANTE di Vitaliano Brancati con la regia di Maurizio Scaparro 

Al Teatro Mercadante fino al  10 febbraio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli - Come definire La Governante, scritta nel 1952 da Vitaliano Brancati, in scena questi giorni al Teatro Mercadante, prodotta dal Teatro Stabile di Catania per la regia di Maurizio Scaparro? Uno spettacolo fuori tempo massimo? Vi è, in questo testo, la critica alla morale borghese. Aggravata da pregiudizi, all´epoca, molto radicati in una certa cultura siciliana. Argomenti sui quali Brancati ha lavorato molto, specie, e soprattutto, nei suoi romanzi (da Don Giovanni in Sicilia a Il bell´Antonio). Vi sono, poi, i conflitti interiori dei personaggi, soprattutto l´anziano protagonista, Leopoldo Platania, un siciliano da anni trapiantato a Roma, e Caterina, la governante di casa, appunto, che vivono, seppur in maniera diversa, con sensi di colpa lancinanti il divario tra i dettami di quella stessa morale e le ricadute di una sua rigida applicazione sull´esperienza di vita quotidiana.


Imbrigliato nella sua forma di legno, fa metafora

PINOCCHIO al teatro Palladium

Servizio di Daniela Morante

Roma - Dal fondo buio della sala uno per volta i tre protagonisti avanzano, nella nudità del torso mostrato.

L´incedere è lento, impedito da una deambulazione di nuovo in apprendimento, sguardo e mento alti, sembrano, anzi sono, eroi sopravvissuti, reduci da chissà quale guerra. I loro corpi mostrano senza pudore e con dignità, rigidità acquisite, il loro sguardo ci parla di territori sondati in un tempo altro a noi sconosciuto. Come eroi tornati dall´Ade, dunque, percepiamo che sono testimoni palpabili di un principio di vita denso, sostanziale che incute a noi pubblico presente non compassione, ma riverenza. Sul palco li aspetta un altro personaggio, volutamente sfatto nella sua pancia rigonfia e mostrata, col cono del  naso lungo di Pinocchio, convitato di pietra silente, servo di scena quasi indolente, assisterà i nostri nelle loro performance. Dal fondo della platea, una voce comincia a dialogare con i tre disposti frontalmente sul proscenio. E´ una voce calda che invita i tre a presentarsi.


Al Teatro Bellini dal 1 al 3 febbraio

GRIMMLESS IL MESSAGGIO DELLA FIABA CONTEMPORANEA

Servizio di Daniela Morante

Napoli - Grimmless ci parla della mancanza di fiabe dei nostri tempi, ma più ci penso e più mi rendo conto che anche in questo caso, l´assenza contiene una presenza, che il negare non crea un vuoto, ma solo un´affermazione diversa. In scena due uomini e tre donne, molte azioni corali frammezzate da monologhi, volutamente sconnesse e in sincronia con il teatro danza e quello dell´assurdo, in una sequenza di quadri coreografici dove, a prima vista, risulta difficile trovare nessi tra cause ed effetti, analisi e sintesi.


CUPIDO SCHERZA E SPAZZA E DON RAFFAELE ´O TROMBONE

Due atti unici di Peppino De Filippo per la regia di Franco Pinelli

al Teatro Scarpetta di Casoria fino al 3 febbraio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli, Casoria - Continua al Teatro Scarpetta il lavoro di recupero e valorizzazione del prezioso patrimonio culturale legato ad un caposaldo della tradizione teatrale napoletana, quello della farsa. Che, come si sa, al di là dell´apparente leggerezza e, spesso, pretestuosità dei suoi intrecci, ha bisogno, per essere efficace, di seguire regole molto precise. Vero e proprio meccanismo ad orologeria, la farsa necessita di tempi rigorosi e di ritmi sostenuti che ne fanno un genere tutt´altro che facile, che affonda le sue radici nella gloriosa tradizione della Commedia dell´Arte. Una forma di teatro, quindi, che punta molto sulle capacità espressive del singolo attore, ma che richiede, al contempo un meccanismo perfettamente oleato nel quale tali capacità vanno ad inserirsi.


La Cantatrice è Calva caleidoscopio di calembours al ridotto del Bellini

Dal 25 gennaio al  3 febbraio

Servizio di Marco Catizone

Napoli Borghesia molesta, galvanizzata dall´ovvio scorrere del perbenismo a profluvio, i borghesucci di Ionesco mettono le tende in quel di Neapoli, con sei personaggi in cerca d´ardore E dov´è il fuoco?, direbbe Il Pompiere per assurdo spectaculo da trapiantar dai cinquanta anglo-francofoni ai nostri anni plastificati da merceologia mediatica a rimorchio; interno giorno, boudoir plissettato ed every kitsch, la Cantatrice (è) Calva ed il cicaleccio in attesa, inatteso, è ottuso e vago: di più, ondivago, tra le brecce merlettate, e braccia poco snodate alla Barbie Girl, in Aqua pazza danese-barra-norvegese (ambientazioni e scenografie da quartetto canterino tardo pop adolescenziale, on air un decennio orsono), per diuturne e quotidiane misture di dialogoi e pastiche senza senso, nel prosaico dipanarsi della quieta trama floscia di vite satolle e quindi abrase al midollo.


Dalla traduzione di Pier Paolo Pasolini IL VANTONE di Plauto con la regia di Arturo Cirillo  

Al Teatro Mercadante fino al  27 gennaio

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli - Con il Miles Gloriosus Plauto fissa, duecento anni circa prima di Cristo, uno di quei grandi caratteri umani universali che il teatro classico ci ha lasciato come preziosa eredità. Come un serbatoio, una sorta di patrimonio che appartiene a tutti, sempre, al di là delle epoche storiche e del luoghi geografici. In questo specifico caso si tratta dello sbruffone, del millantatore, del vanaglorioso, che alla fine resta vittima della sua stessa smisurata prosopopea, o forse sarebbe meglio dire, della sua stupidità. Un personaggio che Pier Paolo Pasolini doveva sentire "a pelle" nella Roma degli anni ´60 nella quale viveva. Tanto che proprio nel 1963 si cimentò in una traduzione in dialetto romanesco del testo del grande autore latino. Una traduzione che utilizza il dialetto nobilitandolo, in qualche modo, attraverso la forma in versi settenari, e facendolo, in questo senso, passare per Moliére, altro grande indagatore di caratteri umani esemplari, come viene evidenziato anche da Arturo Cirillo nelle note di regia che accompagnano la messa in scena di questo testo.


"The country" di Martin Crimp con Laura Morante e la regia di Roberto Andò

Al teatro Bellini di Napoli dal 22 al 27 gennaio
Servizio di Mario Migliaccio

Napoli - Mistero, dubbio e menzogna sono i tre temi che risaltano agli occhi dello spettatore in quest´opera del maestro Crimp, esempio lampante del teatro inglese contemporaneo. L´opera ha come sfondo un paesaggio campestre, simbolo di serenità, spensieratezza, e il verde dei prati si mescola a quello più intenso degli alberi creando una sorta di magia dalla quale si rimane incantati. Qui, in "The Country", la campagna è una striscia sottile, un tappeto verde con un´incantevole casetta in miniatura posta a sinistra del proscenio con alberi, attorno ad un rudere, che invece sono posti sul lato destro. La casa della coppia Corinne e Richard sembra però fredda e sterile, con una grande parete di vetro che la isola dal mondo esterno, un mondo fatto di ombre e di segreti.


"NOI, LE RAGAZZE DEGLI ANNI ´60": LA GARBATA VIS COMICA DI GRAZIA SCUCCIMARRA NEL CONFRONTO FRA DUE EPOCHE

Servizio di Guerino Caccavale

 

Napoli - Rappresentato per la prima volta trent´anni fa, lo spettacolo "Noi, le ragazze degli anni ´60" è anche l´occasione per Grazia Scuccimarra di ricalcare la scena teatrale napoletana dopo, guarda caso, ben 30 anni di assenza. Lo ha fatto, nel weekend appena trascorso, sul palco del Teatro Orazio, un nuovo luogo di incontri musicali, teatrali e culturali che a breve festeggerà il suo primo anno di vita e la cui recente nascita rappresenta una confortante notizia nel panorama culturale, economicamente abbastanza critico: un plauso a chi ha voluto e permesso ciò. Autrice e interprete della maggior parte dei suoi spettacoli come anche di questo, Grazia Scuccimarra riprende "Noi, le ragazze degli anni ´60" sia per la costante attualità del testo, sia per celebrarne il trentennale.  


Vittoria Belvedere e Luca Ward in My fair lady con la regia di Massimo Romeo Piparo

Al teatro Augusteo fino al 27 gennaio
Servizio di Mario Migliaccio

Napoli - La città è lieta di ospitare, al teatro Augusteo, un classico della storia del Musical. Non capita a tutti i classici del teatro musicale di poter essere sempre attuali, "My fair Lady" non è solo un semplice musical, ma uno spettacolo senza tempo, in grado di rispecchiare perfettamente la società moderna. La storia narra la vicenda della giovane "Fair lady" Eliza Dolittle (Vittoria Belvedere), povera e rozza fioraia, figlia di Alfred Dolittle (Aldo Ralli), un uomo cinico che ormai quasi non la cerca più, tranne che per chiedere qualche spicciolo per le sue bevute. La giovane donna ha la fortuna/sfortuna di imbattersi in un colto professore di fonetica, tale Harry Higgins (Luca Ward), dallo spirito burbero e ostinato.


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TEATRO VALLE OCCUPATO
Roma, attivisti del Teatro Valle Occupato aggrediti nel quartiere ebraico

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