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ARTHUR MILLER AL MERCADANTE

ERANO TUTTI MIEI FIGLI CON UN FENOMENALE MARIANO RIGILLO

Servizio di Anita Curci


Napoli – Del drammaturgo statunitense Arthur Miller, Erano tutti miei figli, l´opera rappresentata al Mercadante, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, il 17 aprile, in replica fino al 28. Il romanzo, che vinse nel 1947 il Tony Award come migliore testo, è stato portato in scena secondo una metodologia classica, rispettando gli equilibri della scrittura originale e non cedendo a frenesie sceniche come ci si può invece aspettare nelle trasposizioni moderne. Il moderno, o meglio il movente di odiernità, risiede invece nella evidenziazione degli egoismi umani e in quelle manovre di prevaricazione sull´altro per questioni di potere. Niente di più ricorrente nella storia dell´uomo.

E’ lo stesso Rigillo ad affermare: “Questo è un grandissimo testo, il primo che ha consacrato Arthur Miller come autore teatrale, e credo che come tutti i capolavori abbia un’attualità costante e non abbia bisogno di riferimenti specifici alla situazione odierna; Scritto immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha un riferimento in qualche modo molto preciso a quell’epoca ma la corruzione, la spregiudicatezza e il cinismo del magnate dell’industria che vuole arricchirsi a qualunque costo possiamo ritrovarli facilmente anche oggi. In particolare l´industria bellica è responsabile delle stragi in tanti paesi e proprio nel nostro ci troviamo a discutere degli F-35...”

Con la regia di Giuseppe Dipasquale, lo spettacolo rende pienamente l’idea del dramma di una famiglia distrutta dalla predominante contemplazione dei valori materialistici come bene assoluto.

Il tema narrativo è incentrato sulla vicenda di un giovane uomo che scopre il padre colpevole d’aver venduto aerei da guerra difettati al Ministero della Difesa rendendosi in tal modo responsabile di diverse morti, tra cui quella del figlio dato per disperso dalla fine della guerra.

Al termine del secondo e ultimo atto, lo spettacolo prende aria, per uscire da una sorta di monotonia quasi allegorica rispetto al senso di attesa della rivelazione con la quale lo spettatore s’intrattiene appeso al filo di una verità che infine emerge. La stessa verità che conduce il capofamiglia, da sempre immagine di un’autorità traviata e rea, al suicidio.

Insieme ad un fenomenale Mariano Rigillo nella parte del ricco uomo d’affari, sul palcoscenico Filippo Brazzaventre, Annalisa Canfora, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo.

 

19 aprile 2013

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