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Sik Sik – L´artefice magico di Eduardo De Filippo

In una rielaborazione di Pierpaolo Sepe per il Napoli Teatro Festival

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli. Nella sua estrema e apparente semplicità Sik Sik è un testo complesso, stratificato, che si presta a innumerevoli livelli di lettura. In esso ci sono i temi ricorrenti della drammaturgia di Eduardo, che diventano particolarmente evidenti, ad esempio, in La grande Magia, opera successiva e per certi versi più strutturata ma che al personaggio e allo spirito di quell´atto unico deve molto. Sik Sik è metafora del teatro, della finzione, dell´artificio ("artefice magico", appunto), dell´illusione di verità posta in essere da un approssimativo e scalcagnato prestigiatore.  Ma Eduardo, da teatrante viscerale qual era, sapeva bene che tutto questo complesso di finzioni, illusioni, accorgimenti, artifici, è l´unico modo possibile che abbiamo di avvicinarci, come possiamo, ad un´idea di verità. Per questo Sik Sik è uno spettacolo-manifesto. Che non a caso Eduardo considerava tra i più importanti di tutta la sua produzione. Ora, Benedetto Casillo, dopo le due prove affrontate precedentemente, sempre con la regia di Pierpaolo Sepe, nelle quali si è misurato con testi di Beckett e di Ruccello, si trova a confrontarsi con questo piccolo-grande oggetto teatrale tutt´altro che semplice o scontato da maneggiare. Eppure fra i ruoli sostenuti nei tre spettacoli realizzati con Sepe, questo potrebbe sembrare il più adatto, il più vicino alle sue corde recitative. In realtà, proprio per questo motivo, è il più insidioso. Ciò che conta maggiormente in questo testo, infatti, è lasciar intravedere le profondità che si aprono dietro la superficie comica. La regia di Sepe, a questo proposito, gioca sui contrasti. A un Sik Sik naturalistico, pur nei suoi rocamboleschi contorcimenti linguistici, oppone dei comprimari che si affidano ad un´idea di recitazione più astratta, e che, più che interpretare dei personaggi, rievocano degli archetipi. Fa interagire, così, due "modi" del fare teatro, e li chiude, metaforicamente, entrambi in questa cassa-palcoscenico nella quale anche loro, come avviene alla compagna-complice di Sik Sik durante lo spettacolo, restano prigionieri. Perché in ogni caso, il giochetto, per atavica imperizia, è destinato a fallire. Eduardo riprese questo atto unico nel 1979, alla fine della sua carriera. Quasi un suggello. Una chiusura del cerchio del suo percorso teatrale. Di una ricerca durata cinquant´anni (il primo allestimento del Sik Sik è del ´29) che fatalmente torna alle origini. Perché solo alla fine può, in piena consapevolezza, riappropriarsi di quella intuizione originaria. Che contiene il destino del teatrante, e quindi dell´umanità in generale. Nella versione del 1979 Eduardo fece delle variazioni e delle aggiunte. In questa nuova veste leggermente modificata il testo sarà presentato alla prossima edizione di Benevento Città Spettacolo. Quasi a voler ripercorrere in maniera simbolica tutto l´itinerario artistico dell´autore. Ma anche un´occasione perché questo primo nucleo del Sik Sik, visto al Mercadante nell´ambito del Napoli Teatro Festival, cresca e acquisti compattezza, e soprattutto quella profondità di cui si diceva. La scelta di privilegiare un registro grottesco, ben rappresentata dal personaggio di Giorgetta (interpretata da Aida Talliente), così come dalle, volutamente eccessive, caratterizzazioni di Marco Manchisi (Rafele), e Roberto Del Gaudio (Nicola), può essere la strada giusta. Ma deve essere il mezzo (per arrivare al cuore di quest´opera) e non il fine.

17 giugno 2013

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