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"Domando la bisbetica" alla Galleria Toledo fino al 25 novembre

Servizio di Corrado Giardino


Napoli - E´ in scena alla Galleria Toledo dal 20 al 25 novembre "La bisbetica domata" di William Shakespeare, per la regia di Laura Angiulli che, a fine spettacolo, regala al pubblico l´opportunità di porre domande e discorrere vis-à-vis, creando un godibile momento di meta-teatro.

Una drammaturgia fedele al testo originale, quella della regista napoletana, che si arricchisce di potenza scenica grazie alla bravura degli attori e ad un azzeccato guazzabuglio di ruoli e cambi di costume, per chiudersi con il monologo di Caterina, splendidamente interpretata da Alessandra D´Elia, che parla a tutte le donne reggendo una maschera, vero simbolo dell´intera commedia.

Fin dal prologo, infatti, l´ambiguità è la vera protagonista di un´opera che sprizza attualità da ogni battuta, quasi a sottolineare con dialoghi estrosi e ritmi serrati l´eterna contemporaneità di uno degli autori più studiati di sempre. Infatti, seppur disprezzata in passato dal movimento femminista che ne coglieva, forse con eccessiva leggerezza, solo gli elementi più didascalici secondo cui Caterina, vivace intellettualmente al punto da essere un´aliena nella sua epoca, si lascia domare da Petruccio, monumento al maschio brutale, venale e dispotico, capace di frasi che farebbero inorridire qualunque donna emancipata, nella voluta ambiguità della protagonista si cela uno dei doni più delicati che la drammaturgia offra al genere femminile.

Il lavoro della Angiulli è certosino e lascia trapelare, forse anche troppo, proprio questo dono, rendendo la bisbetica domata una vittoriosa e fiera donna innamorata, circondata da un´ambiguità talmente palese, sia nel testo che nella regia, da esaltare vigorosamente l´unica verità senza veli: domare la bisbetica è possibile solo se la bisbetica sceglie il domatore, il che la trasforma automaticamente in dominatrice del domatore.

Tutto il processo è contornato da personaggi che cambiano faccia e da facce che cambiano personaggio, in un sovrapporsi di visi e maschere in cui tutti fingono di essere altro. La scelta dei dialetti e di elementi caratterizzanti offre agli attori che interpretano più ruoli la possibilità di giocare con il proprio essere attori, maschere essi stessi, in un continuo entrare ed uscire che, pur essendo un arduo compito, esalta il ritmo incalzante dei dialoghi ed offre al pubblico una commedia ancor più godibile.

Servi, pretendenti e padri (spassosissime le interpretazioni di Giovanni Battaglia) sono, quindi, il contorno maschile, saporito e schietto, alla storia di una donna fuori dal comune, che arriva al punto di andare contro finanche il buon senso pur di dar ragione al suo padrone, finendo con l´ottenere proprio ciò che vuole, un uomo passionale e capace di tenerle testa, un Petruccio bisbetico da domare che si dichiara vincitore pur essendo il vinto.


23 novembre 2012

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