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"La Cantata dei Pastori" spettacolo con Peppe Barra fino al 6 Gennaio al teatro Trianon

Servizio di Francesco Cafagna

Napoli - Fino al 6 Gennaio al teatro Trianon e´ in scena "La Cantata dei Pastori", opera teatrale scritta e pubblicata sul finire del ´600 da Andrea Perrucci sotto lo pseudonimo di Casimiro Ruggiero Ogone in origine con il titolo del "Il Vero Lume tra l´Ombre" , ovvero la "Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato. L´opera tra diverse versioni e rifacimenti vari si e´ evoluta andando a stravolgere il proposito originale dell´autore, sempre oggetto di rappresentazioni natalizie ma con l´introduzione di battute sempre nuove e l´inclusione di un personaggio che fu acclamato e voluto a furor di popolo alla fine del ´700 con il nome di Sarchiapone.

L´opera infatti nasce, come tutte le opere seicentesche, come un´opera sacra rispettando il rigore religioso che era stato introdotto dalla controriforma, tali opere, scritte da intellettuali ecclesiastici, usavano un linguaggio dotto lontano dal popolo e vicino ad un pubblico colto. Il progetto teatrale venne modificato per attrarre le masse popolari e l´implementazione di personaggi comici era necessaria per rendere volgare e piu´ appetibile la rappresentazione cosi´ che furono introdotti i due personaggi, Razzullo, che nell´attuale cantata e´ interpretato da Peppe Barra e il gia´ citato Sarchiapone interpretato da un esilarante Salvatore Esposito; il sacro e il profano si intrecciano e si sovrappongono fino alla fusione finale dell´adorazione del Bambin Gesu´. L´opera narra le vicissitudini di Giuseppe e Maria nel loro viaggio verso Betlemme , le insidie dei Diavoli e la sconfitta da parte degli Angeli fino all´adorazione dei personaggi presepiali quali pastori , cacciatori e pescatori . La vis comica si manifesta con il personaggio di Razzullo, uno scrivano inviato in palestina per il censimento , affetto da una fame atavica e incapace di svolgere un lavoro stabile; nel suo viaggio e´ accompagnato da Sarchiapone, un barbiere matto in fuga per aver commesso due omicidi. I due personaggi si intrecciano regalando al pubblico comicita´ e risate e rendendo l´opera piu´ fluida e scorrevole, la fisicita´ di Sarchiapone e´ resa suggestiva da un istrionico Salvatore Esposito che piegato sulle gambe per una vistosa gobba , rende il personaggio baricentrale calamitando gli sguardi e l´attenzione crescente del pubblico che ,dimenticando il suo tragico trascorso , si concede ai sui lazzi e alle sue tratteggiate volgarita´ esprimendo un forte consenso ad un personaggio diverso ma che sa farsi amare per la tenerezza dello sguardo e l´ingenuita´ dei ragionamenti autocelebrati attraverso gli occhi strabuzzati e una risata che non ha vergogna di mostrarsi edentula. Il personaggio impera sulla scena e ,come un ribaltamento degli atavici valori, il brutto vince sul bello ,attrae e ci si sente in un rapporto simbiotico forse specchio delle brutture delle nostre anime sofferenti che attraverso l´ironia e il sorriso si liberano dalle catene che le imprigionano e come farfalle diventano leggere e pronte a volare gioiose e serene in un messaggio corale che rappresenta il vero significato del Natale e che in Sarchiapone diventa proiezione collettiva e liberatoria. Per contro Razzullo e´ imprigionato nella sua fame atavica scaltro ma reso sublime da un eccezionale Peppe Barra plastico che gioca con il maestro dell´orchestra e a tratti con il pubblico rendendo interattiva la commedia e ricevendo applausi e consensi da una platea che lontana dall´annoiarsi e´ sempre attenta accettando il ritmo incalzante e le accennate volgarita´. Accompagnano il cammino, in un altro luogo scenografico, i rivali biblici, Asmodeo, interpretato da un poliedrico Giacinto Palmarini che tra piattaforme mobili, musiche inquietanti e luci rosso intenso, domina l´intera scena con voce grave stentorea e infernale e l´Angelo interpretato da una incorruttibile Maria Letizia Gorga che nelle incursioni sceniche brandisce spada e scudo illuminando con i soli riflessi di luce l´intero teatro,e protegge il cammino di Giuseppe e Maria che, seppur protagonisti, sembrano apparire contrastando il caleidoscopico gioco di immagini suoni e luci. I pastori presepiali dal cacciatore al pastore si intrecciano con Razzullo e Sarchiapone fino alla scena finale corale e spettacolare. Lo spettacolo e´ ben equilibrato le scene di Emanuele Luzzati sono semplici e funzionali si alternano servendo i quadri interpretativi; e´ una cantata per tutti coloro che a Natale e dintorni vogliono divertirsi ma soprattutto riscoprire il significato piu´ profondo e sacrale di questo santo giorno.



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(4 gennaio 2012)


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