Sabato, 06 Marzo 2021  
                                                   

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Sala Ichòs di San Giovanni a Teduccio dal 21 al 23 dicembre
Baal“ di Bertold Brecht
Servizio di Marco Catizone

Napoli - Baal, demone di libido, lussurioso spirto dei primordi, regressio animalesca e ferale, d´istinto impulsivo ed ontologico; vera natura d´uomo, ca va sans dire. Brecht, inseguendo il Superuomo nietzschiano, opera in subcoscio, banchetta d´Idealismo, sbranandone lacerti, rimestandone bolo per rifiutarne il distacco passionale, le energie razionali miranti ad indebolir l´uomo, sottraendogli le “energie natural-vitali”. Baal, come profeta Zarathustra; assimila, il poeta, i disvalori d´occidente, le negazioni dell´inconscio, la superna fede nella “terra”, negli istinti; morte a Dio, e “non vi fate sedurre, non esiste ritorno” ; coscienza e morale reprimono il vello ormonale e chimico, enfiando l´istinto teratologico del beluino, che alberga nell´umano; Baal come Lilith, distruttrice e fiera dea della morte (in tal guisa dell´ ”Io”), come “Lulu” di Wedekind, speculare superominide che libera sé stesso nel gorgo di “dis-valori” moderni, eppure. Eppure “siamo stanchi dell´uomo”, perché incapace di civitas appagante, di socialità aggregante, pur orbo di naturale effluvio; uomo castrato da sé stesso, alla ricerca d´una radice oscura, forse negata: opera giovanile, “Baal” è scritto radicale, sulle vicende di poeta beone, umorale, sinistramente dongiovannesco, sottile episteme d´astrazione marxista, ché nell´uomo va ricercato l´uomo. Weltanschauung istintuale che freudianamente son “principi biologici universali”; i quali, compressi, han generato l´inconscio, limaccioso sottobosco di desideri, impulsi auto-castrati, principio edonistico, di piacere, a cozzar contro realtà. La Compagnia della Sala Ichòs di San Giovanni a Teduccio traccia il solco o-scenico d´un subconscio come limen, tra l´istintualità verace, speculare raffronto alla solida consistenza dei vincoli sociali; il Baal di Brecht li dissolve, li soffoca, rutilante satiro, s´attira gli strali dell´auctoritas, s´ammanta di decadentismo decostruttivo per ritrovare la volta d´una libertà possibile, alla recherche d´una felicità promessa, agli uomini tutti. Il desiderio è inestinguibile, sete diuturna d´arsure mai taciute, né appagate: tutto è estremo, l´ingordigia è totale, non appagabile: nella trama vorticosa cadono amanti, donne e uomini, i legami s´infrangono in un transfert collettivo di libido; nel maelstrom cedono i vincoli, i valori. Rigurgiti pagani, annacquamento dell´individualità di natura borghese, per una solipsistica nature che trasmuta lo spiritualismo teutonico (così in voga negli anni della stesura), ribaltandone il senso ed i canoni. Brecht evoca il suo “demone divoratore”, la fiera che sbrana la falsa concordia sociale, riemergendo dal subconscio per nutrirsi d´ostilità: tutto quel che è “divorabile” lo attira: sesso, donne, vino e convivio, la sua ars destruens diviene poetica romantica d´un esteta tres charmant, ossessivo e compulsivo per uomini (siamo nel periodo bellico del ´15-´18) che decantano il proprio tramonto, bramando al contempo l´appagamento materialistico degli istinti vitali, appetiti voraci. Nel verso attoreo rivive il guizzo gioioso e cannibalico d´una figura assoluta, cerbero e molosside che azzanna il senso comune, puntellando la carne viva d´una precarietà declinante, per fiero pasto d´umanità morente; in Baal residuano voluttà erotica e concupiscenza mortifera, si legge l´epitaffio incisivo d´una natura ridotta ad accessorio, il lamento e peana per uno spirito che conobbe il lattiginoso ventre di mater, e ne ritornò infine, di mota ricoperto, dopo salto pindarico nel buio della terra. Compagnia precisa, nel conto onirico d´uno spirito primordiale, su tavole di palco crepuscolare, muscolare, vitale; è ancestrale patto, silente accordo, tra scena e platea. Da riscoprire, un Brecht giovanile.


(26 dicembre 2011)


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