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EDUARDO A NAPOLI DIVISO IN DUE

Tà-kai-Tà di Enzo Moscato. Al Teatro Nuovo fino al 4 novembre

La Grande Magia di Eduardo De Filippo. Regia di Luca De Filippo. Al teatro San Ferdinando fino all´ 11 novembre

Servizio di Antonio Tedesco

Napoli, Teatro San Ferdinando - Eduardo - Parte seconda.
Chi sono, quindi, Otto Marvuglia e Calogero Di Spelta? Eduardo e il suo doppio? L´artefice (magico?) che organizza e allestisce la "grande illusione" e l´uomo che se ne fa carico custodendola gelosamente in una scatola, ben coscio del fatto che quell´illusione esisterà solo fin quando quella scatola resterà rigorosamente chiusa?

Quasi fosse una sorta di Arca dell´Alleanza che una volta aperta potrebbe sprigionare un vuoto magnetico. Un buco nero senza fondo che risucchierebbe ogni cosa.

In quella scatola Calogero crede vi sia racchiusa sua moglie, che l´illusionista Otto Marvuglia ha fatto sparire durante un gioco di prestigio. In realtà la donna, profittando della complicità del mago, è fuggita con l´amante. Ma Calogero non vuole accettare questa amara verità e continuerà a conservare quella scatola senza aprirla, come puro atto di fede. Al punto che neanche il ritorno della moglie in carne e ossa e le implicite ammissioni di Otto Marvuglia, riusciranno a farlo retrocedere dalla sua illusione. I ruoli, dunque, si invertono. Colui che ha subito l´illusione, facendosene carico, si trasforma a sua volta in illusionista. In creatore di mondi nuovi. Mettendo in moto, così, una sorta di catena infinita. E´ in questo  senso che Eduardo sdoppia sé stesso sulla scena. Mette a confronto l´uomo e l´artista. La vita e il teatro. Ben consapevole del fatto che la differenza, in fondo, non esiste. Il personaggio bicipite di cui parlava Strehler. L´aquila a due teste. Tà-kai-tà. Questo e quello. Enzo Moscato e Isa Danieli. Che, in "quell´altro" spettacolo, appunto, si congiungono alla fine in unico grumo di dolore simboleggiato da quel triste catafalco al centro della scena. L´altare dove la vita e la sua rappresentazione si incontrano e celebrano la loro indelebile unione.

Luca De Filippo, nel suo allestimento de La Grande Magia (che Eduardo rappresentò per la prima volta nel 1948, ma senza incontrare grosso favore di pubblico e critica) è molto attento a questo aspetto della rappresentazione. Mantiene scoperto il gioco del teatro, come a spingere lo spettatore a sbirciare cosa c´è dentro quella scatola chiusa. Ma facendo ben attenzione, allo stesso tempo, a non far scattare quel micidiale doppio fondo, lo stesso che maciulla, nelle loro gabbiette, i poveri uccellini che, secondo il "gioco" dell´illusionista, "devono" sparire.  

Una dicotomia insanabile quella tra realtà e illusione che Eduardo viveva dolorosamente sul proprio corpo di artista e di uomo. Se è tutta un´illusione, se il tempo non esiste, perché mi viene fame e sete, perché i miei capelli si fanno bianchi, si chiede Calogero Di Spelta. E chissà che la risposta non stia in quella gabbietta dell´uccellino, o nel catafalco che Enzo Moscato ha posto al centro della scena.

Coerentemente con l´argomento trattato la regia di Luca De Filippo opta per una recitazione decisamente antinaturalistica che, specie nel più movimentato primo tempo, sfiora a tratti i toni della pantomima.

Insieme allo stesso Luca, uno stralunato, cinico ma anche sprovveduto, Otto Marvuglia, un cast, nel complesso, di ottimo livello, con una prestazione davvero notevole, per maturità e misura, di Massimo De Matteo nel ruolo di Calogero Di Spelta.

La platea-mare, così Eduardo l´aveva concepita per questo testo che doveva necessariamente coinvolgere il pubblico infrangendo la "quarta parete", ha seguito con attenzione, fino in fondo, lo spettacolo non breve (due ore e quaranta circa), ma si avverte ancora oggi, come nelle prime rappresentazioni del ´48 e del ´50, che l´argomento è ostico e genera disagio. Pone domande fondamentali a cui nessuno può dare risposta. Ma che generano, comunque, inquietudine e smarrimento, e frenano (devono frenare) gli entusiasmi liberatori. Eduardo ne fece le spese a suo tempo. Luca ha mostrato coraggio a riprovarci oggi.

 

30 ottobre 2012


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