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"La grande magia" un testo del dopoguerra che riporta alla realtà italiana di oggi

Con Luca De Filippo regista e interprete si apre la stagione del Bellini

Servizio di Anita Curci

Napoli - Luca De Filippo apre la stagione del teatro Bellini con "La grande magia", commedia in tre atti, scritta e interpretata da Eduardo nel 1948 e inserita poi nel gruppo di opere chiamate Cantata dei giorni dispari.

In scena fino al 3 novembre, Luca De Filippo con questo lavoro continua l´opera di approfondimento sulla drammaturgia del padre del primo dopoguerra. E alla domanda: come mai la scelta di un testo così impervio e poco conosciuto? Il maestro replica: "L

essi il testo trent´anni fa e mi piacque, poi vidi la messa in scena di Strehler e finì là. Assistendo alla recente rappresentazione dell´opera alla Comédie f

rançaise, mi sono reso conto di quanto la commedia sia bella e attuale.

A renderla più interessante è il fatto che si distanzia dalle altre di Eduardo. Così ho iniziato a pensare al progetto teatrale, anche per inserire un nuovo tassello al mio percorso drammaturgico sul teatro di mio padre".

A chi gli chiedeva cosa aveva voluto dire con "La Grande Magia", Eduardo rispondeva che "la vita è un gioco, e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall´illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede.... Ogni destino è legato ad altri destini in un gran gioco eterno del quale non ci è dato scorgere se non particolari irrilevanti".

Infatti ad emergere nella commedia è proprio il rapporto tra realtà e illusione: il Professor Otto Marvuglia durante uno spettacolo di magia nel lussuoso albergo Metropolitan fa sparire la moglie di Calogero Di Spelta, la quale, volendo incontrare segretamente il suo amante, per sfuggire alla continua sorveglianza del marito, corrompe il mago organizzando il trucco della sua sparizione. L´accordo prevede una assenza di 15 minuti. Ma Marta non rientra più. Marvuglia, che non vuol prendere parte all´imbroglio, per risolvere fa credere al marito che potrà ritrovare la donna solo se aprirà con totale fiducia nella fedeltà di lei la scatola in cui sostiene sia rinchiusa. Ma quando, dopo quattro anni, Marta ritorna pentita, il marito non vuol riconoscerla preferendo l´illusione di una moglie fedele custodita nella scatola di cui ormai non può più separarsi.

Una commedia inquietante, ironica e ancora attualissima. Un testo del dopoguerra che riporta paradossalmente alla realtà italiana di oggi. "E´ così". Ci risponde Luca De Filippo. "Viviamo in un clima di illusione, in un mondo nel quale vogliono farci credere, come in una realtà parallela, cose che non esistono. Ognuno di noi, a causa di una volontà esterna, indossa una benda sugli occhi per non vedere la verità ma percepire solo il miraggio di un mondo che funziona bene, quando invece la sostanza è ben diversa. Il pubblico, a fine spettacolo, applaude comprendendo appieno il senso della rappresentazione. Lo stesso discorso si può fare con Le bugie dalle gambe lunghe portato in scena due anni fa. Eduardo si concentra sulla fase successiva, quella di ricostruzione dell´Italia, sulla vita che riprende, ma già c´è l´accenno alle al malessere, alle ipocrisie e alle speculazioni successive. È lì che incomincia l´illusione in un futuro di gioia e felicità. Quando non è vero niente. Il boom degli anni ´60? Una bolla di sapone".

Entusiasmo nel pubblico di fronte finalmente ad una commedia come si deve. Interpretata secondo tecniche collaudate e che un poco ci mancavano. Eduardo, così concepito, ci mancava. In un teatro ormai alla deriva.

E Luca De Filippo e gli attori che lo hanno affiancato in palcoscenico (tra gli altri Massimo De Matteo, Nicola Di Pinto, Carolina Rosi) ci hanno donato, in questo senso, una boccata di ossigeno.

 

 

 

 

28 ottobre 2013

 

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