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Napoli Teatro Festival Italia

COSA RESTA DI BRECHT?

Di Antonio Tedesco     

Napoli "L´Opera da tre soldi" di Bertolt Brecht e Kurt Weill con Massimo Ranieri e Lina Sastri, Real Albergo dei Poveri  16 luglio 2011. Qualcuno ricorderà un´usanza molto  in voga negli anni Ottanta, quella di indossare i jeans con la giacca blu e, non di rado, la cravatta. Si sarebbe detto solo un innocuo capriccio della moda. E invece era simbolicamente il gesto con cui la borghesia si appropriava di uno degli elementi più rappresentativi della ribellione giovanile sviluppatasi nei decenni precedenti.
E la neutralizzava attraverso un´azione di "normalizzazione" e di omologazione di quello stesso simbolo. Che veniva così svuotato e defraudato di tutta la sua carica eversiva.
Quest´edizione dell´ Opera da tre soldi messa in scena da Luca De Fusco e vista al Real Albergo dei Poveri nell´ambito del Napoli Teatro Festival, è un jeans indossato con la giacca e la cravatta. E queste ultime, la giacca e la cravatta, appunto, sono anche di foggia particolarmente ricercata ed elegante.
Vale a dire che il testo viene utilizzato come un´occasione per dispiegare potenti mezzi produttivi e allestire uno spettacolo "ricco e bello" (ma si potrebbe dire anche opulento e ipertrofico) che però tradisce completamente quello che è lo spirito dell´opera così come l´aveva concepita il suo autore, Bertolt Brecht.
E´ vero che lo stesso drammaturgo tedesco fu colpito, e non certo in maniera positiva, dal successo che lo spettacolo riscosse tra i borghesi del suo tempo, che pure erano il bersaglio della satira che veniva messa in scena.
Se aggiungiamo che negli anni il testo si è affermato come uno dei grandi classici del teatro del Novecento, vediamo come tutti gli intenti eversivi messi in campo dall´autore, e sottolineati dalle immortali musiche di Kurt Weill, si siano man mano svuotati dei loro intenti originali riducendosi a poco più che un sofisticato divertissement, con musiche e movimenti coreografici.
Così, quel teatro borghese che Brecht mise alla porta (non tanto per smontare il teatro in sé, quanto la società che lo esprimeva) rientra dalla finestra e accentua, anzi, i preziosismi calligrafici, trasforma in video installazioni estetizzanti, ma sostanzialmente innocue, i rivoluzionari cartelli didascalici che Brecht metteva in scena e utilizza un "coro" che lungi dall´essere straccione e disperato (in quanto espressione delle umane miserie al di là di ceti e classi sociali) assume i connotati di un gruppetto di belle ragazze in gupière, dalle pose sexy e allusive che sembrano provenire più dagli stacchetti un po´ osé degli odierni  varietà televisivi che dal sottobosco di un´umanità sempre sull´orlo di una totale perdizione. Tra di esse si aggira anche un clone di Charlotte Rempling, nella sua interpretazione de Il Portiere di Notte di Liliana Cavani, in divisa nazista, ma con i seni coperti solo da sottili bretelle, che forse allude al tempo che verrà e fa da trait d´union con le macerie della società dell´immagine e della comunicazione, rappresentata da cumuli di rifiuti tecnologici che sono tra gli elementi principali della scenografia. Il tutto, costumi, scene, trucchi, virato ad una tonalità cromatica che privilegia i grigi e i neri con poche macchie bianche qua e là. Un´atmosfera che allude al dark ma, come per gli elementi scenici, più come maniera estetica che come elemento di critica concreta (e tantomeno graffiante) ai canoni della società contemporanea.
Detto questo, non si può certo tacere che lo spettacolo ha i suoi momenti godibili, legati soprattutto ai  numeri musicali, espressi con arte e mestiere consumati da Massimo Ranieri (Mackie Messer), Lina Sastri (Jenny delle Spelonche) e da tutti gli altri attori-cantanti, tra i quali segnaliamo, almeno, Gaia Aprea, Ugo Maria Morosi, Margherita Di Rauso, e un´ottima Angela Di Matteo, che si sono avvalsi del prezioso supporto dei musicisti del Teatro San Carlo diretti da Francesco Lanzillotta.
Una certa "freddezza" della messa in scena ha reso le tre ore dello spettacolo un tantino gravose.
Brecht, come forse ogni vero artista dovrebbe fare per essere decisamente tale, ha celebrato qui, all´Albergo dei Poveri (luogo che avrebbe molto amato per questa rappresentazione), la sua rovinosa, ma speriamo non definitiva, sconfitta.

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