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Al Nuovo San Carluccio dal 25 dicembre al 6 gennaio l´irriverenza autarchica dei Virtuosi di San Martino divenuti "Capitoni Coraggiosi"

Servizio di Marco Catizone


Napoli -  Consesso proteiforme, chi non conosce ormai il vezzo urticante dei "Virtuosi di San Martino"? ; scartano lacerti di musica e cabaret, brani di rapsodie radicali e tres chic oppur soliloqui d´amblais, di effluvio popolar-populista, irreverente virtuosismo "da camera" per un salotto in campo ligneo, una tavola di palco per sondare le onde procellose ; smargiassi listati a tutto, per satire caustiche al vetriolo, raspando il vero come varva di filosofo, il tutto a contropelo, adusi alla verga (in senso buono ca va sans dire)  e vanga per spalar via luoghi comuni, come fossero scaduta merce, o sottoprodotto intellettuale, paccottiglia sfatta per abuliche menti a consumare tempo ed umore.

La loro natalizia versione è una tombolata a più voci ed una sporta, per "Capitoni Coraggiosi" che prendono il largo in tempi mozzi, solcando il non-sense, irriverenti e scaltri, un cerusico canto per dervisci impuri, alleati e ratti da verve e humour, retti ed allevati al meneghino canto di anime ormai prave, quei Valdi e Gufi, quel bubolare ritmico ed elegiaco, per-versi e sferzanti, una meraviglia: al timone c´è Roberto Del Gaudio, garrincha neapolitano, istrionico e uterino quanto abbasta, pronto a dar vita ai calambours e lazzi "fotonici", scintille d´intellighenzia a sfatar mitopoiesi d´eroi mediali e mediatici moderni, a solleticare attorucoli da consessi minimal e da loft, forse off, a pungolare spretati cardinalacci porporati da sprecar fiato in malabolgia, una carezza a caso a forme fumose di silhouttes e botuliniche soubrette, e poi onorevoli arraffoni, politicanti felini dalle unghie spuntate, registi cult, amanti e tronfi, sbertuccianti liturgie per culturisti della parola, svacantate di senso, mai di sesso (e ci mancherebbe).

Dritti al cuore i Nostri, nel nuovo abbrivo del San Carluccio, come colpo e fendente rapace, e son tanti i capri battuti (al muro?) dai Virtuosi; chincaglierie al nero di seppia per intelletualoidi intagliati nella parva materia dell´apparenza, più che dell´ontologico nesso, scoloriti e sbreccati, ridimensionati a colpi di satira, ricacciati nel botro, borbottanti ed inermi, per di più inutili, ormai stantii. Frattaglie e brani d´arguta e scorretta episteme musical-teatrale, a cuocere sulla graticola d´un borghesismo ormai ridotto all´osso se non ossificato, perso in una stratificazione culturale da wikipedia piccina-picciò, veloce a scorrere, impalpabile al lasso, inafferrabile perché mai ricercata.

Urge palingenesi che contagi le vecchie carni del tessuto socio-mediatico, facendone strali, sbocconcellandone l´ipocrita flatulenza, il ribollire stigio, che ammorba il serbatoio a botte di intellighenzie in divenire: e fortunati i discenti a trovare cattivi docenti irriverenti e sleali come i Nostri, per segnare via maestra, con capi tribù spietati e necessari, nel discernere il senso d´un cannibalico andazzo ripetitivo, quanto ridondante; serve un taglio netto, e allora avanti, di punta e d´attacco! Morte a chi lo merita!;  ai pretazzi, ai dis-onorevoli, ai lecca-cool, oppure a loro vita eterna, se son giusto contrappunto per sadici ridenti come i vacaputanga partenopei (Valdi docet), spiriti totemici per chi non s´accontenta facilmente, ma di continuo ricerca l´essenza, per satira a midollo.


                                                                                                                                           

28 dicembre 2013






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