Giovedì, 04 Marzo 2021  
                                                   

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OSCAR WILDE, IL PROCESSO – progetto e regia di Roberto Azzurro

Castel Capuano, Sala della Regina
Servizio di Maurizio Vitiello

Napoli - Tre anni per un sera d’autore. Tre anni ci sono voluti per “conquistare” per il teatro e per la cultura partenopea, ma non solo, uno spazio civile. Il 4 Gennaio 2012 resterà nella storia del teatro napoletano; a Castel Capuano, nella Saletta della Regina, il “focus” su OSCAR WILDE, IL PROCESSO ha avuto il suo “epicentro legale”. Magnifico il progetto, palpitante la regia e concentrata l’interpretazione di Roberto Azzurro/Oscal Wilde, completamente coinvolto in una “messa in scena” emozionante. Non spalla, ma comprimario il bravissimo Pietro Pignatelli/Edward Carson.

Lo spettacolo teatrale, tratto dall´omonimo libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio (ediz. UbuLibri), che riporta fedelmente gli originali atti processuali, che videro protagonista il grande scrittore britannico, dopo quattro anni di successi di critica e pubblico, è approdato in una vera aula di Tribunale per far rivivere una delle pagine più vergognose della discriminazione omofoba, in un evento unico di straordinario interesse culturale e civile.

In tempi in cui accuse, tabù sociali e violenze non cedono ancora il passo ai valori “dell’accettazione, dell’inclusione e del rispetto reciproci”, l’ironia dissacrante e lo spirito caustico di Wilde rimarcano l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili, assolutamente imprescindibili oggi.

Oscar Wilde fu protagonista di ben tre processi, che lo portarono alla rovina.

Il primo di questi fu intentato da lui stesso ai danni del Marchese di Queensberry che, scoperta la relazione tra suo figlio Alfred e lo scrittore, l’aveva accusato di "posare a sodomita".

A causa delle notizie sulla sua vita privata emerse in questo primo processo, Oscar Wilde verrà in seguito giudicato colpevole del reato di “sodomia” e di “gravi indecenze” e condannato a due anni di lavori forzati.

I verbali dei processi non vennero mai resi pubblici, perché ritenuti scabrosi e compromettenti; si pensavano persi o ben occultati.

Solo nel duemila, l´eccezionale ritrovamento di un manoscritto presso la British Library di Londra ci consente oggi di rivivere parola per parola quell’interrogatorio in cui Wilde diede prova del suo eccezionale acume mentale.

Roberto Azzurro (Oscar Wilde) e Pietro Pignatelli (l’avvocato Edward Carson) ripercorrono i momenti salienti di un interrogatorio, in cui Wilde è costretto a rispondere dei suoi rapporti con omosessuali e ragazzi di vita, e lo fa di volta in volta negando, mentendo, scherzandoci sopra.

E’ quasi un miracolo poter assistere al genio del suo umorismo, nelle vere risposte date al suo inquisitore, nell’espressione massima della grande ironia di un “gigante” della letteratura mondiale, di cui il 30 novembre 2010 sono ricorsi i centodieci anni dalla morte.

Roberto Azzurro ha introiettato chi è stato Oscar Wilde e Pietro Pignatelli rende il senso doloso di un interrogatorio infame.
Oscar Wilde sfida con la sua proverbiale intelligenza, ma è colpito, cede.
Gli atti, ritrovati, regolano il senso della storia e la ferocia antropologica verso un Uomo, un intellettuale.
Roberto Azzurro e Pietro Pignatelli reggono la scena e s’interfacciano da antagonisti agli antipodi mentali.
Roberto Azzurro riesce a essere Wilde, convince la platea che gli ha tributato un sentito omaggio, mentre Pietro Pignatelli riesce a dar corpo al “persecutore” legale e riceve avvertiti segnali di stima.
Bravissimi, da brivido; emozionano; colpiscono.
Su sfumature diverse rendono la storia, la consegnano alla gente d’oggi.
Roberto Azzurro pilota il suo destino a ricercare, crede nel teatro e il teatro crede in lui; Pietro Pignatelli illustra talento, carattere e temperamento in una personalità matura d’attore consumato.

E’ un progetto di tutto rispetto, che ha visto questa volta la scena essere luogo civile; che giri, perché merita teatri e tribunali, territori dell’anima e della giustizia.

 

 

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