Lo Struscio Artistico

“E perché, piuttosto che attendere la frase, anche brillante, dell’uomo della strada, per restarne pensosi, perché non fermarlo questo personaggio innanzi alla vetrina, e polemizzare?

Avanzare cioè la pretesa di abituare il senso di lui (che non visita il salone, o ci si sente a disagio) a vedere e quindi a comprendere, e forse a gustare e quindi a ricercare quanto di nuovo può venire affiorando all’inesauribile atteggiarsi di ogni ritrovata, oppure agognata o appena tentata espressione di quella insopprimibile attività dello spirito umano che si chiama arte?”[1]

di Fedela Procaccini

 

Giunta alla sua XIV edizione, L’Arte in Vetrina è una singolare esposizione artistica che offre a pittori, scultori e fotografi la possibilità di promuovere e far conoscere le proprie creazioni al di fuori del usuale spazio espositivo. Infatti, non saranno gallerie e musei a ospitare le loro opere d’arte ma, come suggerisce il titolo della manifestazione, fungeranno da eccezionale cornice le vetrine dei negozi di Piazza Mercato e di Borgo Orefici a Napoli. L’iniziativa è stata fortemente voluta e seguita negli anni con costante cura dal presidente dell’Associazione di Borgo Sant’Eligio, Enzo Falcone. Numerosi sono stati i negozianti che, nonostante il periodo di crisi che attanaglia il nostro paese, hanno aderito con entusiasmo alla lodevole iniziativa, accogliendo “in casa propria” le opere dei tanti artisti.

L’Arte in vetrina mira ad attrarre gli sguardi dei passanti verso i vetri sfavillanti, nei quali alla mercanzia degli esercenti e agli addobbi natalizi faranno da ricco corredo le opere degli artisti aderenti. Dunque, nella scelta di un’altra dimora museale c’è la volontà di richiamare l’attenzione di un pubblico molto vasto, le persone che quotidianamente attraversano quelle stradine per raggiungere il posto di lavoro, rientrare a casa o che più felicemente si dedicano allo shopping natalizio. La speranza è che questo transito frettoloso, rispondente ai ritmi frenetici del mondo contemporaneo, possa arrestarsi per il piacere di una felice scoperta. Le opere potranno suscitare sentimenti diversi, ma il fine ultimo sarà quello di far conoscere e far amare di più l’arte, un obiettivo che trova come fedeli alleati le meraviglie artistiche dei due quartieri napoletani di epoca angioina.

Se volessimo rintracciare un’origine a questo tipo di mostra dovremmo viaggiare a ritroso nel tempo e giungere nel 1955. In quell’anno, seguendo l’esempio di una simile esperienza torinese, un comitato direttivo, composto da personalità di primo piano del panorama culturale napoletano, come il sovrintendente Bruno Molajoli e il professore Amedeo Maiuri, con il sostegno della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli,  dell’Azienda autonoma Soggiorno Cura e turismo di Napoli e l’Associazione dei Commercianti e rappresentanti di Napoli, inaugurarono un’esposizione nazionale di pittura, scultura ed incisione che allora interessava le vetrine dei negozi commerciali di via Chiaia e di via Roma, strade che per la loro felice collocazione risultano ancora oggi essere il cuore pulsante della città partenopea. In quell’occasione venne scelta come denominazione un’espressione tutta napoletana, quella di “Struscio Artistico”, e capirne il perché è molto semplice.
Queste strade, erano spesso frequentate da una moltitudine di persone, il cui cammino era ricco di piacevoli impedimenti. Artisti di strada, venditori ambulanti rallentavano il passeggio e donavano a quella quotidianità un aspetto pittoresco. Ma il periodo in cui queste due strade si gremivano all’inverosimile di persone era in occasione delle festività pasquali, e più di recente soprattutto natalizie, poiché c’era l’usanza di fare visita alle chiese più importanti della città. In quest’atmosfera di festa tutti indossavano i loro vestiti migliori e facevano sfoggio di preziosi gioielli.
La folla era così accalcata che si finiva per camminare strusciando lentamente i piedi sul selciato, di qui la nascita del termine “struscio”, oppure sposando la tesi di Nicola Zingarelli, derivato dallo strusciare dei lunghi abiti di gala. Salvatore Di Giacomo definì quel transitare a passo lento e cadenzato “lo spettacolo della processione di tutte le toilettes cittadine”, mentre Raffaele Viviani, in una vivace poesia, sottolineò come quella fosse anche l’occasione per le signorine imbellettate di trovare il futuro marito.

Con la mostra dello Struscio Artistico, gli organizzatori vollero che tutti i passanti potessero soffermarsi ad ammirare le vetrine dei numerosi negozi per cogliere in esse il bello di cui divenivano portatori le creazioni degli artisti.

La direzione artistica della XIV edizione dell’L’Arte in Vetrina ha, non solo invitato gli artisti ad aderire con entusiasmo all’esposizione, ma ha voluto presentare dei dipinti di quelli che furono i pittori chiamati ad esporre nel lontano ’55, rivendicheranno con continuità quel loro spazio, questa volta però in una diversa, ma non meno importante e storica, zona di Napoli: Borgo Orefici e Piazza Mercato, quartieri che da secoli legano la propria vita alla forte vocazione commerciale, alla maestria artigiana e al rispetto delle tradizioni tramandate con continuità di padre in figlio.



[1] Struscio artistico: Esposizione nazionale di arte in vetrina, 29 aprile-5 maggio 1955, Mele, Napoli 1955, p.7

 

 

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