Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Nino Scordia ad Amalfi 

di Antonio Porpora Anastasio

 

Nell’estate del 1959 Amalfi ospitò il pittore Nino Scordia (Antonio Scordìa). Del suo passaggio in Costiera sono rimaste alcune tracce ben rappresentative: caricature e disegni su carta – fra cui il profilo di Conca dei Marini visto da Lone (nella foto) –, un piatto di ceramica di straordinaria bellezza e l’imponente pannello ceramico dal titolo Tramonto (cm 100 x 140), attualmente in collezione privata in uno degli interni più esclusivi del versante amalfitano. Quest’ultimo, dalla datazione non chiara, raffigura una scena marina, con scogli, bagnanti, barca e barcaiolo, che ricalca per la composizione e le figure l’opera Bagnanti (cm 150 x 168) del 1951.

Dello Scordia sono reperibili in rete molte notizie e molte immagini; raccomando in particolare l’Archivio Antonio Scordia*, un sito nato nel 2011 e curato dai diretti discendenti.

Nato nel 1918 a Santa Fe (Argentina) da genitori italiani, dopo tre anni Antonio Scordia è in Italia con la famiglia che si stabilisce a Roma. Conclude i suoi studi alla Scuola Libera dell’Accademia di Francia e inizia la sua attività grafica disegnando per quotidiani e settimanali. Militare dal ’39, con la liberazione di Roma riprende il suo lavoro, e nel ’45 espone un primo gruppo di opere alla Galleria del Secolo (nudi, paesaggi, ritratti). Nel ’47 si trasferisce in Argentina dove illustra libri, collabora con quotidiani e riviste, frequenta letterati, artisti e rifugiati politici. Espone in Argentina e in Spagna. Dopo due anni rientra in Europa e soggiorna per molti mesi a Londra e a Parigi. Mostre, premi, riconoscimenti e, nel ’52, è invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia. Segue un periodo di crisi e di profondi ripensamenti; distrugge molte delle sue opere. Riparte dal disegno e abbandona gradualmente la figurazione. Mostre in Brasile, Australia, USA, nord Europa. Viaggi in Egitto e in Spagna. Dal ’60 espone in Sudafrica, USA, Giappone, India e in varie capitali europee. Viaggio in Grecia. Nel ’64 ha una sala personale alla Biennale di Venezia ed espone in Austria. Viaggio e lungo soggiorno a Londra. Nel ’69 collabora con Federico Fellini per la decorazione pittorica nella scenografia del film Satyricon. Mostre antologiche e retrospettive, personali e collettive, in Italia, Austria, Polonia, in Brasile e in India. Viaggio di studio in Iran. Mostre in tutta Italia e in Brasile. Muore a Roma nel 1988. Numerose le esposizioni postume a Roma, Milano e in Sicilia. Sue opere sono presenti nelle collezioni di numerosi musei in Italia e all’estero.

Antonio Scordia ha svolto attività didattica, dagli anni ’70, presso le accademie di belle arti di Napoli e di Roma, e chi ha avuto la fortuna di averlo come maestro (fra questi: Silvio D’Antonio, Francesca Poto, Ermelindo Faralli, Marcello Mariani, Tiziana D’Acchille, Angelomichele Risi) lo ricorda come un uomo signorile, garbato, silenzioso, docente eccezionale, comunicativo, appassionato del socialismo e di sigari.

I giudizi della critica, autorevoli e numerosi, sono tutti più o meno concordi nel suddividere la sua produzione artistica in quattro periodi: l’adesione giovanile ai canoni estetici della Scuola Romana; la fase post-impressionistica/post-cubista; l’avvicinamento all’Action painting; il “colore-immagine” (G.C. Argan) che lui stesso descrive così: “È il colore a possedere una propria qualità di immagine insieme al segno, naturale sfogo di energia”. Tuttavia, al di là dei periodi e delle suggestioni cromatiche, il suo punto forte è il disegno, attività mai abbandonata: “Fin da bambino era un desiderio costante quello di disegnare, una curiosità tremenda per tutto quello che era pittura”. Il giudizio postumo di Lorenza Trucchi: “Credo che egli sia stato quello che ha applicato con maggiore rigore e chiarezza l’insegnamento cezanniano della struttura ed energia e la regola della composizione matissiana: sistemare in maniera decorativa i diversi elementi per esprimere dei sentimenti”. 

Antonio Scordia, cosmopolita, ha avuto la fortuna di appartenere ad una delle “generazioni di mezzo”: ha praticato, osservato, sperimentato, condiviso, utilizzato, abbandonato, elaborato in piena autonomia e senza preoccuparsi di altra coerenza se non quella che doveva a se stesso. Come è noto, il mondo dell’ufficialità culturale non ama le “anime solitarie”, e così capita, per esempio, che il suo nome era fra gli assenti nella grande mostra antologica Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice, allestita nell’estate scorsa sull’isola di Favignana.

Alla luce di tutto questo, c’è da augurarsi che Amalfi e la sua costiera riscoprano quest’artista, schietto rappresentante e sincero interprete della solarità mediterranea.

 

* http://www.archivioantonioscordia.it/index.html

 

Condividi su Facebook