Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Maiori, approdi e naufragi  

di Antonio Porpora Anastasio

 

Fino al prossimo 31 maggio 2015 sarà possibile visitare a Maiori la mostra di arti visive approdi e naufragi - la costruzione dello sguardo per artisti tra XX e XXI secolo. Allestita negli ambienti del piano nobile di Palazzo Mezzacapo a cura di Marco Alfano e Raffaele D’Andria, la mostra è organizzata dal Comune di Maiori e dalla Provincia di Salerno ed è stata inaugurata il 25 ottobre 2014 in occasione della cerimonia commemorativa del LX anniversario dell’alluvione di Salerno del 25-26 ottobre 1954. Maiori, infatti - con Salerno, Cava de’ Tirreni, Vietri sul Mare, Minori e Tramonti -, fu una delle località più colpite dal disastroso evento che, oltre a causare centinaia di vittime e feriti e alcune migliaia di senzatetto, modificò lunghi tratti di costa del salernitano; basti pensare che l’attuale spiaggia di Vietri sul Mare si è formata in quei giorni e quella di Maiori avanzò di decine di metri.

Trentaquattro artisti coinvolti per una settantina di opere espresse nei diversi linguaggi visivi: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video, dalla ceramica alle installazioni ambientali e multimediali.

Il percorso espositivo ha inizio con le pitture di quattro “costaioli della seconda generazione”: Antonio Ferrigno, Luigi Paolillo, Luca Albino e Manfredi Nicoletti; opere provenienti in gran parte dalle collezioni della Pinacoteca Provinciale di Salerno e dello stesso Comune di Maiori. Segue una sezione dedicata alla ceramica, con pezzi importanti di Richard Dölker, Irene Kowaliska e Guido Gambone fino a giungere al contemporaneo Sergio Scognamiglio, discepolo di Ugo Marano (artista al quale la mostra è dedicata), con l’installazione Jo del 2003, un’opera di grandi dimensioni che prevede l’inserimento di elementi naturali locali ad evocare l’equilibrio fra idea e forza vitale presente in ogni creazione, umana e non. Molto opportuno l’inserimento degli artisti di quel Gruppo Salerno ’75 che portò Salerno alla ribalta nell’articolato dibattito sull’arte degli anni ’70: Ugo Marano, rappresentato da un grande Vaso del 2004; Giuseppe Rescigno, presente con un documento fotografico della performance L’oggetto sedia è un’espressione convenzionale, del 1978, ed un trittico del 2014, L’acero e il terebinto; Antonio Davide, uno tra i primi italiani ad interessarsi di installazioni ambientali, di azioni artistiche e di riscrittura morfologica del paesaggio, presente in mostra col progetto Approdo, del 1974, e la “pittografia” Sul Mediterraneo, del 2010.

Del Gruppo Salerno ’75 mi piace ricordare il progetto Carte Napoletane, del 1978, che coinvolse quaranta protagonisti delle arti visive di quegli anni, artisti e intellettuali legati da una comune militanza estetica e culturale. Ricorda Antonio Davide: “L’idea era di giocarsi a carte l’arte contemporanea: una metafora ironica e demistificante dell’uso figurativo dell’arte. Gli artisti chiamati a partecipare erano gli amici del momento ai quali l’idea piacque. Questi risposero con un bozzetto relativo alla carta assegnata. In qualche caso fu lo stesso artista a scegliere il tipo di carta a lui più congeniale”. I risultati, eterogenei ma sempre interessanti, misero in campo provocazione, ironia, divertimento, verità, impegno, delusione, entusiasmo, fantasia, caparbietà, celebrazione, autocelebrazione. E, proprio come in un gioco di carte, in virtù di calcolo, sorte e memoria il bluff prima o poi è scoperto…

La mostra di Maiori è corredata di un maneggevole catalogo, stampato dalle Edizioni De Luca di Salerno, contenente le immagini delle opere in mostra, più altre di riferimento storico-iconico, e numerosi testi fra istituzionali e critici.

Di notevole interesse e utilità per gli studiosi e per chi visita la mostra i testi “Al di là dell’immagine. Dalla Wanderung al Pesce povero” di Raffaele D’Andria, “L’origine della materia. Dai Procida a Giovannino Carrano” di Silvia Pacifico, “Ugo Marano ci abbraccia come al solito” di Pasquale Persico. Degni di menzione “Uno scandaglio profondo” di Massimo Tartaglione e “A margine di un evento e dentro il mutare: del paesaggio e di chi lo abita” di Maria D’Ambrosio.

Per il resto il solito affastellio di parole tratte dal repertorio dell’odierno “cataloghese” che, partendo dal triste assioma secondo cui il valore politico è “oggi necessario in ogni proposta artistica”, rigurgita rimandi, citazioni, paroloni, allusioni interpretative e acrobazie concettuali fuorvianti ed essenzialmente autoreferenziali. Per fortuna, al di fuori della contorta verbosità dei non-artisti, c’è l’opera dell’artista che, quando è concepita con sincerità e non assoggettata a “correntismi”, trasmette al fruitore ciò che deve, e null’altro.

Alla mostra di Maiori, le opere che permettono una connessione silenziosa ed immediata con la volontà oggettivante dei loro realizzatori sono sicuramente la maggioranza e, in tal senso, la visita è una buona possibilità per rendersene conto.

 

11 febbraio 2015

   

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