Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Il campanile solitario di Lone

di Antonio Porpora Anastasio

 

Talvolta, dalla massa dei pellegrini, dei cacciatori di souvenir e dei divoratori di gelati, pizzette, fritture e precotti in gita ad Amalfi, si stacca qualche viaggiatore la cui curiosità va oltre i soliti monumenti, i soliti primati, i soliti sapori. Così, fra le antiche e scomode viuzze alte del paese, o fra quelle lontane delle frazioni, capita talvolta di incontrare viandanti silenziosi ed estasiati, i fruitori di quella naturale bellezza che è la vera forza di Amalfi e della sua costiera. Sì, perché, fatta eccezione per un piccolo numero di attrattive dalle qualità sostanziali, la gran parte dei siti e degli edifici non ha nulla di particolare se non il paesaggio in cui è inserita, un contesto straordinario capace di resistere ai pur energici assalti dell’umano progresso.

Una delle passeggiate più belle nel territorio amalfitano è certamente quella della Via Maestra dei Villaggi che, parallela alla strada statale, in alcuni tratti presenta scorci così intatti che fanno dimenticare il tempo presente.

Nella frazione Lone, in corrispondenza della “Grotta di Lone”, a strapiombo sulla spiaggia “Duoglio”, dall’antica via pedonale parte una larga scala che conduce al piazzale della chiesa della Parrocchia “S. Maria della Natività” per poi confluire, dopo altre rampe, nella Via Tuoro.

Il piazzale è in una posizione ideale per altitudine e apertura visiva sulla parte più nobile e rappresentativa della costiera, ed è lontano dal rumore della civiltà ansiosa e produttiva.

Ebbene, giunti qui ci si trova dinanzi a un fatto insolito: il piccolo campanile è piuttosto distante dalla chiesa. Pochi si chiedono il perché di questa anomalia, anche perché sopraffatti dall’incredibile quiete di quest’angolo meraviglioso, e generalmente si pensa a scelte costruttive, a esigenze acustiche, ma quasi a nessuno viene in mente la vera causa che ha lasciato il campanile orfano dell’originaria chiesa di riferimento.

È una storia che parte da lontano, gli storici locali la raccontano così: “…il borgo di Lone ‘Lonum’; luogo montuoso e scosceso da ogni lato, e soprastante il mare ad una grande elevatezza con pendii ripidissimi. (…) Il littorale poi di questa borgata altro non presenta che alte e minacciose rocce nude e scoscese e ripide falde pietrose, ancor solcate da precipitosi burroni; i quali mostran tuttavia le cicatrici de’ remoti sconvolgimenti avvenuti, che in mille maniere travagliarono questi ingenti massi calcarei” (Matteo Camera, 1881); “Lone, la cui chiesa parrocchiale fondata nel 1202, è dedicata a S. Maria di Montevergine; ma essendo in grave pericolo di crollare, perché poggiata sopra una malferma grotta, se ne sta edificando un’altra; vi è una Confraternita sotto il titolo della Natività di Maria Santissima” (Canonico Luigi M.a Mansi, 1898).

Quindi, verso la fine dell’Ottocento, la chiesetta rupestre fu definitivamente demolita e l’area destinata a cimitero, finché, dopo l’apertura di ulteriori voragini che ingoiarono tombe e resti, nel 1944 quest’ultimo fu trasferito in Contrada Guarracino, dove attualmente si trova.

Siamo, dunque, in presenza di fenomeni geologici di una certa entità dovuti alle particolari caratteristiche fisiche della zona, e le “cicatrici” del costone pericolante, in linea con il campanile e con gli altri punti dove periodicamente si verificano sprofondamenti più o meno evidenti, sono sempre perfettamente visibili da occidente.

Per descrivere gli eventi, riporto quanto scritto nel 1894 dal parroco a S.E. il Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti a Roma: “Sono oltre quattro anni dacché questa devota popolazione di Lone, borgata del Comune di Amalfi, trovasi, si può dire, senza culto della Religione, perché l’unica chiesa di detta borgata, fondata sopra suolo instabile, cominciò a fendersi per tutta la sua lunghezza; e non ostante varie opere di rinforzo fatte fin da 24 anni or sono, il danno proseguì sempre sino a tanto che in seguito ad ispezione del Genio Civile di Salerno, fu riconosciuto pericolosissimo e la chiesa dovette, con ordinanza delle competenti autorità, chiudersi per ragioni di sicurezza pubblica…”, seguono il rinnovo della richiesta di concorso per la costruzione di una nuova chiesa, già inoltrata al precedente Ministro in occasione dello scoprimento della facciata morelliana del Duomo di Amalfi nel giugno 1891, e un nutrito elenco di sottoscrittori, fra i quali troviamo i nomi di Giacomo e Giuseppe Tirabassi, rispettivamente padre e fratello maggiore del musicista Antonio Tirabassi (1882-1947).

La gravità della situazione si evince anche da alcune ordinanze municipali: “…chiudere la chiesa al pubblico culto, perché minaccia crollare, e sortire dall’annessa casa parrocchiale, perché anche cadente, e ciò fra giorni cinque…” (1886); “…il movimento della voragine esistente al di sotto della Chiesa Parrocchiale della borgata Lone, e per lunga zona di spazio, in diversi punti avendo dato segni di un intenso cammino per essersi nella giornata di ieri l’altro avverati due sprofondamenti, l’uno dinanzi alla Chiesa, l’altro sulla via pubblica, e qualche mese fa nella proprietà sottostante di un tal P.V., degli avvallamenti in vaste proporzioni, ha costretto il sottoscritto, nell’interesse della sicurezza dei passanti ad interrompere il passaggio ai viandanti per quella località…” (1891); “…chiudere la predetta Chiesa al pubblico culto, perché riconosciuta in pericolo di crollamento… sloggiare dall’annessa casa parrocchiale, e di non abitarla, né farla abitare da alcuno, perché corre lo stesso pericolo. Tutto ciò fra il termine di ore ventiquattro…” (1895).

Ancora, dalla relazione redatta dall’ingegnere incaricato del progetto della nuova chiesa, da edificarsi “su di un suolo fermo, a poca distanza dalla Chiesa cadente”: “L’abitato di Lone… è rimasto senza Chiesa, perché quella esistente, essendo stata costruita sopra suolo malfermo, cioè sopra taluni massi rocciosi disgregati, con delle caverne sottostanti, da più anni vi si manifestarono delle lesioni per tutta la sua lunghezza, le quali si sono andate progressivamente allargando, minacciando di rovinare tutta la parte orientale della Chiesa stessa, insieme colla Sagrestia, e con la contigua abitazione del Parroco; e tali lesioni fin dall’anno scorso si ampliarono sino al punto che, per ordine dell’Autorità competente, la Chiesa dovette chiudersi per ragioni di sicurezza pubblica… Non poche spese furono fatte per arrestare i danni nella Chiesa, come la costruzione di contrafforti esterni, la demolizione della volta, sostituita da un soffitto piano, per togliere la spinta contro i muri, ecc.; ma furono tutte opere vane, perché, come si è detto, la causa dei danni sta nel suolo malfermo, su cui la Chiesa fu eretta, ed è una causa contro la quale ogni rimedio è risultato inutile…” (1892).

La costruzione della nuova chiesa, quella tutt’oggi esistente, iniziò nel 1893 e la struttura, grazie alla ferma volontà e ai sacrifici personali del parroco, fu ultimata in pochi anni; ma per vederla completa di decorazioni, stucchi e pavimenti si dovette attendere il 1923.

All’interno della chiesa, sull’altare maggiore, è possibile ammirare il pezzo forte dei suoi arredi: una “Mamma Schiavona”, il prezioso dipinto su tavola raffigurante la “Madonna del Latte” restaurato a regola d’arte nel 2005.

Della chiesa duecentesca e del suo campanile non esistono testimonianze visive, perché ricostruiti più volte, mentre della vecchia chiesa prima della sua definitiva demolizione abbiamo una fotografia e dei disegni di Frédéric Bourgeois de Mercey (1805-1860) e di Gonsalvo Carelli (1818-1900).

 

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10 novembre 2014

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