“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Marcella d’Arle, una scrittrice in Costiera

di Antonio Porpora Anastasio

 

Questa volta mi piace dar risonanza a un bell’articolo di Rita Di Lieto sulla scrittrice italo-tedesca Marcella d’Arle, un articolo pubblicato in due puntate, nell’autunno/inverno 2011, fra le pagine di “Comunitando”, il periodico che documenta le attività culturali e comunitarie svolte nell’ambito dell’“Unità Pastorale Lone-Pastena-Pogerola”, frazioni di Amalfi.

Il nome di Marcella d’Arle è fra gli ultimi di quelli degli ospiti illustri della Costiera, di coloro che l’hanno resa famosa con la loro presenza e con le loro opere ad essa ispirate. Infatti, fino a pochi decenni fa ad Amalfi era ancora possibile incontrare artisti e intellettuali quali Gaetano Baglìo, Pasquale e Francesco Galante, Lisa Krugell, Antonio Scordìa, Carlo Alberto Pizzini, Aurel Victor Spachtholz, Gillo Dorfles, Antonio Davide, per citare qualche nome fra quelli “meno noti”. Non si saprà mai se e in che misura queste personalità abbiano avuto influenza nella vita interiore dei giovani locali “meno distratti”, con il loro esempio tanto distante dalle inerti convenzioni dei piccoli centri costieri. Oggi, di personaggi di questo genere se ne incontrano raramente in Costiera, sia per le difficoltà di movimento che il posto rappresenta, sia per la generale indifferenza nei riguardi di tutto ciò che non si riferisca alla televisione, al cinema, allo sport o alle varie forme di potere economico e politico. Insomma, Marcella Lerda-Bochskandl, in arte “d’Arle”, è stata fra le ultime persone sensibili e fortunate che hanno avuto la possibilità di vivere la Costiera prima che divenisse l’attuale corridoio delimitato ad ogni metro da catene, cancelli, strisce blu, divieti, tariffe, regolamenti, davantini, gilè, divise, insegne e motoveicoli in sosta.

Dopo aver vissuto e viaggiato in tutto il mondo, il legame della scrittrice con la Costiera si rinsalda negli anni Sessanta quando si ferma prima a Scala, poi a Pogerola, il villaggio che domina Amalfi dal lato nord-occidentale, dove acquista un terreno ed edifica la sua casetta “dalla meravigliosa vista sul grande mare azzurro”. Chi l’ha conosciuta ricorda la sua presenza familiare, silenziosa, discreta, l’abbigliamento esotico che la identificava subito come una straniera, la sua caratteristica posizione “con la macchina da scrivere sulle ginocchia, sotto l’ombrellone di fronte al mare”.

Marcella d’Arle, nata a Roma nel 1906, era figlia di Giovanni Lerda (1853-1927), piemontese, e Oda Olberg (1872-1955), tedesca. Il padre, giornalista ed editore a Torino, grazie alla frequentazione degli ambienti positivisti e materialisti della città divenne socialista e massone, con tendenze anticlericali di derivazione francese. Quando negli anni ’10 il congresso socialista di Ancona stabilì l’incompatibilità fra l’appartenenza alla Massoneria e al Partito Socialista, il Nostro diede le dimissioni dal PSI. La sua concezione socialista mirava “a difendere l’unità della classe operaia da ogni pericolosa contaminazione col paternalismo delle classi dirigenti borghesi”. Le sue posizioni antimilitariste ed anarchiche fecero nascere il termine “lerdismo”, che definiva la corrente intransigente del PSI. Fu quasi sempre sorvegliato dalla Polizia, più volte denunciato per “eccitamento all’odio di classe” e perseguitato anche dai fascisti. I suoi scritti sono ancora oggi un riferimento per gli studiosi della storia del socialismo europeo. La madre di Marcella era figlia di un alto ufficiale della Marina Tedesca. Divenuta infermiera, fu impressionata dalla miseria in cui vivevano le classi operaie, quindi incominciò a scrivere per dar forma ed espressione al suo impegno sociale e civile. In Italia dal 1896 per ragioni di salute, incontrò Giovanni Lerda e lo sposò l’anno seguente. Collaborava con il quotidiano socialista Avanti! e, con il marito, sosteneva la funzione prioritaria svolta dall’“educazione socialista delle masse”. Dopo la morte del marito si trasferì con le figlie in Austria, dove aiutava gli ebrei ad espatriare. Durante una sua assenza, i nazisti perquisirono il suo appartamento viennese e, trovati dei passaporti falsi, presero Marcella e la chiusero in prigione. Dopo 11 giorni la rilasciarono con l’ordine di rientrare in Italia. Cosciente del pericolo che avrebbe corso in Italia, nel 1934 sposò l’avvocato viennese Karl Bochskandl e divenne cittadina austriaca.

Con queste premesse familiari è facile comprendere il carattere della futura scrittrice, la sua inclinazione alla libertà, all’evasione fantastica, la sua curiosità per le civiltà e per i paesi lontani. Viaggiatrice instancabile, vegetariana, Marcella d’Arle ha conosciuto 5 continenti, fermandosi a lungo nei singoli posti, imparandone usi e linguaggi, respirandone l’autentico spirito e riuscendo a penetrare nei luoghi chiusi ai turisti.

Da alcuni stralci di un’intervista del 1997 rilasciata a Giovanna Providenti, ora disponibili nell’“Enciclopedia delle Donne” on line, leggiamo che: «È stata beduina nel deserto e donna-harem, ricoperta dal velo, nei paesi islamici. Ha abitato per lungo tempo in Arabia Saudita: soprattutto a Jiddah che significa “nonna” e, secondo la leggenda, la nonna di noi tutti è Eva che è sepolta lì. Il motivo dei suoi lunghi soggiorni in questa città è legato al desiderio ossessivo che l’ha accompagnata fino al 1954, quando finalmente, grazie all’intercedere di un principe saudita e all’aiuto di un misterioso religioso, riesce a visitare La Mecca, città proibita ai non musulmani. Ma la pietra nera non l’ha vista e nel tempio non è entrata, per rispetto del luogo sacro. “E poi – confessava – c’è un altro motivo: non era la pietra nera ciò che cercavo. Io credo nella reincarnazione e sono certa di essere morta una volta sulla soglia della Mecca. Volevo semplicemente ritornare sul luogo della mia morte”».

La sua vita è stata avventurosa e, a parte le peripezie dovute alle due guerre mondiali, lei stessa racconta: «…quella di scampare i pericoli, quasi senza conoscerli, è una caratteristica della mia vita. Così è stato quando ho nuotato dall’Africa all’Asia in un mare pieno di pescecani, quando ho attraversato il deserto, quando ho scalato una montagnola dove c’erano delle vipere velenose e quando sono finita in prigione a Palermo per aver cercato il bandito Giuliano fra i dirupi di Montelepre».

Altra naturale e incessante ricerca della scrittrice si svolgeva nelle profondità del suo essere: «Due anni fa mi sono decisa a battezzarmi, speravo che questo mi risolvesse tanti dubbi. Invece il battesimo non mi ha cambiato. Non mi ha dato né più pace né meno bisogno di capire. Speravo che, dopo il battesimo, non avrei più considerato le altre religioni. Ed invece, pur non cercandole, se mi capitano le “mangio”. Del buddismo, per esempio, mi piace la poesia: impari un versetto, lo ripeti e per un po’ te ne senti accompagnata. Ho bisogno della forza della fede, ne ho bisogno per affrontare la morte. Ma non so ancora a quale religione appartenere. Se accettavo l’invito di re Saud a farmi musulmana, chissà…».

Dei suoi numerosi romanzi e racconti per l’infanzia, in lingua italiana e tedesca, mi limito qui a citare i titoli: Lange Farht (1939; La Traversata, 1941); Eva. Mutter der Welt (1941; Eva, madre del mondo, 1942); Auswanderer (1947, Emigranti, seconda edizione di Lange Farht); Reise ins Licht (1947, Viaggio nella luce); Dunkle Kräfte (1948, Forze oscure); Frau unter fremden Frauen (1955, Donna fra donne straniere); Ich war in Mecca (1958, Sono stata alla Mecca); Kadischa. Aus dem Leben eines Berbermädchens (1960; Kadisha, la figlia del deserto, 1982); Drei Mädchen in Salerno (1962; Lilli e il tesoro, 1985); El Harem (1964); Der Bettlerjunge von Tanger (1965; Il piccolo mendicante di Tangeri, 1971); Zelte in der roten Wüste (1970; Tende nel deserto rosso, 1873); Die Herzogin von Amalfi (1979, La Contessa di Amalfi); L’assassina di Cefalù (1979); La metamorfosi di Lady Jane (1981); Le sepolte vive (1986); Il gigante dai piedi d’argilla (1988); Ninfa del Lago (1989); Il mistero della Torre Saracena (1990); Dal Pacifico al Rio delle Amazzoni (1992); La fuga di Antonello (1992); Quattro ragazzi, un veliero e l’Africa (1995); Crociera di lusso (1995); La condannata a morte (1996).

Vedova dagli anni Ottanta, Marcella d’Arle ha vissuto i suoi ultimi anni in grande semplicità a Cave, piccola città nell’entroterra laziale a sud di Roma, dove nel 2001, un anno prima della morte, un incendio distrugge le sue carte, fra cui il manoscritto del suo ultimo romanzo incentrato sull’emblematica figura di Giulia Gonzaga, la bellissima duchessa “eretica” morta a Napoli nel 1566.

 

30 marzo 2014

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